Inferno bianco

Missione Endurance, di Frank Hurley

Quando si narra dei marinai di una volta si parla spesso di “uomini di ferro su navi di legno”, mai espressione è stata tanto appropriata come nel caso del capitano Ernest Shackleton e del suo equipaggio. L’avventura della nave Endurance (1914-1917), se pur fallimentare, è forse la più incredibile nella storia delle esplorazioni di inizio secolo. Incredibili sono anche le foto di Frank Hurley, il fotografo ufficiale della missione: scatti che danno ancora di più l’idea della grandiosità dell’impresa.

di Andrea Zappa
Foto courtesy Nutrimenti / Frank Hurley

L’Endurance non raggiunse mai le coste antartiche. L’obiettivo della missione era di navigare attraverso il Mare di Weddell (Oceano Atlantico) fino al continente bianco, sbarcare e raggiungere con le slitte, passando per il Polo Sud, il Mare di Ross (Oceano Pacifico), dove, una seconda nave, l’Aurora, avrebbe dovuto recuperare l’intera spedizione. Purtroppo il tre alberi di 44 metri rimase imprigionato tra i ghiacci andando così alla deriva per mesi, sino a quando il 21 novembre del 1915 la nave venne letteralmente sbriciolata dalla morsa dei ghiacci, costringendo Shackleton e i suoi a un’estenuante lotta per la sopravvivenza. Il comandante porterà in salvo tutti i suoi uomini. Il 9 agosto 1914 Shackleton parte da Plymouth, Inghilterra, con 28 uomini, 69 cani e un gatto, Mrs Chippy. A dicembre l’Endurance si trova a fare rotta nel Mare di Weddell, ma la nave incontra quasi subito il pack (strato di ghiaccio derivato dallo sgretolamento della banchisa) e la missione si rivela un’estenuante ricerca di spazi d’acqua navigabili. Cinque settimane di inferno bianco, dove gli uomini, per avanzare, sono costretti a sbarcare e rompere con seghe e picconi il ghiaccio. Il 19 gennaio 1915, non c’è più nulla da fare, l’Endurance si ritrova completamente imprigionata. A maggio, oltre che dal ghiaccio gli uomini di Shackleton vengono avvolti anche dal buio del lungo inverno australe: le ore di luce sono solo due. La temperatura esterna si aggira attorno a -25° C. La pressione del pack è elevata, la nave inizia a gemere e a torcersi e lo scafo viene sfondato dal ghiaccio. Il 27 ottobre Shackleton è costretto a dare l’ordine di abbandonare la nave. Ora c’è solo una cosa da fare, tornare a casa trascinando sul ghiaccio le tre scialuppe di sette metri salvatedall’inabissamento della nave avvenuto a novembre. I crepacci e i taglienti Blizzard (le tempeste di neve) rendono l’avanzamento impossibile: solo 18 chilometri in una settimana. L’idea viene abbandonata e si decide di fare campo e aspettare la frantumazione del ghiaccio. Le provviste iniziano a scarseggiare e gli uomini per sopravvivere devono abbattere i cani da slitta. A inizio aprile l’equipaggio si divide sulle tre scialuppe e abbandona finalmente il pack. Dopo circa una settimana di navigazione, il 14 aprile 1916, Shackleton e i suoi sbarcano sull’isola di Elephant: uno “scoglio” inospitale ricoperto di neve e ghiaccio, fuori da qualsiasi rotta. Lì non li troveranno mai. L’unica possibilità per non morire di stenti è tentare di raggiungere con una delle scialuppe una stazione baleniera della Georgia del Sud a circa 800 miglia nautiche (1.400 km in uno dei mari più tempestosi al mondo). Il 24 aprile 1916 Shackleton parte con cinque uomini. L’equipaggio sfida a forza di remi e con una piccola vela le grandi onde dello Stretto di Drake, il 9 maggio la scialuppa tocca nuovamente terra, concludendo una delle più temerarie navigazioni della storia. Ma la costa raggiunta è quella sbagliata. La stazione baleniera è sull’altro lato dell’isola. A questo punto Shackleton, Worsley e Tom Crean decidono di tentare la scalata delle montagne ghiacciate che li separano dalla costa abitata. Riescono nell’impresa e i balenieri di Stromness li accolgono increduli. Una volta in salvo Shackleton inizia a organizzare una spedizione di soccorso per il recupero degli altri marinai. Soltanto però al quarto tentativo, a bordo di una nave militare cilena, riuscirà a raggiungere nuovamente i suoi uomini. È il 30 agosto 1916.

 

L’OCCHIO DI HURLEY

Shackleton in Antartide è il volume fotografico, edito da Nutrimenti (pp.288 – 29 euro), sulla leggendaria spedizione dell’Endurance. Il libro raccoglie più di 200 fotografie che Frank Hurley scattò durante i due anni che trascorse sul pack prima e su Elephant Island poi, come membro della missione. Nonostante fosse stato costretto ad abbandonare gran parte delle attrezzature Hurley continuò il suo lavoro sino alla fine, documentando un’eccezionale impresa che, senza quelle foto, sarebbe stata forse dimenticata.

www.nutrimenti.net

 

Portfolio pubblicato su Club Milano 11, novembre – dicembre 2012. 

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