Via la cultura dal centro

Libreria del Mondo Offeso

Librerie che chiudono. Altre, storiche, che passano al web. Alcune si spostano. E se questi cambiamenti segnassero semplicemente una rinascita della cultura in periferia?

di Simone Zeni 

Non è certo un momento felice per l’editoria. Anche per le librerie milanesi è giunta l’ora di fare i conti con crisi, scarse vendite, affitti spesso troppo cari. Ed è così che due delle più importanti librerie della Milano che legge hanno traslocato dalleloro sedi storiche: Utopia, dopo trentasei anni di attività nella sede di via Moscova, all’angolo con largo La Foppa, si è trasferita in via Vallazze, zona Città Studi; la libreria Del Mondo Offeso di Laura Ligresti, con una storia più recente che non le ha impedito di imporsi nel panorama cittadino, lascia i locali di corso Garibaldi per riaprire in via Cesare Cesariano. “È terribile – dice lo scrittore Matteo B. Bianchi – Il centro si sta trasformando in un’oasi sempre più commerciale e sempre meno culturale, basta girare nei dintorni del Duomo: si possono acquistare solo vestiti. L’idea che una libreria scompaia e al suo posto spunti l’ennesimo megastore mi gela il sangue”. Altre librerie del centro hanno dovuto prendere decisioni ben più drastiche: quella gay-friendly Babele, che dopo una prima chiusura delle sede in zona Cadorna aveva riaperto in viale Regina Giovanna, nel 2012 ha chiuso per diventare uno store online, mentre la Hoepli, tra le più grandi e prestigiose librerie d’Europa, ha appena messo in cassa integrazione i suoi 60 librai. Continua Matteo B. Bianchi: “Le librerie indipendenti sono fondamentali perché offrono un approccio personale che le grandi catene non possono fornire. Un libraio che ti conosce, che sa capire i tuoi gusti e consigliarti, è preziosissimo, e questo il cliente lo percepisce. Quando ero uno studente universitario a Pavia andavo in una piccola libreria accanto alla mensa. All’epoca cominciavo a interessarmi alla giovane narrativa italiana e ho avuto la fortuna di imbattermi nella persona ideale, che mi ha indicato tutta una serie di letture fondamentali. Ho un debito formativo enorme nei confronti di questo libraio perduto nel tempo”. In questo senso però, il decentramento delle due librerie potrebbe essere persino un cambiamento positivo: non solo continueranno a vivere, ma potrebbero divenire il fulcro culturale delle zona in cui si sono spostati. Ne è un esempio la piccola e accogliente …Il Mio Libro, aperta dal 2010 in via Sannio (zona Piazzale Lodi), che è diventata un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, “Mi hanno adottata. È bellissimo!”, afferma la titolare Cristina Di Canio: “Mi sento parte di una famiglia a tal punto che, rimanendo aperta in pausa pranzo, capita di organizzarsi con i clienti e di pranzare insieme in libreria. Una sorta di pic-nic tra gli scaffali. E se entra qualcuno? Beh, può favorire! Qui si trova tutto ciò che non è «mega». Non ci sono megaspazi, megapromozioni e certamente non c’è megafretta di chiudere la vendita”. La libreria diventa un luogo da frequentare quindi oltre all’acquisto, …Il MioLibro organizza numerosi incontri, aperitivi con gli autori, eventi e anche corsi di scrittura creativa, svolgendo un vero servizio alla città. Continua la proprietaria: “Tutto qui si svolge in un clima assolutamente amichevole e famigliare. Non è più «Andiamo in libreria» ma «Andiamo da Cristina». Ci si chiama per nome, ci si racconta quello che  succede. E questo non solo con i clienti ma anche con gli autori che poi diventano amici». Ad aspettarsi molto dal quartiere e a sperare per il meglio per questo grande cambiamento è Lucio Morawetz, titolare della libreria Utopia, che asserisce senza indugio: “Siamo all’inizio di un’avventura entusiasmante, è come quando si conosce un nuovo amore”, anche se non nasconde il proprio rammarico: “Alla fine del 2012, dopo un anno molto difficile, ho pensato che l’unica maniera per continuare il nostro lavoro fosse tagliare alcuni costi fissi, in particolare l’affitto che a causa del calo del fatturato era diventato molto difficile da pagare. La vecchia sede ci mancherà, era una parte di noi”. Che sia forse un bene per le zone in cui la libreria Del Mondo Offeso e Utopia hanno aperto, certo è possibile, ma un problema di fondo c’è e lo riassume bene proprio Morawetz:“Nel complesso rimane un fenomeno triste, un segno dei tempi inquietante. Se il centro delle città espelle la cultura, visto che sono in crisi anche biblioteche, cinema, teatri e musei, non si tratta di un dilemma personale di un imprenditore velleitario quale potrei essere io, ma di un grave problema politico”. Il messaggio è chiaro. Speriamo che la politica senta.

 

Articolo di Simone Zeni, pubblicato su Club Milano 14, maggio – giugno 2013. Clicca qui per sfogliare il magazine. Foto in apertura: Libreria del Mondo Offeso, via Cesare Cesariano, 7.

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