La città che tocca il cielo

Singapore di Andrea Zappa

Molti la definiscono la piccola Svizzera asiatica: ordine, moda e business sono le tre parole che governano Singapore. Un’avveniristica città-stato che, pur essendo il quarto centro finanziario del mondo, mantiene in alcuni quartieri un fascino antico e multietnico, una meta ideale per chi vuole prolungare il proprio stopover tra Occidente e Oriente.

Testo e foto di Andrea Zappa

Cristallo e cemento emergono dalla foresta tropicale in un susseguirsi di geometriche proiezioni architettoniche che tentano di toccare il cielo: questo è lo spettacolo che Singapore offre a chi si appresta ad atterrare presso il suo Changi International Airport.
La città, che ospita le sedi di quasi 200 banche e il cui porto contende a quello di Rotterdam il primato per il trafficato navale, rappresenta una delle più moderne e ricche metropoli d’Oriente. Qui, ai piedi dei grattaceli del Central Business District, il cuore pulsante di Singapore, la parola d’ordine è efficienza: le strade sono intonse, treni e bus spaccano il secondo e il traffico, anche quello pedonale, è perfettamente regolato. Da queste parti se si attraversa fuori dalle strisce si rischia di essere multati. Ai giardini ben curati si alternano profondi cantieri a cielo aperto in cui un formicaio di operai si adopera per costruire qualche nuova cattedrale del denaro o giganteschi centri commerciali dalle infinite scale mobili. Veri e propri templi del dio shopping. Per chi professa questa religione, Orchard Road è il “cammino di Santiago” ideale, una lunga via che ospita le firme più prestigiose della moda internazionale.
Ma il fascino della città non si ritrova esclusivamente nella moderna manifestazione della sua crescita economica, allontanandosi infatti dalle vie principali, la tradizione e la cultura locale sembrano ritrovare spazio nei distretti di Chinatown, Little India e Arabian Street. Il quartiere cinese si anima soprattutto la sera, dove i caratteristici lumini rossi fanno da soffitto a un caotico manto di bancarelle in cui viene venduta la qualunque.
Una volta di fronte al variopinto e ultradecorato Sri Mariamman Temple, il più antico tempio hindu di Singapore, situato per assurdo proprio a Chinatown, vi verrà voglia di visitare la vicina Little India: un vero mondo parallelo fortemente legato agli antichi costumi. Chi subisce il fascino di questa cultura e cerca trattamenti di bellezza tradizionali, oggetti antichi ed è appassionato di astrologia, dovrà semplicemente farsi guidare dall’odore di incenso misto a curry attraverso Clive Street, Dunlop Street e Campbell Lane.
Ideale per riprendersi dal viaggio in aereo una passeggiata nell’incredibile natura del Singapore Botanic Garden, un polmone verde di 52 ettari, ultima rappresentanza di quella foresta pluviale che un tempo ricopriva l’intera isola. Durante la notte le piante vengono illuminate creando un’atmosfera surreale. Da non perdere anche il National Orchid Garden, che vanta una tra le più importanti collezioni al mondo di orchidee. Pernon farsi mancare nulla, la prima domenica di ogni mese, i giardini ospitano concerti all’aperto presso lo Shaw Foundation Symphony Stage. Singapore, nonostante sia una città dal forte spirito imprenditoriale, rivolge molta attenzione all’arte nelle sue forme più diverse. Emblema culturale di questa passione è l’avveniristico complesso multimediale Esplanade che si affaccia su Marina Bay. Una struttura con due gigantesche cupole a forma di armadillo che racchiude cinque auditorium e numerosi altri spazi per esibizioni e concerti.
Forse, più che di giorno, è la notte che veste Singapore di un fascino tutto particolare. Lo skyline dei grattacieli illuminati, infatti, obbliga la maggior parte del tempo a camminare con il naso rivolto verso il cielo. La dedizione al lavoro e la disciplina che caratterizza di giorno gli abitanti si trasforma di notte nella voglia di fare festa. Boat Quay, lungo le sponde del Singapore River, è una delle aree più vivaci della città, gremita di ristoranti e locali notturni. Una volta sul lungo fiume c’è solo l’imbarazzo della scelta: potete gustare un cocktail sullo scintillante bancone di vetro del Bar Opiume, ascoltare jazz al BQ Bar o decidere di gustare un menu sofisticato, misto di piatti vietnamiti, cambogiani e laotiani all’elegante Indochine Waterfront. Se invece non sopportate la caotica Boat Quay e volete una cena ricercata, godendo di una vista mozzafiato sulla città, prenotate un tavolo all’Equinox Restaurant in cima allo Swissôtel The Stamford.
Ma se alla “movida singaporeña” preferite un relax sobrio e dallo stile coloniale, non vi resta che prenotare una camera presso il leggendario Raffles Hotel. L’elegante albergo ha dato dimora ai più famosi scrittori e avventurieri del Novecento che giungevano a Singapore per andare poi alla scoperta del sud-est asiatico. Passeggiarono per le sue verande piene di verde nomi del calibro di Joseph Conrad, Herman Hesse, Rudyard Kipling e molti altri. Sempre qui, a fine Ottocento il barman Ngiam Tong Boon, inventò il Singapore Sling, il famoso cocktail a base di gin, cherry brandy, succo di limone, angostura e cointreau, tra le cui spire si perdono ormai da tempo i pensieri dei viaggiatori di ogni epoca.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 13, marzo – aprile 2013. Clicca qui per sfogliare il magazine.
Foto in apertura: Il suggestivo skyline del Central Business District di Singapore.

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