Affrontando le rapide

Grand Canyon Colorado

L’uomo è sempre stato legato all’acqua e al suo scorrere. Se in passato questo legame era strettamente vincolato a questioni di sostentamento e trasporto, oggi viene vissuto in modo più ludico e sportivo. Un rapporto antico che spesso può essere alimentato tenendo una pagaia in mano, meglio se per cornice si ha il Grand Canyon e il fiume si chiama Colorado.

di Andrea Zappa

Le sue curve, i rumori, così come la sua forza alternata alla calma, rendono il Colorado uno dei corsi d’acqua più affascinanti al mondo. Dalla sorgente si snoda attraverso gli Stati Uniti occidentali per oltre 2 mila chilometri. Un’alternanza di suggestivi paesaggi che culmina quando il fiume scioglie le sue spire tra le imponenti gole del Grand Canyon in Arizona. Ci sono molti modi per viverne la magia, da quello puramente contemplativo, magari dall’alto, raggiungendo la cima delle gole in auto – da non perdere l’Horseshoe Bend, un’incredibile ansa a forma di ferro di cavallo nei pressi della cittadina di Page – oppure per più giorni, a bordo di maxi gommoni, direttamente a contatto con l’acqua viva. Non a caso, con una portata media di circa 620 m³/s, il fiume rappresenta, insieme allo Zambesi in Africa, l’Everest per i rafter e i canoisti più ardimentosi. La portata d’acqua impressionante in alcuni periodi dell’anno genera onde dalle dimensioni quasi “oceaniche” che misurano diversi metri.
Senza dover essere dei super sportivi, numerose agenzie specializzate organizzano, a seconda dei tratti del fiume, discese abbordabili per i più, che durano di solito dai due ai sei giorni. È richiesto solo un po’ di spirito di adattamento, una buona acquaticità e voglia di stare in gruppo. I gommoni accolgono da un minimo di quattro/sei membri di equipaggio con la guida (lunghi circa 5 metri), fino a superare anche la dozzina di persone, nel caso di quelli più grandi, detti J-ring (10 metri), dotati di motore fuoribordo. I bagagli personali sono mantenuti asciutti all’interno di contenitori a chiusura stagna caricati sul battello stesso insieme alle vettovaglie. Nell’arco della giornata la navigazione prevede diverse soste per ammirare la millenaria bellezza del Grand Canyon National Park, per fare poi campo la sera, accendendo il fuoco su qualche spiaggia, mettendosi in cerchio con le tende sotto le stelle, come facevano gli antichi pionieri.
Fin dal 1961 la Western River Expedition organizza tutto questo e conosce ogni “litro d’acqua” del fiume: tra i vari pacchetti che propone, il più interessante è sicuramente il Grand Canyon Rafting 6&7 Trip, durante il quale si naviga per 188 miglia (1 miglio = 1,6 Km), imbarcandosi nei pressi di Las Vegas in Nevada e raggiungendo Marble Canyon in Arizona. Gli aspiranti rafter devono avere minimo 12 anni e salgono a bordo di maxi gommoni motorizzati in grado di affrontare in totale sicurezza qualsiasi mulinello. Il prezzo a persona si aggira tra i 2.600 e i 2.870 dollari. Chi invece vuole sfidare le rapide solo con la forza dei remi, la Colorado River & Trail Expeditions, suggerisce l’escursione di due giorni Westwater Canyon, definita del National Geographic USA: “The world’s best short whitewater trip”. I partecipanti si misurano con rapide di classe internazionale III e IV (il massimo grado è VI) per una cifra di 450 dollari. Coloro che oltre all’esperienza di navigare lungo il fiume desiderano anche misurarsi in un trekking nel Canyon, possono scegliere il pacchetto di cinque (1.350 dollari) o di quindici giorni (3.495 dollari) proposto dalla Grand Canyon Whitewater. Vivere il corso del fiume anche a piedi vuol dire, come suggeriscono sulla loro pagina web, venire a conoscenza con la vera essenza del Grand Canyon.
Una leggenda tra le guide fluviali è Rob Elliott, che da più di 40 anni vive con una pagaia in mano ed è il fondatore dell’Arizona Raft Adventures. Salire in gommone con lui ti garantisce la scoperta dei segreti di qualsiasi rapida e ansa. L’agenzia offre spedizioni dai 6 ai 16 giorni a partire da 1.900 dollari che si sviluppano su percorsi di 89, 137 e 226 miglia. Se non amate sentire in un contesto del genere il rumore del motore, potete scegliere i battelli definiti “oar raft”, cioè dotati di una coppia di remi lunghi centrali gestiti dalla guida oppure i “paddle raft”, in cui ogni componente dell’equipaggio contribuisce con la propria pagaia e forza di braccia a dare la direzione al gommone. Ora non vi resta che decidere per quanti giorni volete confrontarvi con l’acqua viva di quello che un tempo veniva chiamato il “Grande Fiume”.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 15, luglio – agosto 2013. Clicca qui per sfogliare il magazine. Foto courtesy Western River Expedition.

Commenti

commenti

Be first to comment