L’universo oscuro

Nick Cave & The Bad Seeds

Il concerto di Nick Cave & The Bad Seeds di Milano è sold out da settimane: del resto, da oltre 30 anni, il cantautore e la sua band trascinano chi li ascolta in un mondo notturno e viscerale, in bilico tra poesia e puro rock.

di Samantha Colombo | 27 novembre 2013

Sono occorsi cinque anni a Nick Cave per plasmare un nuovo disco con i Bad Seeds ma, nell’attesa di dare alle stampe  Push The Sky Away, non è stato certo immobile ad aspettare l’ispirazione, tra colonne sonore, libri e progetti paralleli.
Del resto, da oltre 30 anni il cantautore australiano (ma inglese d’adozione) è protagonista instancabile della scena musicale… e non solo. Sono passati tre decenni dalle sperimentazioni abrasive firmate Boys Next Door e Birthday Party, dal soggiorno a Berlino Ovest durante il quale inizia il lungo sodalizio artistico con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten e persino dal  debutto con i Bad Seeds, nel disco From Her To Eternity, del 1984. Sul palco con Nick Cave, allora come oggi, Warren Ellis, geniale polistrumentista che lo accompagna nelle sue escursioni sonore fuori dai territori di genere, formando poco tempo fa persino un altro gruppo, i Grinderman, in grado di divorare i palchi di entrambi gli emisferi con lo stesso entusiasmo di una band esordiente, ma con le dimestichezza tecnica e la presenza scenica delle grandi icone.
Nick Cave non è difatti solo un musicista prolifico, ma si immerge anche nel cinema, tra le colonne sonore de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, La strada, pellicola tratta dal romanzo di Cormac McCarty, e il recente Lawless. Nondimeno, Cave non si fa intimorire dalle collaborazioni con personaggi antitetici, basti pensare alla diafana Kylie Minogue e alla magnetica P.J. Harvey.
La sua musica è una fusione oscura e lacerante di poesia e melodia, in grado di travalicare i confini di genere: dagli accordi grezzi del post punk alla visceralità del blues, senza disdegnare le ballate americane e sconfinare nell’elettronica. Un artista a tutto tondo che, in questi anni, ha trovato il tempo per dar corpo anche quattro libri: i due volumi di King Ink (rarità librarie fuori catalogo, persino in lingua originale), E l’asina vide l’angelo e l’ultimo La morte di Bunny Munro, presentato con coinvolgenti reading nei teatri in giro per l’Europa.
Il suo occhio azzurro cielo è uno sguardo intenso sul mondo intorno accompagnato da una profonda introspezione, la sua apparente pacatezza deflagra in esibizioni che  rubano il tempo a ogni battito cardiaco di chi ha la fortuna di assistervi.
In questo inverno freddo, Nick Cave torna in Italia con i Bad Seeds per tre date: questa sera, il 27 novembre, all’Auditorium di Roma, il 28 all’Alcatraz di Milano e il 29 al Paladozza di Bologna. Tre occasioni per essere al cospetto di un monolito della musica degli ultimi decenni, unico, viscerale e irrefrenabile, mai scalfito e bensì rinvigorito dallo scorrere del tempo.

 

Foto in apertura di Cat Stevens.

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