Se il Naviglio torna in città…

Naviglio San Marco

Presentato lo studio di fattibilità del Politecnico per la riapertura dei Navigli in centro città. Un sogno non impossibile e allo stesso tempo una grande opportunità per una Milano più vivibile e più bella.

di Alessandro Cossu | 11 dicembre 2013

C’era una volta una Milano sull’acqua, la città delle chiuse di Leonardo da Vinci, dei romantici scenari della pittura lombarda del Sette-Ottocento e del marmo di Candoglia trasportato via canale all’ombra del Duomo in costruzione. Poi, all’inizio del secolo scorso arrivarono le automobili e con esse nuove esigenze viabilistiche, oltre che igieniche: per rispondere al richiamo del progresso, Milano smise di specchiarsi nell’acqua, sacrificando alla modernità gran parte del proprio fascino più caratteristico.
Oggi, dell’originario sistema dei Navigli, risalente addirittura al XII secolo, ben poco rimane in città. Eppure, le vie d’acqua meneghine continuano a catturare lo sguardo (e il cuore) delle migliaia di milanesi e di turisti che ogni giorno popolano le alzaie del Naviglio Maggiore e del Naviglio Pavese o di chi si ritrova a passeggiare per le tranquille rive della Martesana, malinconico retaggio di una Milano fuori dal tempo e ancora a misura d’uomo.
Il sogno di vedere ripristinata la cerchia dei Navigli non ha però mai abbandonato i milanesi, come conferma il 95% di cittadini che in uno dei referendum ambientalisti del 2011 ha votato a favore del recupero delle storiche vie d’acqua. Oggi, dopo quasi un secolo di assenza dai piani urbanistici del comune e nell’ambito degli interventi per Expo 2015, il Politecnico ha presentato al pubblico il progetto di fattibilità per la riapertura dei Navigli in città: coordinato dal professore Antonello Boatti, lo studio riguarda la creazione di un’unica via d’acqua dal Lago Maggiore all’Adriatico e di un percorso di piste ciclabili dall’Adda al Ticino e al Po che, attraverso il recupero dello storico tracciato ottocentesco dei Navigli e la riscoperta della Darsena come porto cittadino, garantirebbe alla città nuove opportunità in termini di riduzione del traffico e attrattiva turistica. Un progetto ambizioso e sicuramente a lungo termine che, libero da qualsiasi nostalgia per un passato ormai irrecuperabile, punta dritto al futuro, inserendosi su una strada già tracciata negli ultimi anni da Ecopass e da Area C, in direzione di una maggiore vivibilità e sostenibilità ambientale.
Gli esempi illustrati durante la presentazione dello studio (via Melchiorre Gioia, via Francesco Sforza e via Conca del Naviglio) hanno evidenziato le possibili soluzioni ai problemi connessi al traffico e alla presenza, in queste aree, della metropolitana e di sottoservizi, mentre ulteriori indagini stanno dimostrando la sostenibilità idraulica, idrologica e idrogeologica del progetto.
Possiamo dunque sognare una Milano come Amsterdam o Venezia? Difficile a dirsi quando, pur tralasciando i notevoli disagi che un’opera di tale complessità porterebbe inevitabilmente con sé, rimane ancora da superare lo scoglio principale, quello finanziario. Il progetto dovrà infatti fare i conti con i diktat dell’economia, soprattutto considerando i 90 milioni di euro di investimento per la tanto criticata Via d’acqua di Expo 2015. E per quanto sperare non costi nulla, è duro ammetterlo, ma i soldi non sono fatti della stessa sostanza dei sogni.

 

Foto in apertura: rendering di Via San Marco, del Politecnico di Milano.

Commenti

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4 Comments

  • Rispondi febbraio 8, 2014

    klement

    Un sogno che si può fare solo vedendo troppi cartoni animati sulla macchina del tempo. E un delirio di tornare alle origini, come Pol Pot che voleva rifare l’antico impero Khmer. Visto che parlate di Venezia, non dimenticate che perfino lì c’è qualche Rio Terà. Il preteso recupero della storia vuole cancellare le stratificazioni. Una volta in ballo si balla.

    Risistemate i navigli ancora esistenti, e sarà già moltissimo.

    • Rispondi febbraio 10, 2014

      Club Milano

      Hai ragione, Klement: di cose da sistemare nei nostri navigli ce ne sono anche troppe ed è proprio da lì che bisogna partire. D’altra parte, non possiamo rinunciare al diritto di immaginare una città più bella e più vivibile, anche se questo vuol dire guardare al passato, che poi troppo lontano non è: impossibile o meno, sognare (perché per ora solo di questo si tratta) non ha mai fatto male a nessuno.

  • Rispondi marzo 1, 2014

    klement

    Magari si potrebbe invece inserire nei tunnel delle nuove metropolitane un torrentello artificiale ai lati delle banchine, che ricordi i navigli sottoterra

  • Rispondi aprile 1, 2014

    lorenzo ferruccio giacomo berra

    spero che i progetto del politecnico si realizzi,ma questa giunta non riuscira a farlo

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