Il tormento e l’estasi di Steve Jobs

Il tormento e l'estasi di Steve Jobs

Debutta il 23 gennaio al Teatro Franco Parenti lo spettacolo basato sull’inchiesta di Mike Daisey, convinto seguace del culto di Apple, che intreccia i successi dell’azienda di Cupertino alle rivelazioni sul prezzo pagato per quella tecnologia che ha cambiato il mondo. Uno spettacolo ipnotizzante, che ti rimane dentro per giorni, secondo la stampa statunitense.

di Marilena Roncarà | 16 gennaio 2014

“Stay hungry, stay foolish” è la celebre esortazione di Steve Jobs pronunciata durante il discorso agli allievi della Stanford University. Sono parole che hanno fatto il giro del mondo, oltre che del web, e che tutti abbiamo nelle orecchie come un monito a non omologarci e a continuare a osare. Parole grondanti pathos e utopia che hanno contribuito a fare di Jobs un’icona del nostro tempo, il Leonardo da Vinci del XXI secolo. Lui, il genio della Apple, colui che mettendo insieme tecnologia e design ha rivoluzionato il nostro stile di vita, riempiendoci di attesa smaniosa per ogni nuovo device della “Mela”. Eppure, come spesso accade, dietro il binomio “libertà e purezza per una tecnologia alla portata di tutti”, si cela anche dell’altro. A indagare il prezzo pagato per quella tecnologia che ha cambiato il mondo, ci pensa Mike Daisey, un coraggioso drammaturgo statunitense, che in un testo dinamico e critico racconta come dietro i nostri preziosi computer ci siano ad esempio fabbriche di Shenzen, in Cina, dove “piccole mani di dodicenni puliscono i vetri degli iPhone con una sostanza tossica che li costringerà a un tremore invalidante”. Fabbriche dove il problema dei suicidi dei lavoratori è stato risolto installando reti sotto i capannoni. Daisey denuncia, non condanna, in un tipo di teatro che si fa strumento di discussione, non scevro da polemiche, per cui se la Apple ha dovuto fare delle precisazioni, anche Daisey ha aggiustato il tiro di alcune sue “interpretazioni artistiche” non proprio rispondenti al vero, tanto che il testo continua a essere aggiornato.
Ora lo spettacolo, tradotto e adattato da Enrico Luttman e diretto da Giampiero Solari, arriva anche a Milano, al Teatro Franco Parenti. In un monologo di 65 minuti, corredato da contrappunti audio-video inediti, spetta al carisma dell’attore Fulvio Falzarano farsi tramite delle riflessioni di Daisey, regalandoci un’occasione per considerare in maniera meno scontata la complessità e la dimensione di tribolazione sociale che si cela dietro la produzione di gadget ad alto contenuto di tecnologia. Fino al 2 febbraio.

 

23 gennaio – 2 febbraio

Il tormento e l’estasi di Steve Jobs
di Mike Daisey
con Fulvio Falzarano
regia Giampero Solari

Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14, Milano

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