E nemmeno un rimpianto

Omaggio a Faber

Quindici anni senza Fabrizio De André. Nel giorno dell’anniversario della scomparsa, un ricordo del cantautore genovese.

di Silvia Nigrotti | 11 gennaio 2014

Quindici anni e non sentirli. Sono passati in un soffio questi tre lustri dalla morte di uno dei più grandi artisti del Novecento italiano. Il vuoto è grande, un’assenza poetica e musicale che brucia come una ferita. Nonostante le manifestazioni, le scuole, i premi, le vie e i progetti intitolatigli in questi anni, a dimostrazione del fatto che il suo ricordo è più che mai vivo e la sua eredità indimenticata, De André manca.
Fabrizio De André manca nel panorama musicale, nella scrittura poetica, nel dibattito culturale che in questi anni confusi e contraddittori l’avrebbe visto, chissà, forse più incazzato che stupito, anticipatore come è stato di mondi possibili.
Curioso di tutto, innamorato di tutto, schivo e anarchico, Amico fragile ma libero, come il cane Libero di nome e di fatto della canzone che lo dipinge nel suo più intimo disagio: essere un musicista chiamato a intrattenere sempre, come Il suonatore Jones, perché “se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita”. E oltre.
E allora l’11 gennaio non si può tacere. Fioriscono in tutta Italia gli eventi dedicati a Fabrizio De André, e non si tratta semplicemente della celebrazione postuma di un artista nell’anniversario della sua scomparsa, ma è il desiderio sincero di far scorrere parole e idee più che mai attuali, che oggi come ieri conservano la stessa potenza, non intaccata dall’abuso delle citazioni, dei riff, delle strofe che sono ormai un patrimonio di tutti.
Quarant’anni di attività musicale e 13 album, il segno che ha lasciato Fabrizio De André nella vita di chi lo ha amato e seguito va oltre un’acritica ammirazione.
Servo disobbediente alle leggi del branco, come recita la sua Smisurata preghiera, per mezzo secolo ha viaggiato “in direzione ostinata e contraria”, componendo canzoni che non stancano mai, capolavori che muovono le labbra alle prime note, il testo magari non lo conosci perfettamente, però sai che tratta di temi universali come l’amore, la guerra, l’emarginazione, la prostituzione. Perché l’impegno è sicuramente una cosa buona, “morire per delle idee è molto bello ma per quali”… e allora parlare di vita e di umanità è più concreto e ragionevole, scovare lo splendore nella miseria, e nei miserabili, restituire dignità e poesia al dolore dei vinti. Anche così si cambia il mondo.
Nell’anniversario della sua morte Milano e Genova lo festeggiano con tante iniziative: “ricordi tanti e nemmeno un rimpianto”.

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