Green Like July tra Nebraska e Milano

Dalla pianura Padana al Nebraska: Andrea Poggio racconta di come emozioni, città e stati d’animo si trasformino nella musica dei suoi Green Like July.

di Samantha Colombo | 25 febbraio 2014

Rimbalzare dalla bassa Padana alle lande sconfinate del Nebraska è più semplice di quanto si possa immaginare: del resto, basta ricordare l’avventura dei Green Like July, quella band italiana che nella ridente Omaha ci è finita per registrare non uno, bensì due dischi. E non certo in un posto casuale, ma al fianco di A.J. Mojis (un nome legato al suo? I Bright Eyes) negli ARC Studios, vera e propria fucina creativa della musica contemporanea.
Oggi, e sin dal primo giorno, Andrea Poggio è la voce di una formazione dell’anima inconfondibile, che si distingue tra linee melodiche pure, in un distillato di origini folk, sorrette da una ritmicità solida e trainante. Dal debutto discografico con l’ep May This Winter Freeze My Heart del 2008, passando per il primo disco registrato in Nebraska Four Legged Fortune, cambi di line up e viaggi esistenziali vari ed eventuali, la ricerca sonora dei Green Like July non si è mai arrestata e approda, lo scorso anno, nei brani di Build Fire.
Proprio per l’ultimo capitolo in studio, oltre all’inossidabile Paolo Merlini alla batteria, si sono aggiunti altri due musicisti, Roberto Paravia e Marco Verna, senza dimenticare le illustri collaborazioni, come quella del maestro Enrico Gabrielli, intento a miscelare sapientemente arrangiamenti e voci strumentali.
Un altro aspetto che non è mai mutato nella storia della band è l’attenzione al dettaglio, musicale e non solo: ne sono testimonianza le copertine firmate da Olimpia Zagnoli, illustratrice milanese che colora le pagine di prestigiose testate, dalla Repubblica al New York Times, nonché regista del video di Moving To The City.
Oggi, alla vigilia del concerto al Circolo Magnolia di Segrate, alle porte di Milano, è proprio Andrea a ripercorrere uno spaccato della sua storia nell’universo Green Like July.

 

Per registrare i vostri dischi, avete collaborato con A.J. Mogis, andando direttamente in Nebraska: com’è stata questa esperienza?
Aver avuto la possibilità di lavorare con A.J. per me è stata la realizzazione di un sogno. Gli ARC Studios di Omaha, in particolare, sono un vero e proprio parco giochi per chi ama gli strumenti analogici.

Nel vostro ultimo lavoro, c’è quella che tu stesso hai definito una “policromia”, sia nella musica, con variazioni di ritmo e l’utilizzo di strumenti diversi, sia nei testi: quali sono le diverse atmosfere che lo caratterizzano?
Build a Fire è un disco a più velocità, nel quale convivono anime differenti. Da un punto di vista strumentale non potrebbe essere diversamente, visto il numero di persone che hanno lavorato alla definizione degli arrangiamenti del disco. Da un punto di vista più squisitamente testuale, è stato composto in un arco temporale relativamente ampio: in esso sono confluite le città, gli stati d’animo, le persone di questi miei ultimi tre anni di vita.

Com’è stato lavorare con artisti del calibro di Enrico Gabrielli, Jake Bellows dei Neva Dinova e molti altri?
Comporre un disco significa passare mesi interi chiusi in casa a suonare e risuonare all’infinito la solita manciata di canzoni. In fase di registrazione, avvalersi della collaborazione di musicisti esterni al tuo gruppo può essere di grande aiuto al fine del raggiungimento della giusta distanza prospettica dai brani che stai registrando. Il ruolo svolto da Enrico nella definizione degli arrangiamenti di “Build a Fire” è stato essenziale. “Build a Fire” senza Enrico Gabrielli avrebbe certamente un volto diverso rispetto a quello che ha oggi. A parlar di Jake rischio di essere poco oggettivo… sentirlo cantare su Good Luck Bridge e Johnny Thunders (due brani dell’ultimo album, ndr) mi emoziona sempre.

Ma parliamo della tua voce: quello che colpisce è l’equilibrio tra l’impostazione tecnica e l’emozionalità. I brani si sviluppano sulla tua linea vocale? Come riesci a ottenere tutto questo? A chi ti ispiri? Svelaci questo segreto.
L’unica cosa che posso dire di aver imparato in questi anni è a conoscere il “perimetro” della mia voce: so bene quello che riesco fare e fino a dove mi posso spingere. E non voglio minimizzare: è stato un processo lungo e doloroso. Credo, finalmente, di aver individuato il mio linguaggio o, quantomeno, di essere riuscito ad accettare la mia voce per quello che è. Ti dirò di più, ho imparato anche a piacermi. Quali sono le mie fonti di ispirazione? Sono tante e variano di mese in mese. Oggi dico Paolo Conte.

Abbiamo spesso parlato di come i Green Like July siano un’entità in continua evoluzione. Come descrivi il vostro percorso artistico, i grandi cambiamenti, i risultati raggiunti?
I Green Like July, oltre a me, sono Roberto, Paolo e Marco. Tuttavia ho sempre inteso i Green Like July come un’entità in continuo movimento. Fanno parte di Green Like July quei musicisti che, in uno specifico periodo di tempo, hanno come scopo comune il raggiungimento di un determinato obiettivo. Se penso a Build a Fire e, soprattutto, se penso al percorso creativo che ha portato alla sua genesi, credo che A.J. ed Enrico abbiano diritto di far parte di Green Like July quanto me o Paolo.

Il singolo Moving To The City fa subito pensare a chi, dalla provincia, fa i bagagli e scappa, per diversi motivi e con speranze diverse: come vivi la tua relazione con Milano?
Milano è la prima città che non mi fa lamentare della città in cui vivo. Mi piace molto vivere a Milano. Mi piace prendere il tram, mi piacciono le paste di Marchesi, mi piace il cielo di Milano… così bello quando è bello.

 

Insomma, i Green Like July sono tutto questo e, soprattutto, una profonda emozionalità che trasuda direttamente da ogni accordo, esperienza da vivere e il prossimo appuntamento sarà proprio nella provincia milanese, in quella Segrate del Circolo Magnolia, domani sera e non saranno soli: prima di loro, saliranno sul palco i Boxerin Club.

 

Green Like July (in apertura: Boxerin Club)
Circolo Magnolia
Via Circonvallazione Idroscalo, 41 – Segrate (MI)
Mercoledì 26 febbraio; apertura cancelli alle 21:30, inizio concerti alle 22:00
Ingresso: 5,00 euro + tessera ARCI
Per informazioni: www.circolomagnolia.it

 

Foto in apertura di Claudia Zalla

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