I viaggi in musica di Max Forleo

“The Traveller” torna nella sua Milano per un concerto alle Scimmie: per l’occasione, si racconta a Club Milano tra viaggi, colonne sonore e versi di Shakespeare.

di Samantha Colombo | 13 febbraio 2014

Ha risposto al telefono da pochi secondi, ma già Max Forleo sta raccontando di come non abbia rispettato il day off del giorno precedente, suonando fino a tardi. Del resto, non potrebbe essere altrimenti per uno che la musica la vive ogni giorno e che dal 2011 sforna un disco all’anno: il debutto solista con The Traveller (titolo da cui prende il nome anche l’intero progetto solista), il successivo Life e l’ultimo (in ordine temporale, sia chiaro) Uncensored Kingdom che già preannuncia il futuro prossimo dell’artista. L’album è infatti un progetto ambizioso: una quindicina di brani divisi tra tre album, a comporre un vero e proprio musical interamente ispirato ai drammi storici shakespeariani Riccardo III ed Enrico VI.
Mentre il singolo Riccardo III risale la classifica (oggi è al ventottesimo posto), Max Forleo ha già una cinquantina di concerti programmati, tra i quali diversi in apertura a Stef Burns, il chitarrista di Vasco Rossi. Noi di Club Milano lo afferriamo in uno dei rari momenti liberi, alcuni giorni prima del suo concerto a Le Scimmie.

 

Come ti è venuta l’idea di una trilogia musicale ispirata a Shakespeare?
Il primo è un motivo pratico: siccome sono abituato a fare tanti concerti, con tre dischi avrei avuto tre motivi in più per girare. Dopodiché, ho intitolato il primo brano Richard III e, siccome rimanda a un’opera di Shakespeare, mi sono detto: “Perché non fare un concept su questo?”. E il concept si è trasformato in un musical. Ci sono quindici brani cantati dai protagonisti, divisi su tre dischi. I prossimi due album parleranno di Enrico VI e, tutti insieme, comporranno l’opera di Shakespeare.

La scelta di utilizzare i drammi storici ha qualcosa a che fare con l’attualità?
Sicuramente c’è un po’ di rimando al presente, ma non volevo essere catalogabile. Molti vedono attuale anche la copertina, ma io non volevo schierarmi.

Una copertina che è anche un’illustrazione originale…
Esatto. Per tutti i dischi penso a come fare la copertina ma, non sapendo disegnare, affido tutto a questo illustratore, Loris Dogana, e sono tutte originali.

Tornando alla musica, spesso si sente parlare di te come un cantautore ispirato al folk britannico, mentre questo disco sembra totalmente diverso.
Il primo disco è folk perché si tratta della colonna sonora di un film documentario, chitarra e voce, se vuoi molto springsteeniano. Il secondo è più rock, anche se i rimandi folk sono ancora presenti, ad esempio negli strumenti, con qualche violino e qualche inserimento blues come il sax. In quest’ultimo il folk è presente perché io prediligo la chitarra acustica a quella elettrica, è lei a comandare e, in questo senso, si può parlare di folk. Sicuramente è un genere che guarda un po’ all’estero, anche perché i miei riferimenti sono quelli, da Dave Matthews a Sting e via dicendo.

A proposito di estero, sei sempre in viaggio, come dicevi prima. Cosa c’è esattamente dietro al nome “The Traveller”?
Quando ho scritto i primi brani, per una colonna sonora, ho pensato che il viaggio di cui parlavo nel film (il documentario sulla Shoa “Treno della memoria”, ndA) fosse anche la natura di ciò che facevo. Attraverso chilometri e porto in giro quello che suono e, di solito, i miei brani sono anche colonne sonore, molto spesso di corti, quindi si parla anche di un viaggio emozionale. Per questo “The Traveller” doveva essere un tutt’uno, un viaggio mentale e di emozioni che spero di creare quando qualcuno ascolta un mio disco, il viaggio tra i km percorsi per portarlo in giro e necessari alla musica, soprattutto negli ultimi anni, e il viaggio perché nasce dalle colonne sonore che parlano proprio di questo.

In tutti questi viaggi, qual è il luogo che più ti ha colpito?
Il concerto chitarra e violino al castello di Hartheim, vicino a Mauthausen: questo è stato sicuramente il più toccante.

Ci passi per sbaglio, visto che non ci sei mai, ma tu vivi a Milano: qual è il rapporto con la tua città?
A me piace tantissimo la mia città, perché la sento mia, anche se ho vissuto un po’ ovunque. Mi piace tantissimo e sinceramente, quando vado all’estero, non sento questo gap, se non a livello di ascolti musicali rispetto a quelli italiani… ma nell’ultimo periodo neanche più di tanto. A livello di club, quegli italiani mi piacciono e Milano secondo me offre un sacco di possibilità per inventare sempre cose nuove. Ad esempio, quando ho voluto fare il fotografo l’ho fatto, ti dà un sacco di possibilità.

 

E sarà proprio lo storico palco milanese de Le Scimmie ad ospitare il prossimo concerto di Max Forleo e della sua band.

 

Le Scimmie
Via Cardinale Ascanio Sforza, 49 – Milano
Sabato 15 febbraio, ore 22:00 (prima consumazione obbligatoria 10 €)
Per informazioni: www.scimmie.it

Commenti

commenti

Be first to comment