La realtà secondo Meireles

Tra i padri fondatori dell’arte concettuale, Cildo Meireles approda in Italia con una personale presso l’HangarBicocca di Milano: 12 opere declinate in nome della multisensorialità e di un acuto sguardo sulla società contemporanea.

di Samantha Colombo | 25 marzo 2014

Più spesso di quanto si creda, l’arte è ben più del mero tentativo di reinterpretazione della realtà, bensì un modo per esplorare nuovi territori di totale libertà, per parafrase le parole di Cildo Meireles. E quest’anno, per la prima volta, l’artista è protagonista di una personale presso l’HangarBicocca di Milano, con dodici opere declinate in nome della multisensorialità.
Considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte concettuale, nonché tra i primi a focalizzare questa visione prospettica della realtà, Meireles si distingue per uno stile personale e immediatamente riconoscibile, che fa della libertà espressiva il cardine principale: sia attraverso i temi trattati, sia attraverso tecniche e materiali utilizzati. Tutte le materie, esplorate attraverso sculture e installazioni, sono accuratamente selezionate per stimolare la percezione umana, affrontando tematiche che vanno dalla difesa dei diritti umani ai riflessi della globalizzazione.
Tra i primi artisti brasiliani a imporsi al MoMA di New York negli anni ’70 e, più recentemente, alla Tate Modern di Londra, Cildo Meireles è diventato famoso per degli exploit artistici rivoluzionari nel metodo e nel risultato: dalle bottigliette di Coca-Cola con messaggi contro la dittatura ai timbri anti-regime sulle banconote. Oggi, le Installations raccolte a Milano, in una personale curata da Vicente Todolì, raccolgono opere in scale diverse ma che, riunite nello stesso spazio, si armonizzano come versi in una poesia fisica, materiale, in grado di far riflettere sulle diverse sfaccettature della realtà e su più piani sensoriali.
L’HangarBicocca accoglie la celebre Atravès (1983-1989), un’installazione nella quale i visitatori affrontano un percorso con ostacoli e deviazioni, camminando su vetri rotti in un continuo moto visivo e uditivo per spezzare le barriere. Entrevendo (1970-1994) è invece un enorme imbuto in cui è collocato un ventilatore di aria calda: il visitatore, in possesso di un cubetto di acqua salata e di uno di dolce da mettere in bocca, sarà preda di una stimolazione sensoriale intensa, definita dall’artista stesso come una sinestesia. Babel (2001) si impone invece come un’alta struttura di radio accese, mentre Cinza (1984-1986) è un pavimento assemblato con pezzi di gesso e di carbone che si mischiano continuamente. Con Eureka/Blindhotland (1970-1975) lo spettatore attivo è chiamato a testare il peso di palle di gomma solo apparentemente identiche, mentre Abajur (1997-2010) è un grande cilindro che rievoca un paesaggio marino, svelando poco a poco il meccanismo che lo anima. Estremamente evocativo è anche Marulho (1991-1997) dove, con 17 mila libri, si riproduce il mare sovrastato da un pontile, mentre la parola acqua è ripetuta in varie lingue. Olvido (1978-1989) è invece composta da migliaia di candele e dollari: una tenda dei nativi americani circondata da ossa di bovino dall’odore pungente. L’esposizione si completa tra le pareti oblique di Para Pedro (1984-1993), le migliaia di uova di legno e proiettili di Amerikkka (1991-2013) e l’omaggio a Piero Manzoni che prende corpo in Atlas (2007), una foto dello stesso Meireles durante una performance in Danimarca di qualche anno fa.
Affondare i propri sensi nell’intensità espressiva firmata Meireles vuol dire immergersi in una visione della realtà vivida e cruda, in grado di rianimare ogni processo percettivo sfiorato.

 

Cildo Meireles, Installations
HangarBicocca
Via Chiese, 2 – Milano
Dal 27 marzo al 13 luglio 2014; inaugurazione il 26 marzo alle 19:00.
Orari: dal giovedì alla domenica, dalle 11:00 alle 23:00 (ingresso gratuito).
Per informazioni: www.hangarbicocca.org

Le foto in questa pagina sono state scattate da Pedro Motta, Eduardo Eckenfels, Kjell Ove Storvik, Edouard Fraipont, Sophie Mutterer, Filipe Braga, Arnaldo Papallardo, Ben Blackwell.

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