Shark Contact

Shark Contact, Massimo Simion

Non è vero che ogni volta che incontriamo uno squalo siamo morti e, a guardar bene, finisce che siamo molto più pericolosi noi per loro, che viceversa. Tutto questo e molto altro ce lo racconta Massimo Simion nel documentario Shark Contact. Incontri ravvicinati con i più potenti predatori del mare.

di Marilena Roncarà | 27 maggio 2014

Ho sempre avuto la passione per gli squali: sono animali affascinanti che incutono timore, ma soprattutto se uno sa come muoversi sott’acqua non sono pericolosi”.
Esordisce così Massimo Simion, di professione chirurgo, con una passione per la natura e la cinematografia naturalistica che dura da sempre: “Da quando da ragazzino realizzavo servizi per riviste marine e di natura” e in effetti 25 anni di attività come fotografo naturalista e 30 come sub parlano chiaro.
Mercoledì 28 maggio all’Auditorium San Fedele di Milano viene proiettato il suo ultimo documentario “Shark Contact”, che è prima di tutto la storia di un incontro tra un uomo e gli squali che lo accettano nelle loro acque, fino a condurci nei luoghi più inaspettati dell’oceano, laddove la paura si supera con il coraggio.
L’immagine degli squali è stata rovinata dai film o dalla cattiva pubblicità, in realtà quando mordono è perché sbagliano preda: l’uomo non fa parte della loro dieta alimentare”, precisa Simion che prosegue, “Quello che mi ha sorpreso di più in questi 5 anni di riprese (tanto è durata la realizzazione del documentario) è proprio quanto siano di fatto mansueti questi predatori marini, anche lo squalo tigre, lo zambesi e lo squalo bianco (i più pericolosi), in determinate situazioni sono molto cauti e non mostrano segni di aggressività”.
E tra svariati viaggi in Sudafrica e in Bassa California (i luoghi di “Shark Contact”) è proprio all’ultima immersione dell’ultimo giorno che è arrivata l’emozione più grande: nuotare in acque libere, senza gabbia, fianco a fianco con una femmina di squalo bianco lunga 6 metri. “Gli squali bianchi già di per sé sono animali sui 3 o 4 metri, ma quando all’ultima immersione è arrivata lei, 6 metri di squalo e per di più una femmina incinta, ancora più grossa del normale, una specie di enorme sottomarino… è stata un’emozione incredibile. Si muoveva lenta ed era molto mansueta per cui ho potuto avvicinarla e filmare i graffi sulla pelle a 20 cm di distanza: un regalo della natura”.
Massimo Simion, che un premio come documentarista sottomarino se l’è già portato a casa nel 1985 (al Festival de l’image Sous-marine di Antibe – Juan Les Pin in Francia), ci racconta come da allora a oggi tantissime cose siano cambiate: dalle condizioni del mare, alla nuova tecnologia digitale, fino al 3D in cui sarà girato il prossimo progetto sul mare Mediterraneo. E se dall’85 a oggi purtroppo la presenza degli squali si è molto assottigliata, da farci pensare appunto che sono molto più pericolose le nostre azioni nei loro confronti che viceversa, ci sono anche esempi consolanti di senso opposto. Infatti nonostante l’inquinamento, certe zone del mare che sono diventate parchi naturali, come ad esempio il promontorio di Portofino, ci hanno regalato negli ultimi 13-14 anni un’esplosione di vita, una rinascita sottomarina che ha dell’incredibile. Insomma il mare è vivo, si tratta solo di imparare a rispettarlo. E lo stesso vale per gli squali.
A proposito di squali, la proiezione di Shark Contact comincia alle 20:30 e l’appuntamento è in via Hoepli 3B. Ultimo dettaglio non indifferente è che il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica: un motivo più per lasciarci affascinare da queste splendide creature del mare.

 

Shark Contact
Auditorium San Fedele
Via Hoepli 3B
28 maggio, ore 20:30

 

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