La “Scozia” del Pacifico

CapN'doua, Nuova Caledonia

Tanto lontana quanto affascinante, la Nuova Caledonia possiede un patrimonio naturale e culturale unico nel suo genere, in cui infradito, baguette e speroni convivono in armonia.

di Andrea Zappa

Strano a dirsi ma tutti i paesi che contengono nel proprio nome l’aggettivo “nuova” davanti, sembrano possedere un pizzico di fascino in più. Sono spesso lontani, incontaminati o quasi, e ospitano bellezze naturali che lasciano senza fiato. La Nuova Caledonia rientra a pieno titolo nella categoria: situata nel cuore del Pacifico del sud, vanta la laguna più grande del mondo, dichiarata nel 2008 Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, e la sua capitale, Noumea, soprannominata “la piccola Francia del Pacifico”, ricorda lo stile glamour e vitale di Cannes. La paternità del nome va attribuita al capitano James Cook che la scoprì nel lontano 1774, e che decise di chiamarla così quando scorse per la prima volta l’isola principale (Grande Terre), poiché gli ricordava le colline della sua Scozia (battezzata dai romani con il nome di Caledonia). Sicuramente il navigatore inglese doveva avere molta nostalgia di casa.
L’arcipelago che conta oltre a Grande Terre anche le isole di Bélep, di Loyauté e la splendida isola dei Pini, è circondato dalla seconda barriera corallina del pianeta. Un vero paradiso per gli amanti delle immersioni che devono abituarsi a convivere con più di mille specie di pesci, oltre a 300 tipi di corallo che ornano l’intera “architettura” della barriera, fatta di tunnel, volte, canyon e grotte. La Nuova Caledonia, nata inizialmente come colonia penitenziaria francese, è oggi un vero mix di popoli e culture e, per capirne lo spirito cosmopolita, basta passare una giornata nel colorato mercato che anima ogni giorno fin dall’alba, la Baie de Moselle, lungo la quale si sviluppa il centro della capitale. Qui, un melting pot di razze si ritrova ogni mattina per comprare e vendere. Non da meno la Place de Cocotiers, che ospita tutti i giovedì spettacoli e concerti di ogni genere. Prima di abbandonare Noumea è d’obbligo, anche per conoscere meglio la storia del paese, una visita al Centro Culturale Tjibaou, progettato da Renzo Piano nel 1998 e dedicato all’etnia autoctona dei kanak. Chi invece non ama mettere la testa sott’acqua, può farsi un’idea di ciò che si perde ricercando Nemo nei 2250 metri quadrati dell’Aquarium des Lagons. Alla sera, invece possono gustare specialità melanesiane o della cucina francese nei diversi locali del vivace Quartiere Latino, nell’Anse Vata e nei pressi delle spiagge della Baie des Citrons. Ma se si vuole incontrare il non plus ultra delle mezzelune di sabbia bianca bisogna fare rotta verso l’isola dei Pini, affondando i piedi nel “talco” delle baie di Kuto e Kanuméra, considerate tra le più incantevoli di questo emisfero. Da queste parti non è insolito trovarsi a nuotare con i delfini. L’isola, situata a 50 chilometri dalla Grande Terre e collegata a Noumea con voli diretti e traghetti, è infatti un’immensa riserva marina. Il suo nome deriva dagli alti Pini Colonna (40 metri circa) che la ricoprono, fin quasi a buttarsi nell’oceano. Per chi vi sbarca ed è alla ricerca di un ricordo indimenticabile, l’Hotel Le Méridien Ile des Pins, circondato da alberi di cocco e delimitato dalla laguna blu turchese della baia d’Oro, offre 20 camere superior e deluxe e 29 bungalow-suite, oltre a un centro termale e una piscina a bordo mare che lascia incerti sul da farsi: meglio quello “vero” o quello “finto”?

Lifou, Nuova Caledonia

Di grande fascino anche le isole di Loyauté: Ouvéa, Lifou e la selvaggia Maré. Tre oasi di relax in cui pace e tranquillità regnano sovrani. La costa occidentale di Ouvéa vanta la spiaggia di Mouli, inserita a livello internazionale nella top ten delle più belle al mondo: ben 25 chilometri ininterrotti di sabbia bianchissima. Qui sorge, in perfetta armonia con la natura circostante, l’Hotel Paradis d’Ouvéa, il cui nome è già una garanzia. Da visitare anche Lifou, la maggiore, che si fregia di una barriera corallina a tre strati e propone innumerevoli escursioni, come quelle alle imponenti scogliere di Jokin Cliffs o alla piantagione di vaniglia di Mucaweng. Nel caso in cui troppo colore turchese e trasparenze cristalline vi abbiano stancato gli occhi, ritornando a Grande Terre, si può decidere di andare alla scoperta del suo insolito entroterra occidentale, dove i calchodes, i bianchi della Nuova Caledonia, si sono creati nel corso dei secoli una propria cultura che ricorda molto le realtà texane o dell’outback australiano. Da queste parti, sembra assurdo dirlo, vanno più di moda gli stivali da cowboy che le infradito, e non stupitevi se al fianco della strada vi capiterà di incrociare mandrie di mucche con al seguito veri buckaroo che vi salutano con un cenno al cappello. Non mancano fiere di paese, musica country e rodei. Tra i più frequentati quello di Pouembout a luglio, e quello di Bourail a ferragosto, quest’ultimo chiama a raccolta centinaia di persone e prevede tra le sue attività anche corse di cavalli e concorsi culinari. Chissà che ne penserebbe il capitano Cook della sua “Nuova Scozia”?

it.visitenouvellecaledonie.com
www.starwoodhotels.com/LeMeridien
www.paradisouvea.com

 

In apertura: Il faro di Cap N’Dua, situato all’estremità della regione Grand Sud. Foto di Martial Dosdane/NCTPS.
Di seguito: La splendida spiaggia di Mü su Lifou, la più grande e popolata tra le isole Loyauté. Foto di Eric Dell’Erba/DIL.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 20, maggio – giugno 2014. Clicca qui per scaricare il magazine.

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