Coffee Break alla milanese

Caffetterie, Pavé

Tra i tanti primati meneghini, c’è anche quello di avere le caffetterie più chic e originali del momento. Da Pavé a Open, da Fioraio Bianchi a Upcycle, ecco la mappa della “Milano da bere” a colazione. Per non perdersi le migliori coffeehouse in cui sorseggiare una mug di americano o un espresso bio (con muffin annesso).

di Camilla Sernagiotto

Caffè: non c’è parola che meglio si sposi con “pausa”, ergo relax. Eppure la caffeina è per molti l’elisir del risveglio, la miscela che fa da carburante soprattutto in città frenetiche e dinamiche come la nostra. Ma chi è convinto che a Milano e nelle metropoli in genere il caffè sia solamente quello preso di fretta al banco, si prepari a ricredersi. Dato che il New York Times ha eletto la Grande Mela come culla dei migliori coffee del mondo (forse la testata in questione è un po’ di parte), è il caso di far decadere il falso mito della città dai ritmi veloci in cui non c’è tempo per godersi una tazza di oro nero.

Smascherare lo stereotipo è semplice, basta fare un giro per le vie milanesi e sbirciare attraverso le vetrate dei caffè: dagli avventori immersi nella lettura di quotidiani alle amiche che chiacchierano tra un pasticcino e un sorso di tè, il relax è assicurato. Eppure a Milano anche l’occhio vuole la sua parte: non basta un bancone e un buon macina-chicchi per attirare clientela di un certo tipo. Per questo chi ha aperto i battenti di caffetterie con target radical glam si è dovuto attrezzare al meglio. Un esempio di café equipaggiatissimo in questo senso è il Blanche Bistrot, un’oasi nel cuore di Sarpi dal retrogusto squisitamente “finto trasandato”. Con il suo stile urban-country fatto di parquet, sedie di paglia e tavoli lignei dipinti di bianco, seduce tanti caffeinomani della zona e non solo: chi ha il pallino del design rustico è disposto addirittura a prendere il tram pur di concedersi un break in questo delizioso bistrot. Sorseggiare solamente un espresso qui è considerato un delitto, vista la quantità di muffin, torte bio e biscottini integrali con cui è guarnito il bancone, però non è consentito nemmeno esagerare! Il cestino ricolmo di donut glassate à la Homer Simpson è da maneggiare con cautela se si vuole continuare a far parte della clientela. Questa regola è seguita alla lettera dagli hipster habitué che, si sa, non possono permettersi massa grassa, pena l’esser banditi dalla corporazione occhialuta e baffuta. Per loro il menù propone un vasto assortimento d’insalate di frutta e sandwich integrali dai companatici super light, perfetti da gustare assieme a una tazzona di american coffee.

Blanche Bistrot

Blanche Bistrot

Chi allo stile di campagna preferisse il liberty targato inizio Novecento, Cavoli a Merenda di corso Magenta è l’ideale. In questo locale ibrido (fonde in sé caffetteria, ristorante e scuola di cucina) una capatina è d’uopo a metà pomeriggio, nel proverbiale orario della merenda; attorno alle quattro postmeridiane, infatti, qui va in scena il rito del “caffè con i biscotti”, un’usanza locale così garbata e charmant che, se la regina Elisabetta avesse modo di provarla, la sostituirebbe a quell’ormai trito e ritrito tè delle cinque. In un tripudio opulento di marmi, camini antichi e lampadari sfarzosi vi sembrerà di essere presso un’altra corte, ovvero quella di Maria Antonietta. A proposito di lei, non potevano mancare i suoi dolcetti prediletti: i variopinti macaron, preparati secondo l’antica tradizione di Pierre Desfontaines (chef pasticciere della celeberrima cake boutique Ladurée), sono il piatto forte di Cavoli a Merenda. Serviti su eleganti alzatine di cristallo e intinti nelle tazze di porcellana di fine Settecento, i dessert francesi per antonomasia vi faranno dimenticare di essere in Italia, facendovi sentire ospiti alla reggia di Versailles. Per non parlare delle sedie Luigi XVI di cui la caffetteria pullula: da perdere la testa.

Una location decisamente meno pretenziosa è quella di Blu Anche Bar, il tempio del caffè nel bel mezzo del quartiere Isola famoso per le sue pareti bluette e per le mostre temporanee allestite al suo interno: ogni mese le opere di un artista diverso vengono appese ai muri, permettendo ai clienti di godersi contemporaneamente un plumcake fatto in casa e il quadro di un giovane emergente. Ma il connubio tra caffetteria e arte non è non è l’unica trovata geniale del bar più amato dagli “isolani”: tra i quadri alle pareti, il più interessante per alcuni è la lavagnetta su cui sono segnati i cosiddetti “caffè sospesi”, ossia tazzine a credito già pagate da altri clienti, a uso e consumo di chiunque venga dopo i filantropi in questione. Quest’abitudine solidale (derivata da una tradizione partenopea ancora in voga a Napoli) ha trovato un’inedita declinazione presso un altro bar milanese, il Bistrò del Tempo Ritrovato. La caffetteria-libreria che si affaccia sul Parco Solari, infatti, ha sostituito al caffè il “libro sospeso”, attraendo a sé tanti bibliofili che qui si danno appuntamento per sorseggiare un buon cappuccino, leggiucchiare i volumi sparsi sui tavoli e dibattere.

Cappuccio e croissant Gogol & Company

Cappuccio e croissant Gogol & Company

Caffeina e letteratura sono due accostamenti perfetti, a giudicare dai tanti Book Coffee Shop inaugurati a Milano. In via Savona detta legge in materia la Gogol & Company, il coffeebookstore in cui i clienti si rifocillano lo stomaco con pane e marmellata mentre saziano l’intelletto con scorpacciate di Dostoevskij e Tolstoj. Porta Romana, invece, fa capo a Open, un’altra caffetteria-libreria da chapeau, prezioso rifugio di chiunque voglia fuggire dal caos di viale Monte Nero concedendosi una tazza fumante e una graphic novel.

L’altro sposalizio gettonatissimo all’ombra della Madonnina è quello che unisce il caffè alla bicicletta, parola dei gestori di Pavé in Porta Venezia, il frequentato salotto con laboratorio di pasticceria al cui ingresso è collocata una pompa per gonfiare gli pneumatici delle bici di proprietà dei fedelissimi clienti biker. Esempio plateale del connubio vincente sopracitato è Upcycle, un urban bike café d’ispirazione nordeuropea che sorge in un ex garage abbandonato del quartiere Piola. Ibrido nella mission (è sia bar, sia ristorante, sia co-working, sia sala di proiezione di gare ciclistiche, sia ciclo-officina), ha come fil rouge la passione per la bici e per le materie prime a chilometro zero, il tutto in nome dell’ecosostenibilità.

Fioraio Bianchi

Fioraio Bianchi. Foto di Raffaella Braghini

La natura è la grande protagonista anche di un’altra caffetteria sui generis, quella in cui i prodotti di pasticceria vanno a braccetto con eccezionali composizioni di fiori. Si chiama Fioraio Bianchi e, nonostante il nome evocativo, stavolta la bicicletta non c’entra. Situato nel cuore di Brera, da oltre quarant’anni affianca a un ottimo latte macchiato vere e proprie sinfonie floreali, il tutto in una cornice signorile e accogliente la cui atmosfera raffinata evoca suggestioni retrò dal gusto francese.

 

In apertura: il salotto con laboratorio di pasticceria di Pavé, una delle caffetterie più amate dai fixie addict. Foto di Marco Pieri & Federico Sangiorgi.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 22, settembre – ottobre 2014. Clicca qui per scaricare il magazine.

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