Metti un weekend in Ogliastra

Arbatax, Ogliastra, foto di Carlos Solito

C’è Sardegna e Sardegna. Affollata e silenziosa, piena di luce e ombrosa, quella che t’aspetti e quella inattesa, che conferma la regola di quanto l’isola, per quanto isola, sia un mondo infinito pieno di luoghi lontani dove la scoperta è un rito da officiare lentamente.

Testo e foto di Carlos Solito

Tutte le volte che si racconta della Sardegna si parla sempre della sabbia immacolata della Costa Smeralda, delle rocce levigate dal vento della Gallura, di Porto Torres e Stintino, dell’Asinara e Capo Caccia e non solo, ma come ogni medaglia che si rispetti c’è un secondo lato, quello meno noto, difficile da raggiungere ma altrettanto affascinante.
Qui l’isola si chiama Ichnusa, nome mantenuto dalle vecchie mappe marinare, fatta di pietre antiche con nuraghi e tombe dei giganti lontani ore dall’asfalto, un fiorire di lecci, ginepri e ulivi che sfidano da sempre venti furiosi e secoli: una favola di entroterra e mare dove ai nomi di Ogliastra e Supramonte fanno da cornice le danze attorno al fuoco coi velli di pecora sulle spalle, le maschere taurine dei Boes e i campanacci dei Mamuthones. Spalle alle classiche rotte turistiche, puntando a sud, oltre la grande muraglia dei Supramontes che precipitano nel Golfo di Orosei, c’è Arbatax. Suona antico, antichissimo, preistorico, il nome di questo luogo dove, sul mare c’è un monumento geologico meglio noto come gli Scogli Rossi. Una cresta di faraglioni basaltici che affiorano, come aculei e placche ossee di un sauropode in riposo da milioni di anni, in riva al mare proprio di fronte alla torre spagnola del XVII secolo. Arrivare qui vuol dire stupirsi al tramonto quando le rocce si accendono di un rosso carminio che dilaga e fa magia dal Capo di Bellavista a Cala Moresca, dal promontorio di San Gemiliano ai lidi di Orrì, dalle sabbie finissime di Musculedda e Cea-Is Scoglius Arrubius – cinte da pini marittimi – al lago di Tortolì, fino all’entroterra di morbide campagne con ulivi millenari e tacchi di granito che emergono da boschi di lecci, castagni e querce, belli da vedere in autunno.
Spalle al mare, salendo per la valle del Pardu, si entra tra le contrade ogliastrine. Si inizia con il borgo fantasma di Gairo Vecchio, abbandonato dal 1963, e con Osini dove è d’obbligo la sosta alle Termopili d’Ogliastra: la Scala di San Giorgio, un intricato reticolo di gole e fratture tra pareti d’aspetto dolomitico. Guadagnando quota, si arriva sull’altipiano di Serbissi sorvegliato da lecci millenari dai rami contorti che sembrano indicare l’omonimo nuraghe. Per arrivarci occorre affrontare un sentiero in salita, tra cisti e lentischi profumati, che arriva all’infopoint della cooperativa Archeo Taccu (www.archeotaccu.it). Il monumento è un singolare nuraghe a tholos con una grande torre centrale troncoconica, altre laterali e ciò che resta di un piccolo villaggio di capanne. È sulla cima di un piccolo monte, a 964 metri di quota, dall’età del Bronzo Antico. Sotto c’è una grotta carsica che fu frequentata dagli stessi abitanti del villaggio nuragico. Dal facile ingresso, visitarla è come fare una velocissima lezione di geologia: si possono osservare le sue pareti e attraversare una lunga galleria, fatta di rocce mesozoiche risalenti al Giurassico, scavata da un antico fiume sotterraneo 70 milioni di anni fa.

Gairo Vecchia, Ogliastra, foto di Carlos Solito
Ma non è la sola sorpresa ipogea del luogo. Poco più a sud, a Ulassai – un piccolo paese noto per l’arte tessile con la produzione di coperte, tappeti e tende in lana sarda, lino e cotone – i tacchi celano una delle grotte più ampie dell’intera isola. Si chiama Su Marmuri questa caverna da ciclope lunga oltre 850 metri e profonda circa 35. Turistica dal 1956, esplorarla significa restare a bocca aperta tra ampie sale e lunghe gallerie scavate milioni di anni fa dalla forza devastante di un fiume ormai scomparso. Subito dopo il bosco di Selene e il monte Armidda, si entra a Lanusei. Suddiviso in rioni (Niu Jossu, Niu Susu, Barigau, Mesu ‘Idda) vanta numerose fontane monumentali e la cattedrale di Santa Maria Maddalena, dalla poderosa facciata e con l’interno a tre navate contenenti i preziosi dipinti di Mario Delitala. In vista del massiccio del Gennargentu una sosta naturalistica da non perdere è sulle rive del lago Alto del Flumendosa e ancora tra i nuraghe della Serra Perdu Isu. Usassai, coi tacchi calcarei e il fiume del parco di Niala, conserva il cuore boscoso dell’Ogliastra con la foresta di Montarbu e di Taccu Mannu ricca di sentieri per piacevoli escursioni. L’arrivo è Seui, in piena Barbagia di Seulo, con il museo della civiltà locale che “narra” dalla pastorizia all’attività mineraria. Nelle immediate vicinanze la chiesa della Madonna del Carmelo e il mitico tacco Perda Liana (1293 metri), tra le montagne più emblematiche dell’isola. Questa è la vera Sardegna che non ti aspetti.

 

In apertura gli scogli rossi di Arbatax si allungano in mare quasi a indicare le falesie del golfo di Orosei. Di seguito: il borgo di Gairo Vecchia, forse il più famoso paese fantasma della Sardegna, sicuramente uno dei più belli e suggestivi angoli dell’Ogliastra.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 22, settembre – ottobre 2014. Clicca qui per sfogliare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment