Franciacorta, a ritmo di natura

Franciacorta, vista de L'Albereta

Durante la vendemmia o per il tiraggio, c’è sempre un buon motivo per organizzare una gita in Franciacorta. A poco più di un’ora di macchina da Milano ci si trova catapultati in un mondo dove è la natura a dettare le regole e i ritmi quotidiani. Ed è forse proprio questo il segreto del successo delle bollicine migliori di Italia.

di Carolina Saporiti

Si sta sempre meglio in cantina. Questa è la prima cosa che impari in Franciacorta. Perché quando è estate e fa caldo, tra le bottiglie trovi il fresco desiderato e quando fuori è tutto ghiacciato, dentro la temperatura è più mite. E questo vale per la Franciacorta in generale, perché la sua conformazione, la vicinanza al lago d’Iseo, alle Alpi Retiche e al Monte Orfano garantiscono 2 o 3 gradi in meno in estate e 2 o 3 in più in inverno rispetto alla media lombarda. La maggior parte del terreno poi è composta da rocce moreniche, perfette per la viticoltura perché trattengono l’acqua piovana e la rilasciano “nel momento del bisogno”.
Bastano queste poche informazioni per capire il successo della Franciacorta e ancor di più delle sue omonime bollicine. Era l’inizio degli anni Sessanta e Guido Berlucchi e Franco Ziliani decisero di produrre uno spumante alla maniera dei francesi, con metodo classico che conquistò la Doc già nel 1967. Non bisogna farsi ingannare dalla parola Francia, che non c’entra niente con le bollicine cugine della Champagne: il nome della zona si deve al latino Francae Curtes, i grandi centri monastici sorti nel Medioevo, che erano esenti dal dazio.

Franciacorta, cantina vino

Tra i primi produttori, che ancora oggi rimangono i più conosciuti e non solo per la dimensione delle loro cantine, ma per l’impegno e gli investimenti sul territorio, spicca la figura di Vittorio Moretti, oggi presidente del gruppo Terra Moretti che iniziò a produrre spumante per sé ma, intuendo le potenzialità del terreno, comprò diversi appezzamenti e oggi, insieme al fidato enologo Mattia Vezzola, produce nella sua cantina Bellavista (dal nome della collina su cui sorge) quasi un milione e mezzo di bottiglie l’anno. Sono proprio Moretti e Vezzola a dare un nuovo ruolo al Franciacorta, considerandolo un vino e non uno spumante, destinato a durare e soprattutto adatto ad accompagnare tutto il pasto.

Oggi, continuando a seguire questa strada l’altra cantina del gruppo, Contadi Castaldi, ha deciso di legarsi con l’Associazione Verace Pizza Napoletana: chi l’ha detto che con la pizza si debba per forza bere birra? Da Contadi Castaldi è consigliata una sosta non solo per assaggiare il Franciacorta Satèn, ma anche per la particolarità della cantina costruita nell’antica Fornace Biasca e che prossimamente verrà ingrandita. Bellavista, costruita in cima alla collina, colpisce invece per la sua imponenza e preserva circa sei milioni e mezzo di bottiglie, di cui 90 mila ogni giorno vengono manualmente ruotate di un ottavo (fase del remouage), prima di essere messe in vendita (e solo dopo il dégorgement). E se a Berlucchi si deve l’inizio della produzione di Franciacorta, che nel 1995 ottenne anche la Docg, oggi le cantine impegnate nella produzione sono 109 e hanno dato vita a un Consorzio che tutela la qualità delle 14 milioni di bottiglie prodotte annualmente sui duemila ettari di vigneti franciacortini. Le visite guidate si possono prenotare sia nelle cantine più grandi, con produzioni da un milione di bottiglie l’anno, sia in quelle più piccole. Quindi si può cominciare proprio da Berlucchi, Ca’ del Bosco e Bellavista, le tre più note e simbolo della denominazione, per poi continuare con Ferghettina, Monte Rossa, Arcipelago Muratori, Il Mosnel e Lantieri de Paratico.

Franciacorta, vigneti

In Franciacorta il turismo gira, ovviamente, attorno alle bollicine, a cui peraltro si deve la resistenza del territorio all’industrializzazione e alla costruzione “selvaggia”: qui sono stati preferiti i ritmi della natura, rispettata e assecondata da tutti. Ma ci sono anche luoghi storici da visitare e scorci naturalistici da gustare, in macchina oppure, se se si è più sportivi, in bicicletta. La Strada del Vino si estende per 80 chilometri e coinvolge i 19 comuni che fanno parte del Consorzio: un percorso tra colline tappezzate di vigneti, piccoli borghi in pietra, torri e castelli medievali, palazzi cinquecenteschi e ville patrizie settecentesche e ottocentesche. Le tappe consigliate sono la Pieve di Santa Maria Maggiore e Palazzo Lechi di Erbusco. Questo comune è anche il posto giusto dove fissare la base per il proprio tour: L’Albereta Relais&Chatheaux è un albergo a 5 stelle, con Spa, ristorante – il Leone Felice per 20 anni è stato guidato da Gualtiero Marchesi, dal 2014 invece la cucina è affidata a Fabio Abbatista – e il Bistrò VistaLago. Il tour può riprendere con le visite ai castelli di Passirano e Bornato, mentre a Rovato, sul Monte Orfano, si gode di una vista privilegiata sulla Franciacorta. Con un’altra pedalata si raggiunge l’Abbazia olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano e poco più in là, a Provaglio d’Iseo inizia la riserva naturale delle Torbiere del Sebino dove tra canneti, ninfee in fiore e uccelli acquatici, ci si potrà finalmente riposare dopo tutti i saliscendi in bicicletta, prima di rimontare in sella e tornare in albergo per un massaggio rilassante o un buon bicchiere di Franciacorta.

 

In apertura: Vista de L’Albereta, resort 5 stelle di Erbusco in Franciacorta. Immersa in un parco secolare e nascosta tra le sinuosità di dolci colline coltivate a vigneti, la struttura ospita anche la spa l’Espace Vitalité Henri Chenot, il ristorante Leone Felice e il bistrò Vista Lago.

Articolo pubblicato su Club Milano 23, novembre – dicembre 2014. Clicca qui per scaricare il magazine.

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