A lezione di Expo

Expo 2015

Mancano meno di sei mesi all’inizio di Expo, eppure c’è ancora una certa confusione in merito. Ecco allora l’idea di una lezione, 40 minuti di orologio che volano via veloci per capire cosa sarà e cosa non sarà, per sfatare pregiudizi e scoprire più di una curiosità.

di Marilena Roncarà | 11 novembre 2014

Lo sapevate che Expo è un format come X Factor e il Grande Fratello? Che non è una fiera, che non c’è nessuna organizzazione internazionale a muovere le fila, che non avrà luogo alla fiera di Rho Pero e che la gestione è affidata in autonomia ai singoli stati partecipanti, come una sorta di condominio all’italiana?
Per fare piazza pulita di credenze mal riposte, ma soprattutto per dare qualche dritta in più in merito a quella grande occasione di visibilità e sviluppo che è Expo 2015 per l’Italia, le aziende e i singoli che sapranno collegare la propria attività a quest’evento, nasce l’idea di A lezione di Expo. Un format veloce, 40 minuti spaccati di orologio, che scivolano via in totale leggerezza grazie anche all’indiscutibile verve comunicativa di Giacomo Biraghi, coordinatore dei tavoli di Expo, nonché #Expottimista per definizione.

“In generale penso che ci siano tantissime questioni ancora aperte e non presidiate – ci spiega lo stesso Biraghi – e allora ognuno può mettere in campo quello che ha, dalla propria idea, alla propria attività imprenditoriale, prendendosi una parte di Expo, senza chiedere il permesso o aspettare nessun invito. Del resto – prosegue Biraghi – Expo è di chi se lo prende, è un evento facilmente hackerabile, per cui ognuno può diventare “Expo” sul tema di cui ha competenze e relazioni. Però Expo va anche capito, è una struttura a condominio, non c’è un organizzatore, è un sistema aperto, una specie di social network della realtà”.

Expo in viaggio

Di fatto per saperne di più in materia ci sono 3 opzioni aperte:

Le Lezioni di Expo organizzate dal Politecnico di Milano, che dopo il successo del primo ciclo dello scorso anno (oltre 2000 le presenze registrate), replica anche quest’anno con 7 incontri. Qui le info.

Expo in viaggio, ovvero un tour che Expo fa in giro per l’Italia per raccontarsi. E se 30 sono le tappe già fatte  e 100 sono quelle in programma, la notizia è che chiunque voglia un approfondimento in materia o un’occasione di dibattito può richiedere una lezione, e in una logica totalmente aperta e dal basso, gli organizzatori si recheranno sul posto. Quindi non ci sono scuse, ma per saperne di più, leggete qui.

Gli appuntamenti all’Expo Gate, che per non confondere si chiameranno proprio Expo! e che una settimana al mese (la prossima è quella che va dal 17 al 21 novembre) con un programma fitto fitto di incontri proseguono nel racconto di Expo attraverso la voce di chi è #Expottimista. Tenete d’occhio il calendario.

Expo in viaggio

L’ultima curiosità che anticipiamo in fatto di Expo Milano sono i Tocchi italiani, ovvero quelle personalizzazioni frutto di creatività e saper fare made in Italy del format Expo, alcuni dei quali sono tra l’altro già piaciuti così tanto, che Dubai li ha comprati per quando toccherà a lei organizzare l’evento nel 2020. Qui ne anticipiamo solo 3: per conoscerli tutti bisognerà per forza andare almeno a una lezione o a piacimento, convocarne una.

Ebbene il primo tocco italiano è, cosa mai accaduta prima, l’ugual trattamento che tutti i paesi del mondo avranno a Expo Milano: i partecipanti saranno infatti collocati lungo un unico viale centrale e le porte d’affaccio delle loro strutture saranno grandi uguali. E solo per parlare di uno degli effetti collaterali di questo primo tocco italiano, succederà tra l’altro che 48 nazioni in guerra tra loro, si troveranno di fatto a dialogare a Expo, dove riceveranno un uguale trattamento.
In secondo luogo i paesi in via di sviluppo saranno ospitati all’interno dei cluster, i padiglioni collettivi organizzati per aree tematiche (dal Mediterraneo, alle spezie, al caffè), evitando il rischio di facili marginalizzazioni. Infine e qui la chiudiamo con le anticipazioni, Expo Milano, per la prima volta in assoluto ospita al proprio interno i rappresentanti della società civile: dalle associazioni del terzo settore, alle ONG internazionali, a tutti quei punti di vista non ortodossi che rappresentano un completamento di quest’evento polifonico.

Una nota a margine è che a Expo 2015, secondo le ultime stime, sono attesi circa 20 milioni di visitatori, il che significa che in quella sede verranno prodotti altrettanti input da parte di persone di tutto il mondo. Viene da pensare che chi saprà ascoltare e decodificare questi input/bisogni potrà probabilmente produrre lavoro per il presente e per il futuro. È una sfida da prendere al volo.

 

Info
www.socialmediaexpo2015.com

 

Commenti

commenti

Be first to comment