Il Seveso e la Milano sott’acqua

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Ancora una volta Milano è stata messa in ginocchio dall’esondazione del Seveso. Dopo decenni di polemiche, ritardi e ricorsi, qualcosa sembra muoversi per risolvere alla “fonte” il problema. In ritardo per Expo e con un’opera da molti ritenuta inutile.

di Redazione Web |  20 novembre 2014

Se il tiepido sole con cui Milano si è svegliata negli ultimi giorni ha a poco a poco asciugato la città dopo le recenti piogge a battente, di certo non altrettanto facilmente potranno evaporare le polemiche per l’ennesima esondazione del Seveso (e questa volta anche del Lambro) che, dopo quanto già successo la scorsa estate, ha nuovamente sommerso un intero quartiere, mettendo in ginocchio gran parte della zona Nord del capoluogo lombardo.

Oltre cento esondazioni negli ultimi 35 anni, molteplici cause e nessuna soluzione: queste le cifre di un problema tutto milanese, che ancora una volta ha accomunato nei danni e nei disagi la futura sede di Expo (diversamente da quanto si possa pensare, una vera e propria città d’acqua con la sua vasta rete di fiumi, canali e torrenti in gran parte sotterranei, e la sua falda acquifera in continuo e costante innalzamento) ad altre città di mare e di fiume colpite dal maltempo degli ultimi giorni. Una situazione inconcepibile per una qualsiasi metropoli con, almeno a parole, una forte vocazione europea e sicuramente inaccettabile per una città che, fra neanche sei mesi, dovrà essere pronta ad accogliere le centinaia di migliaia di visitatori di un’esposizione universale.

seveso anni 60

Ma per comprendere appieno la complessità del problema, cui nessuna giunta, né a destra né a sinistra, ha saputo porre rimedio nel corso dei decenni, bisogna innanzitutto rispondere alle due semplici domande che tutti, milanesi e non, ci poniamo ogni qual volta Milano si trasforma in una piccola Venezia: perché esonda il Seveso? E, soprattutto, com’è possibile che non si riesca a risolvere definitivamente questo endemico problema?

Riprendendo l’attenta analisi dello scorso luglio de linkiesta.it, le cause, come sempre accade per un fenomeno di tale portata e vastità, sono molteplici e le responsabilità non solo milanesi, ma da suddividersi tra tutti i comuni che sono attraversati o circondano il torrente. L’incontrollata ed elevata urbanizzazione dell’hinterland milanese (zona con una permeabilità del terreno ormai sostanzialmente nulla), i numerosi interventi volti a modificare l’alveo fluviale, la scarsa manutenzione del letto del fiume, il suo utilizzo come discarica per grandi rifiuti, i cambiamenti climatici e, non da ultimo, una Storia che già dall’epoca romana racconta di una città in cui deviazioni, interramenti e chiusure di canali sono all’ordine del giorno, sono solo alcuni dei numerosi volti della stessa questione. Un problema che, a ogni precipitazione sopra la media, vede questo piccolo fiume a carattere torrentizio di 52 km (che scorre sommerso per 9 km fra Bresso e Milano) gonfiarsi e straripare da argini e tombini, diventando in poche ore una minaccia per tutta la città.

A nulla può infatti lo scolmatore di Nord Ovest, opera destinata a diminuire la portata del fiume, datata 1954 ma terminata solo nel 1980: se la costruzione di un secondo scolmatore (a Nord Est) è stata progressivamente abbandonata, la soluzione pare essere stata trovata, oltre che in un adeguamento del canale scolmatore (previsto per la fine del 2016), nella realizzazione di cinque vasche di laminazione – per noi profani di ingegneria idraulica, grandi bacini in cui far defluire le acque nei momenti di piena – da realizzare in altrettanti comuni (quattro nell’hinterland e una a Milano), la prima delle quali a Senago. Un’opera che, dalla sua progettazione, non solo ha causato un torrente di polemiche, perché ritenuta inutile e dannosa per l’ambiente, ma è rimasta a lungo senza i fondi necessari. La differenza tra i 30 milioni di euro già stanziati da Comune e Regione e i 110 richiesti per portare a termine i lavori dovrebbero arrivare presto dal Governo, che ha confermato il via alle opere anti-esondazione nonostante il ricorso del Comune di Senago.

Ritardi, ricorsi, pochi investimenti e scarsissima lungimiranza: anche a voler scavar poco in profondità, dalle acque (sporche) del Seveso emerge subito una marea di errori e contraddizioni che da troppo tempo pesano sulle amministrazioni locali e sui vari governi che si sono succeduti negli anni. A noi cittadini, invece, rimane una sola certezza, che Milano dovrà affrontare i 6 mesi di Expo con una spada di Damocle non sopra la testa, ma sempre pronta a colpire da sotto le case, le piazze e le strade.
Che viene quasi la tentazione di esclamare piove, governo ladro!

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