Football’s coming home

Casa Milan

Nell’ampio quartiere del Portello sorge Casa Milan, la nuova e avveniristica sede del Vecchio Diavolo rossonero fondato a fine ‘800 da Herbert Kilpin. E qua tra uffici, museo, ristorante e store si pensa già audacemente al calcio del futuro.

Testo di Simone Sacco
Foto di Andrea Martiradonna

Forse quest’articolo sarebbe stato preso nella giusta maniera se vi avessimo parlato dei New York Yankees o dei Los Angeles Lakers. L’esterofilia fa sempre colpo qui in Italia; mentre quando si va a toccare il fenomeno locale o (ancor peggio) la squadra del cuore ecco che si alzano di botto gli sfottò, i commenti velenosi e le varie diffidenze. Eppure stavolta il tifo per questo o quell’altro team non è l’argomento predominante. Indispensabile però è riuscire a inquadrare Casa Milan, la nuova sede della squadra rossonera sorta nell’autunno 2013, come una sorta di cartolina spedita dal futuro. Una premonizione di come vivremo il calcio tra cinque anni nonostante i nostri cugini europei (Inghilterra, Spagna e Germania in primis) ci stiano già sguazzando da un bel po’. I numeri, tanto per cominciare. Casa Milan sfoggia 3 mila metri quadri d’edificio, una piazza di 25 mila intitolata a Gino Valle (noto architetto friulano), quattro piani d’altezza, un design spigoloso e cromatico (opera di Fabio Novembre) un museo tecnologico battezzato Mondo Milan, un ristorante (Cucina Milanello) dove l’atleta se la gioca col buongustaio, uno store fornito di magliette, gadget ecc. Dati che illustrano come il football milanese avesse bisogno di una sterzata simile. Di quanto necessitasse di spazio più che di visibilità. E per “spazio” intendiamo proprio la metratura quadrata; quella che qualsiasi agente immobiliare vi consiglierebbe se nella bacheca del vostro team ci fossero 18 scudetti, 7 Champions League e coppe di ogni tipo. “Il fatto è che la vecchia sede di via Turati stava diventando insostenibile per le nostre esigenze”, spiega Jaap Kalma, direttore commerciale di Casa Milan, olandese di nascita, un passato alla Ferrari (“Il Cavallino non è un brand, ma un love-brand”, riassume lui) e pure una vaga somiglianza con l’attore Vincent Cassel. “Comprendo l’affezione verso quel luogo storico, ma non puoi progettare il futuro se lavori in stanze poco capienti, impossibilitato ad accogliere ospiti”.

Casa Milan

Quindi largo al nuovo tramite delle rivoluzioni visivamente eloquenti (lo skyline di Casa Milan, visto dall’adiacente Parco Portello, spicca imponente), ma pure necessarie. “Paradossalmente – prosegue Kalma – i social media ci fanno conoscere ogni cosa del calcio moderno, ma restano impersonali quando si tratta di approcciare il tifoso. Prima c’era San Siro a delineare la famiglia rossonera, ora abbiamo anche questo hub all’avanguardia. E non parlo a vanvera: quando i dirigenti del Real Madrid vengono a farci visita vedi realmente lo stupore nei loro occhi…”. Forse perché se uno va al Santiago Bernabeu è logico che ci trovi al suo interno, oltre al campo, pure il ristorante e il museo. Meno probabile però che conosca l’indirizzo della sede sociale dei Blancos. Qua no: il pacchetto è completo o, come dice Kalma, “il progresso è meglio indirizzato. Se ci viene un’idea al terzo piano è facile metterla in pratica dialogando con Mondo Milan che, da questo punto di vista, è un laboratorio in costante evoluzione. Tra vecchie maglie in lanetta e ologrammi strabilianti, tra Nereo Rocco e Facebook, tra coppe e braccialetti interattivi”. Interessante anche l’iniziativa di abbattere la distanza tra l’idolo sportivo e l’appassionato, che vorrebbe scattarsi un selfie in sua presenza. A fine agosto Fernando Torres è stato presentato tra queste mura, ma poi ha trascorso due ore a chiacchierare coi tifosi nel piazzale sottostante. Frequente pure incontrare volti rossoneri a Cucina Milanello dove, tanto per dire, Barbara Berlusconi e Adriano Galliani pranzano con regolarità. Senza dimenticarci che la prima “casa” del Milan resta sempre e comunque lo stadio Meazza in condivisione col biscione nerazzurro. Ma pure a San Siro si guarda già agli sport professionistici statunitensi. “Abbiamo migliorato l’audio e il pre-gara con esibizioni e interviste. I focus restano ovviamente i novanta minuti, ma prima era malinconico vedere un prato vuoto e la gente che s’attardava a entrare”. In attesa di un eventuale e clamoroso trasferimento rimandato a ben dopo l’Expo 2015. “Già, non è un mistero che il Milan voglia uno stadio di sua proprietà – conclude Kalma – ma come abbiamo parlato di Casa Milan solamente a giochi fatti, anche qui attendiamo che le cose si ufficializzino. Se si ufficializzeranno”. C’è tempo, insomma. Il 28 maggio 2016, intanto, la finale di Champions League si terrà proprio al Meazza. Una buona occasione per esserci. Qui a Casa Milan nessuno ce l’ha detto esplicitamente, ma siamo arcisicuri che tutti l’avranno perlomeno pensato.

 

In apertura: Casa Milan. La struttura nasce nell’autunno del 2013, ma viene inaugurata ufficialmente solo nella primavera di quest’anno. Lo scorso
10 luglio ha ospitato la presentazione della prima squadra per la stagione 2014/2015 di fronte a un mare di tifosi.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 23, novembre – dicembre 2014. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment