In viaggio con Vanessa Winship

Senza titolo, dalla serie Imagined states and desires. A Balkan journey, 1999-2002 © Vanessa Winship

Una mostra alla Fondazione Stelline ripercorre la carriera della fotografa britannica, la prima donna ad aver ricevuto il prestigioso premio Henri Cartier-Bresson. Oltre 100 scatti in bianco e nero, per un viaggio attraverso i confini e le frontiere, fra paesaggi umani ed emozionali.

di Marilena Roncarà | 09 gennaio 2015

È in corso fino al 15 febbraio alla Fondazione Stelline la mostra dedicata a Vanessa Winship e organizzata dalla Fundación Mapfre di Madrid.
Nata Barton-upon-Humber, nel Regno Unito, 55 anni fa, la Winship è uno dei nomi più acclamati della fotografia internazionale: in uno stile non meramente documentario, la fotografa britannica si misura con temi quali la frontiera, l’identità, la vulnerabilità e il corpo. Ecco allora che la sua personale (oltre 100 scatti in bianco e nero) in mostra a Milano, diventa un viaggio ai confini dell’identità, tra corpi fragili e visioni potenti, un viaggio durato 15 anni e fatto di sguardi poetici, ma soprattutto di una pluralità di realtà: dai Balcani, al Mar Nero, dal Caucaso, fino ai silenziosi e travolgenti paesaggi spagnoli di Almeria, in Andalusia.

Almería. Where gold was found, 2014

Almería. Where Gold was found, 2014

Nascono così le serie A Balkan Journey, Black Sea: Between Chronicle and Fiction, Sweet Nothings: Schoolgirls of Eastern Anatolia, Georgia. SeedsCarried by the Wind, reportage e micro-storie che catturano i corpi in gesti di stupore, sagacia, solitudine, piuttosto che di amore e calore, tutto quello che si riesce a cogliere dietro un sopracciglio inarcato, la piega accentuata di una bocca, piercing distribuiti qua e là sulle labbra e fiori tra i capelli.

da She dances on Jackson. United States, 2011-2012 © Vanessa Winship

da She dances on Jackson. United States, 2011-2012

È del 2011 la serie She dances on Jackson. UnitedStates che le ha valso in quello stesso anno il prestigioso premio Henri Cartier-Bresson per la fotografia. Qui ogni cosa, dalla superficie della terra, al linguaggio del corpo, parla dell’ormai inarrestabile declino del sogno americano, mentre la vulnerabilità della terra, il senso del territorio di frontiera e il peso del passato sono ben suggeriti anche dalla serie Almeria. Where Gold Was Found, che le è stata commissionata dalla Fundación Mapfre, per rappresentare lo sradicamento e la storia fatta di alterne vicende di questa terra. Qui, come già nella serie She dances on Jackson. UnitedStates,  il paesaggio eloquente e immobile si fa sempre più spazio emergendo anche a discapito dei soggetti umani, che sembrano via via scomparire.
Del resto, come ha sottolineato il Presidente Fondazione Stelline PierCarla Delpiano: “Ospitare un’artista come Vanessa Winship è come fare un itinerario in un mondo che muta, nei confini e nella percezione storica dell’evoluzione […].”

 

Vanessa Winship
17 Dicembre 2014 – 15 Febbraio 2015
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61

In apertura: Senza titolo, dalla serie Imagined states and desires. A Balkan journey, 1999-2002.

 

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