Il mondo sotterraneo dei Cobianchi

Cobianchi, foto di Marilena Roncarà

Dimenticato per anni sotto l’asfalto di piazza Duomo c’è un universo sotterraneo: l’Albergo Diurno Cobianchi, che comprende tutta l’area di via Silvio Pellico. Solo che per scovarlo bisogna guardare all’ingiù, tra le colonne dei portici, fino a imbattersi in quell’insegna ancora intatta.

Foto e testo di Marilena Roncarà

Aperto nel 1924, il primo diurno milanese era molto di più di un semplice bagno pubblico: accanto a docce e bagni in tinozza, forniva servizio di deposito bagagli, lavanderia e ancora barbiere, parrucchiere, manicure, noleggio ombrelli, manutenzione cappelli, divanetti di lettura e scrittura, fino alla vendita dei biglietti per treni e spettacoli.
Insomma era una vera e propria città sotterranea, costruita per rispondere a un’esigenza igienico sanitaria, ma divenuta in breve luogo di passaggio e svago. E soprattutto la storia degli alberghi Cobianchi, tutti a gestione familiare, non è circoscritta a Milano, ma coinvolge l’Italia intera dove, da nord a sud, ne sorsero in 10 anni all’incirca una quindicina.

L’idea è di Cleopatro Cobianchi che, di ritorno da un viaggio a Londra (era il 1911) decide di importare anche da noi questa struttura dedicata alla cura della persona. Il successo è immediato (come anche l’appoggio del re Vittorio Emanuele III e del Duce) e in più i costi per usufruire del servizio sono alla portata di tutti. “Entrando era come varcare la soglia di un altro mondo”, ci racconta Laura Bolognini Cobianchi, pronipote di Cleopatro, il cui padre, assieme allo zio, gestiva il Diurno di piazza Duomo. “Ci si lasciava alle spalle il caos della città, per entrare in una dimensione ovattata, ma familiare. C’erano i profumi del vapore e gli odori del legno, il rumore delle vecchie macchine da scrivere con i tasti e ancora il banco dei cambi e una serie di cunicoli che correvano nel ventre della città”.

Di grande impatto sociale per il tempo, il luogo è diventato anche riferimento per l’immaginario collettivo, non a caso al suo interno sono state girate alcune sequenze del film La vita agra con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli. Tuttavia dagli anni Sessanta la diffusione del bagno in casa portò al progressivo disuso di queste strutture, anche se quella di Milano fu l’ultima a chiudere nel 1999.

Da allora, a parte una breve parentesi tra il 2003 e il 2006, quando fu riaperto come punto informativo dell’azienda autonoma del turismo, il Cobianchi ha versato in uno stato di abbandono, fino a quando lo scorso settembre è stato utilizzato da Elita per il suo festival. Ma a Milano questo non è l’unico Diurno, il suo gemello, anche se non gestito dalla famiglia Cobianchi, è il Diurno Venezia di piazza Oberdan. Costruito tra il 1923 e il 1925, con decori e arredi attribuiti all’architetto Portaluppi, pare ora godere di una sorte più fortunata, dato che con la complicità del FAI potrebbe essere recuperato in seguito alla riqualificazione della piazza. Certo questa volta non si arriverà in tempo per Expo ma, assicura l’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, si farà.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 24, gennaio – febbraio 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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