Nuda e cruda in scena

Anna Mazzamauro, Nuda e Cruda

In scena al Teatro Sala Fontana dal 12 al 15 febbraio con lo spettacolo Nuda e Cruda, di cui è anche autrice, Anna Mazzamauro racconta vizi e debolezze del nostro bel Paese, invitando a liberarsi di paure e pregiudizi.

di Marilena Roncarà | 12 febbraio 2015

“Voglio rassicurare gli spettatori che in scena sarò più cruda che nuda, altrimenti non viene nessuno”, premette con la vulcanica ironia a cui ci ha abituati l’attrice romana Anna Mazzamauro, che subito con altrettanta sagacia precisa “mi piace essere ironica, anche se l’ironia è pure un modo per nascondere le proprie disgrazie”. E per vederla in scena con Nuda e Cruda, basta recarsi dal 12 al 15 febbraio al Teatro Sala Fontana di Milano, dove lo spettacolo arriva dopo un tour su e giù per lo stivale, salvo poi approdare come prossima meta a Palermo. Scritto dalla stessa Mazzamauro e diventato anche un libro, Nuda e Cruda è una confessione semiseria sulla propria atipicità (che poi è un altro modo per dire diversamente bella), che diventa nel contempo un  invito a spogliarsi di paure e tabù per esibire senza vergogna la propria unicità.

Ma la mattatrice protagonista non è da sola sul palcoscenico: l’accompagnano il ballerino Leonardo Conflitto, le incursioni della sarta di scena Lilly Norma, i musicisti Sasà Calabrese al contrabbasso e Salvatore Cauteruccio alla fisarmonica e al pianoforte e poi c’è Livio Galasso alla regia e Amedeo Minghi che firma le musiche originali. Così in un continuo alternarsi di registri, tra una gag e una canzone, ecco allora che davanti ai nostri occhi prendono vita i caratteri umani più disparati in un susseguirsi di situazioni topiche: dalla donna oversize che difende con orgoglio il suo peso, salvo poi dare l’avvio a uno spogliarello che lascia la nostra attrice in guepière, al racconto immaginato della telefonata che Roberto Rossellini fece ad Anna Magnani per dirle che la lasciava per sposare Ingrid Bergman, al Parlami d’Amore Mariù cantato alla Madonna come fosse una preghiera in un momento dedicato alla violenza sulle donne, passando ancora per temi come la malattia, l’amore, i talent, la vecchiaia, il sesso e qui ci fermiamo perché gli spettacoli vanno visti e non raccontati. Ma in sostanza in Nuda e Cruda, la mattatrice Mazzamauro dice di sé, tira in mezzo aneddoti della propria vita e della storia recente per raccontare vizi e virtù di tutti noi.

Partiamo dall’inizio, come nasce l’idea di Nuda e Cruda?
Nuda e cruda significa che io affronto, senza la pretesa di risolverli, i nodi della nostra contemporaneità, le questioni che ci assillano tramite i media o l’osservazione di ciò che ci circonda.

In scena non si risparmia, gioca e si diverte, cerca il contatto con il pubblico…
Prima dello spettacolo mi piace fare una sorta di avanspettacolo, parlo al pubblico, cerco di conoscere chi ho di fronte per metterlo a proprio agio e per portarlo attraverso le battute e i racconti nel mio mondo: lo faccio sorridere, ridere, salvo poi sferrare un cazzotto nello stomaco e da qui prende il via un alternarsi di emozioni, tra una coltellata e una risata liberatoria, come accade nella vita.

Da più parti ha dichiarato che la commedia non è il suo genere preferito…
Non amo la commedia a meno che non sia estremamente divertente, perché la commedia è come una sorta di calma piatta in cui ogni tanto arriva un’onda che fa ridere, ma poi ritorna la calma. Nel mio spettacolo non c’è mai la calma piatta. Sarebbe inutile la mia presenza sul palco e il pubblico in sala, senza che io e il pubblico insieme provassimo emozioni. Ecco a me piace emozionare: attraverso la parola, il silenzio, la musica. Questo è il senso del teatro.

Lo spettacolo è in tourneè da un anno. Che tipo di Italia è quella che la viene a vedere?
Meravigliosa. Non mi vengono altre parole. A qualsiasi meridiano abbia portato lo spettacolo, il pubblico è sempre partecipe, perché i temi che affronto sono quelli che ogni giorni ci troviamo a vivere, per cui ogni volta a fine spettacolo mi sento come una rock star nel pieno di una standing ovation.

Quando e perché  ha deciso che avrebbe fatto teatro e l’attrice?
A me non è mai venuta l’idea di fare teatro. Ce l’ho scritto nel DNA, da quando ero all’asilo e disegnavo le locandine degli spettacoli. Ho sempre saputo che avrei fatto questo nella vita, anche se i miei genitori ci hanno provato a mettermi sulla retta via, esorcizzando questo demone che è in me. Ma niente. Sono una donna socialmente e civilmente inutile, riesco a fare qualcosa di buono solo quando salgo su un palcoscenico, ma purtroppo non riesco a portarmelo sempre appresso.

Lei parla spesso della sua atipicità…
Sì nella mia carriera ho sempre sostenuto la mia atipicità, nel senso che il mio è “un altro modo di essere bella”. Lo so che sembra un rifugio, ma ne ho fatto una bandiera talmente sventolante che alla fine ci credo pure io. E soprattutto quando sono sul palcoscenico mi sento bellissima, intelligentissima, con grande comunicativa, come a rasentare la perfezione (ride ndr).

Per le date di Milano lo spettacolo è in concomitanza con la manifestazione canora più nazional popolare che ci sia…
Sarà una bella lotta tra San Remo e Sant’Anna, ma mi auguro che ci sia pubblico per entrambi. Tra l’altro la Sala Fontana, il teatro che mi ospita, è uno spazio davvero unico. La prima volta che ci sono entrata ho avuto un’impressione emozionante: ho sentito il calore (e mi si passi la retorica) delle persone che amano il teatro per davvero, dove ogni cosa: dal palcoscenico, ai camerini, alle poltrone ha quasi un’aura sacrale.

Oltre a essere attrice di teatro e di cinema, per 20 anni è stata anche la signorina Silvani, l’impiegata vamp di cui Fantozzi è innamorato, e 20 anni sono quasi un matrimonio… con questo personaggio…
La signorina Silvani un po’ la amo e un po’ la odio. In questo spettacolo la cito ma solo per far riferimento alle donne sole e stronze. Per la mia carriera la amo perché mi ha dato una riconoscibilità che attraverso il teatro non avrei mai avuto. La odio perché all’inizio questa zeta di Fantozzi che mi aleggiava intorno ovunque andassi, mi faceva sembrare una zanzara fastidiosa. Ma col tempo, con tanto lavoro, a furia di teatro, altro cinema e televisione, la doppia zeta di Fantozzi si è tramutata nella doppia zeta di Mazzamauro.

 

Nuda e Cruda
di e con Anna Mazzamauro

Teatro Sala Fontana
12 – 15 febbraio
da giovedì a sabato ore 20.30
domenica ore 16.00

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