Daria Bignardi

Daria Bignardi

UNA FAMIGLIA SULLO SFONDO

Custodisce i segreti delle interviste “scoop”, lei che con il suo programma Le invasioni barbariche occupa dal 14 gennaio 2015 la prima serata del mercoledì sera su La7. Ha alternato la conduzione del Grande Fratello, della Fattoria a programmi intellettuali capaci di catturare ascolti come pochi altri e scrive romanzi (anche per sé stessa), raccontando di famiglie, ingranaggi estremamente delicati e complessi.

di Nadia Afragola

Dopo l’autobiografico Non vi lascerò orfani (vincitore dei premi Rapallo e Elsa Morante) è la volta de L’amore che ti meriti, un noir sentimentale che parla di segreti ma anche di donne, di generazioni diverse e di Ferrara, città dove è nata. Questo suo quarto romanzo cosa custodisce?
I segreti ti fanno sentire più forte ma allo stesso tempo più solo. Dentro questo romanzo c’è una storia familiare piena di misteri. C’è sempre una famiglia sullo sfondo dei miei romanzi e poi c’è un segreto da rivelare. Mi hanno chiesto se avessi un problema con le fughe, forse perché anche ne L’acustica perfetta c’era una sparizione.

Nel libro si parla di verità negata, ci spieghi meglio…
Dire la verità è un privilegio. Antonia, giallista in attesa del primo figlio, ha un padre che l’ha educata in questo senso, vuol dire essere consapevoli di chi siamo. Vale per i protagonisti del mio libro, ma vale anche nella vita reale.

Nel libro prende vita un gioco delle generazioni in cui il tempo dirà quanto i protagonisti sono pronti a mettersi in gioco. E Daria, quanto è ancora pronta a mettersi in gioco?
Ancora tanto. Il coraggio è qualcosa che non mi è mai mancato. È più difficile farlo nella vita privata, mettersi in gioco. Per quanto riguarda il lavoro è più facile, basta seguire delle regole ben precise, e soprattutto avere sempre la coscienza a posto.

Ha recentemente dichiarato: “Quando hai successo in televisione ti vergogni di scrivere: ti sembra che ti pubblichino perché fai televisione”. La risposta a questo dubbio è il successo di pubblico?
Sono solo i lettori a decretare il successo di un libro. Sono loro a decidere se al primo romanzo ne farà seguito un altro o meno e devo ammettere di aver ricevuto, nel corso degli anni, tanto affetto, talmente tanto che spero nel tempo e con i miei libri di poter in qualche
modo ricambiare la fiducia ricevuta.

L’amore si merita e per amore si muore, sempre più spesso, in Italia come nel resto del mondo. Parliamo di femminicidio e di cosa l’Italia non fa per tutelare le sue donne.
In questi casi non parliamo di amore, sono rapporti involuti, sono donne che hanno smesso di amare se stesse, prima del proprio compagno o marito e si lasciano maltrattare da uomini che hanno bisogno del possesso più che dell’amore.

Come ha fatto a collegare in un libro sentimenti, deportazione degli ebrei, dipendenza da droghe, suicidio, menzogna. Basta veramente solo un segreto?
A volte come nella vita reale basta un segreto a cambiare l’ordine della carte in tavola. Ogni verità non condivisa diventa un peso e fa sì che ogni singolo problema cambi intere esistenze, di famiglie e generazioni.

Il suo libro è una sceneggiatura pronta. Lo ha fatto apposta?
Lo dicono in tanti, ma dicono che i produttori preferiscano investire nelle commedie. Diciamo che il mio libro ha la fortuna di farsi leggere anche in modo divertente.

Sta già lavorando a un nuovo libro?
Un’idea c’è, ma devo covarla il giusto tempo e la gestazione è ancora lunga.

Come si diventa un personaggio televisivo oggi? Basta dare del comunista a Lucio Dalla come ha fatto tempo fa Fedez in una puntata di XFactor?
Questo episodio devo ammettere di essermelo perso. Credo che le scemenze lascino spazio al tempo che trovano e che il pubblico non sia per nulla stupido come invece spesso lo disegnano. Se diventi un personaggio televisivo, di quelli capaci di superare una stagione e magari anche una decade, è perché sei stato onesto con il tuo pubblico. È un dare e un avere, come in ogni rapporto che si rispetti.

Com’è cambiata la sua professione, oggi che si sente tanto parlare di giornalismo digitale?
Dipende da cosa si fa. La tv digitale è diventata un canale molto importante, la tv in chiaro è più spettacolo. Trovo che il cambiamento sia relativo, cambiano solo i modi in cui una notizia è fruita.

Interviste Barbariche. Chi manca all’appello? Chi non rifarebbe? Moggi?
All’appello manca Nanni Moretti e spero di averlo presto ospite in studio. Quella di Moggi non fu una brutta intervista, diciamo che non fu semplicissima.

È riuscita laddove neppure Renzi riuscì: uscire indenne da uno scontro con la D’Urso. Come ha fatto?
Barbara è simpatica, è una donna che lavora tanto ed è stato divertente averla ospite nel mio programma. Abbiamo due stili diversi ma ci stiamo simpatiche.

Dal 1984 vive a Milano, tra poco, tutto il mondo punterà gli occhi sulla sua città, per Expo2015. L’Italia è pronta?
Non saprei dirle se siamo pronti per Expo. Lo scopriremo come sempre quando scatterà l’ora X.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 24, gennaio – febbraio 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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