Gli oggetti raccontano

Nilufar, via della Spiga, Milano

Gli oggetti che hanno già vissuto piacciono perché hanno una storia da raccontare, che poi è la storia della nostra umanità. E lo testimoniano i tanti negozi di modernariato sparsi in giro per la città, un invito a riscoprire il gusto del bello e a rinnovarsi di continuo.

di Marilena Roncarà

“Tante cose belle” non è solo un saluto un po’ formale di congedo, con cui ci si augurano accadimenti felici, ma è anche un’espressione che in senso ampio allude a quanto la felicità sia legata agli oggetti che ci circondano, che a volte solo a guardarli mettono di buonumore, sanno di casa, raccontano di persone e storie lontane. Insomma, le cose, per dirla con le parole del filosofo Remo Bodei, continuano a “rappresentare nodi relazionali con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive”. E tutto questo diventa subito evidente entrando in un negozio di modernariato, dove ogni oggetto pare messo lì per provocarci un senso di curiosità misto a meraviglia. “Noi che facciamo questo lavoro siamo come degli esteti, abbiamo una specie di istinto nei confronti di alcune cose e nella maggior parte dei casi ci innamoriamo degli oggetti che proponiamo”, racconta Maiter Ferrario, teorica dell’arte, amante della fotografia e del modernariato, nonché collezionista appassionata che sette anni fa ha aperto, nel cuore del quartiere Isola, la Galleria Wabi. “La bellezza degli oggetti che tratto è che raccontano delle storie, perché hanno già vissuto in un’altra casa”, continua Ferrario, il cui prossimo obiettivo è aprire a Parigi, anche perché “fuori dall’Italia lavorare è più facile” ci dice, come a rimarcare un leitmotiv che accomuna anche gli ambiti più impensabili.
Chi invece già da tempo lavora soprattutto con il mercato internazionale è Nina Yashar, fondatrice nel 1979 della Galleria Nilufar, nella centralissima via della Spiga. Nota come una delle più importanti dealer della scena mondiale, Nina Yashar, originaria di Teheran ma in Italia dall’età di 6 anni, nella sua galleria combina, come in un gioco sempre ben riuscito, pezzi di design di epoche differenti. “A chi entra da Nilufar voglio trasmettere la sensazione di essere dentro una casa immaginaria – ci spiega la “Queen of Design” (così la chiamano) – quello che cerco sono i pezzi meno visti, pezzi che poi sono speciali anche nel prezzo, dato che rarità coincide con costosità”.

Mauro Bolognesi, Ripa di Porta Ticinese 47, Milano

Mauro Bolognesi, Ripa di Porta Ticinese 47, Milano

Dell’importanza di essere presenti sul mercato internazionale, data la staticità di quello italiano è convinto anche Walter Mondavilli che, assieme al socio Marco Arosio e soprattutto con l’obiettivo comune di coniugare gusto e qualità, sei anni fa fonda Aria d’Italia, una galleria per due sedi: una in via Giovenale, con oggetti e mobili degli anni Trenta, Cinquanta e Sessanta; l’altra in via delle Tofane, dove un grande spazio è dedicato all’oggettistica e in particolare ai vetri di Murano e all’illuminazione. Ma davvero tante, per tutti i gusti e tutte le tasche, sono le possibilità per chi sceglie il modernariato a Milano: dalla tappa obbligata in via Maroncelli per la Galleria Anna Patrassi, la nota “imperatrice del modernariato” (al civico 3), e per la Galleria Rossella Colombari (civico 10) nata agli inizi degli anni Ottanta e specializzata anche in arte del XX secolo, alla grande esposizione permanente di mobili d’antan di Spazio 900 fino a Fragile, altro luogo di riferimento per modernariato e l’home decoration, da poco trasferitosi nella nuova location di via San Damiano, con il restyling firmato Alessandro Mendini.
Tutt’altra atmosfera, ma non meno affascinante è quella che si respira invece al 47 di Ripa di Porta Ticinese, dove ad accoglierci è un tripudio di mobili di design scandinavo: tavoli, poltrone, sedute, ma anche lampade, specchi e librerie che in un rimando di linee e forme fanno rimbalzare di continuo la nostra attenzione da un oggetto all’altro. Qui il padrone di casa è Mauro Bolognesi e la sua Galleria nasce nel 2004. “Prima mi occupavo di antiquariato fine ‘800 e inizi ‘900, poi mi sono appassionato di design scandinavo e ho aperto questo negozio. E tutto sommato funziona, anche se è meno facile di qualche anno fa” – ci racconta lo stesso Bolognesi – “Gli oggetti che hanno vissuto piacciono molto e poi ognuno si fa la fantasia che vuole sulla loro storia, a meno che non ci sia già una storia che posso raccontare io, come nel caso delle lampade Fontana Arte di cui avevo la ricevuta originale firmata dallo stesso signor Fontana. Sono brividi che riempiono di soddisfazione. Per questo non ci si stanca mai di questo mestiere e anche se da qui a 20 anni bisognerà reinventarsi qualcosa di nuovo, io continuo a immaginarmi in mezzo a mobili e mobiletti fino a 90 anni. E conto di arrivarci”. Come a dire che il modernariato, tra l’altro, mantiene giovani.

Aria D’Italia, via Giovenale 7 e via delle Tofane 5, Milano

Aria D’Italia, sede di via delle Tofane 5

 

Indirizzi
Aria D’Italia
via Giovenale 7
via delle Tofane 5
Mauro Bolognesi Kindergarten
Ripa di Porta Ticinese 47
Galleria Colombari
via Maroncelli 10
Galleria Anna Patrassi
via Maroncelli 3
Galleria Wabi
via Garigliano 3
Fragile Milano
via San Damiano 2
Nilufar
via della Spiga 32
Spazio 900
viale Campania 51
corso Garibaldi 42

 

Il bistrot d’antan
Per chi vuole godere delle meraviglie dell’arredo anche tra una forchettata e l’altra di una cucina semplice e casalinga il bistrot da provare è Aromando, in zona Sempione. Qui ogni cosa: credenze, sedie, tavoli stoviglie, senza tralasciare i dettagli, dalle vecchie stufette elettriche a qualche pregevole oggetto design, è rimasto fermo agli anni Cinquanta e sembra di entrare nel salotto buono della zia. Insomma la ricercatezza estetica è assicurata, per la cucina non resta che andare a provare.
Aromando Bistrot, via Moscati 13.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 24, gennaio – febbraio 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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