Non chiamateli (solo) virtuosi

Al grido di “And now Mozart!”, Igudesman & Joo approdano all’Auditorium di Milano con il loro spettacolo, un turbine di musica, teatro e humor, per un concerto a sostegno di Vidas: li abbiamo intercettati, tra Germania e Ungheria, e provato a carpire il segreto del loro successo, partendo dai Monty Python per arrivare sulla luna.

di Samantha Colombo | 6 marzo 2015

C’è una cosa che accomuna ogni angolo della terra: la musica. In qualsivoglia forma, è viva e presente, in grado di trasmettere emozioni, comunicare pensieri e diventare fulcro d’aggregazione, senza conoscere limiti di età, genere e cultura.
Aprire gli occhi su questa realtà, significa avere la chiave per arrivare dritti al cuore di chiunque o, per scendere dall’altarino degli ideali e diventare più pragmatici, aprire un canale YouTube e toccare 35 milioni di visualizzazioni. Questo con dei video nei quali si suona, si fa ironia e un po’ si spiega la propria arte: è successo ad Aleksey Igudesman e Hyung-ki Joo, violinista russo il primo e pianista anglo-coreano il secondo, più che semplici musicisti e performer, due artisti geniali, con il segreto dell’universo tra le dita.
Attraverso un’alchimia unica scaturita dall’unione tra sette note, spiccata teatralità e sense of humor, i due hanno allestito nel corso degli anni diversi spettacoli unici nel loro genere, in grado di attraversare il mondo intero e catturare gli spettatori più diversi con il loro magnetismo.

Oggi, Igudesman & Joo approdano all’Auditorium di Milano, portando sul palco il loro show And now Mozart! per un concerto benefico, organizzato da Vidas. Una doverosa parentesi: da oltre 30 anni, l’associazione è impegnata nell’offrire assistenza socio-sanitaria gratuita ai malati terminali, con una rete capillare di volontari che opera giorno e notte, fornendo non solo cure mediche ma anche supporto psicologico ai malati e ai loro famigliari, diventando un modello anche all’estero.
Lo spettacolo dei due aiuterà proprio l’associazione, alla quale va peraltro il merito di essere riuscita nell’Obiettivo di intercettarli. Il duo è infatti in costante movimento (in questo istante, dovrebbero essere approdati in terra magiara dopo essersi lasciati alle spalle Düsseldorf), sempre impegnato a diffondere la propria arte in giro per il mondo. Eppure, tra un viaggio e l’altro, siamo riusciti a parlare con loro di ispirazione, Monty Python e ricci alla ricerca di banane.

 

Quando vi siete incontrati per la prima volta e com’è nato il vostro sodalizio artistico?
Ci siamo incontrati alla Yehudi Menuhin School (una scuola di Cobham, nel Surrey, nda) e, in effetti, è stato odio a prima vista per il primo anno. Aleksey pestava costantemente Hyung-ki. È stato solo dopo un anno di lividi sofferenti che Hyung-ki ha offerto ad Aleksey del fish and chips e lui non ha potuto resistere all’opportunità di mangiare un boccone. Da allora, siamo diventati amici e partner, soprattutto per cibo e musica.

Come definireste le vostre performance, visto che non si tratta di semplici concerti?
Non è possibile riassumere tutto in una frase ma, se assolutamente costretti, vorremmo dire: “Mozart incontra i Monty Python”. Il nostro obiettivo è quello di avvicinare le persone alla musica classica, non solo cercare di essere diversi. Per noi, il mix di musica, commedia e teatro è una forma d’arte a sé stante, cerchiamo di combinare questi tre elementi per creare una propria sinergia.

Quali sono le vostre influenze artistiche e ispirazioni personali?
Siamo stati influenzati da persone che erano, allo stesso tempo, musicisti meravigliosi e dotati di un grande senso dell’umorismo, come Victor Borge, Dudley Moore e anche Glenn Gould, che ha realizzato alcuni sketch per la tv canadese e che probabilmente in molti non conoscono. Anche lo stesso grande violinista Yehudi Menuhin, con cui Aleksey è stato così fortunato da prendere lezioni, ha diffuso il verbo dell’essere aperti a ogni cosa intorno e non solo alla “musica classica”. Siamo stati molto vicini al teatro, al cinema e alla recitazione. Da adolescente, Aleksey ha attraversato un’intensa fase di lettura dell’opera completa di Bernard Shaw, Oscar Wilde e Anton Chekhov. Abbiamo entrambi fatto molti progetti su e giù dal palco, scritto musica e recitato in spettacoli e rappresentazioni teatrali.

Avete collaborato con diversi artisti incredibili: ci sono dei ricordi speciali?
Abbiamo avuto un feedback meraviglioso finora, anche da grandi artisti come Julian Rachlin, Janine Jansen, Mischa Maisky, Emanuel Ax e Gidon Kremer, con ognuno dei quali abbiamo avuto l’immenso piacere di suonare e coinvolgere nelle nostre performance in vari modi divertenti. Con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica abbiamo anche messo in piedi un progetto chiamato Being Gidon Kremer, con il quale abbiamo girato in lungo e in largo in questi anni.

 

 

Spesso la musica classica è vista come qualcosa di distante, serio e complicato, ma voi sembrate smentire questo pregiudizio, non credete?
La musica classica è come un riccio alla ricerca di banane durante una giornata estiva di sole in Antartide, mentre cammina a testa in giù in piscina. Questo probabilmente riassume il tutto… ha molte facce. Può essere seria, può essere divertente, può essere molto commovente o solo leggera e divertente. L’opera è un mix di molte cose. Forse quello che facciamo è una sorta di nostra “piccola opera buffa moderna”. Cantiamo, suoniamo, parliamo e anche balliamo a volte…

Ho letto da qualche parte (non ricordo né quando né dove) che siete interessati alla meditazione: credete che favorisca l’arte e l’ispirazione?
La maggior parte delle nostre idee nasce quando meditiamo e preghiamo “Numba”, il dio della musica classica e dell’umorismo. Abbiamo noi stessi creato “Numba”, ma ormai lui è forte e potente, pieno di saggezza e in grado di parlare 18 lingue, nessuna delle quali sfortunatamente noi o nessun’altra persona sulla terra capisce.

“Virtuosi musicali e maestri comici”… concordate con questa definizione?
Direi che siamo compositori e interpreti, specializzati nella loro musica e che tentano di trasformare un concerto nella celebrazione della vita piuttosto che in un funerale. Pensiamo che non ci sia nulla di male nell’essere intrattenitori. Non ci interessa molto del termine “virtuoso”, ma essere un musicista è una cosa sacra per noi.

Pensate che Internet e in generale una fruizione della musica più immediate possano aprire gli occhi della gente su altre culture e costumi?
Il nostro è uno spettacolo internazionale e utilizza poco la lingua. Una qualsiasi potrebbe andare bene, è secondaria alla presentazione. Non è importante capire lo humor di uno sketch, tuttavia facciamo del nostro meglio per adattarlo alla lingua locale, dove e quando ciò è possibile, e siamo riusciti a realizzare lo spettacolo in francese, tedesco, italiano, spagnolo, russo, anche coreano e persino usare frasi in giapponese, malese, mandarino e cantonese! Ciò che è fantastico per noi è il modo in cui diverse parti del mondo reagiscono a diverse parti dello show. L’umorismo è lo stesso ovunque, ma ogni cultura ha le sue “preferenze”. Alcuni paesi ridono di più sulla farsa grossolana, mentre altri preferiscono gli scherzi musicali o linguistici.

Piani per il futuro?
Stiamo mettendo da parte i soldi per diventare i primi musicisti sulla luna.

 

Aleksey Igudesman e Hyung-Ki Joo
And now Mozart!

Auditorium di Milano, Largo Gustav Mahler
18 marzo 2015, alle 20.30
Quota con sottoscrizione, per info: www.vidas.it

 

In apertura: Igudesman and Joo alla Konzerthaus di Vienna, di Julia Weseley.

 

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