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san siro

“Stadio di proprietà”. È attraverso questo concetto fondamentale che passa il futuro di Inter e Milan. E se i rossoneri sognano un avvenire lontano da San Siro, i nerazzurri sono già pronti a ridisegnare il Meazza, trasformandolo in un impianto al passo coi tempi.

di Alessandro Cossu | 12 marzo 2015

Per i più nostalgici è ancora La Scala del Calcio, e non importa se sul suo palcoscenico recitino ormai da anni attori non proprio degni di tale nome. I più istituzionali, invece, si ostinano a chiamarlo “Stadio Giuseppe Mezza di Milano”, volendo forse dimostrare con questo titolo anche una certa superiorità intellettuale. Per tutti gli altri, in Italia e nel mondo, la casa di Inter e Milan ha e avrà sempre e soltanto un nome: San Siro. Due semplici parole, ma capaci di fare affiorare anche nel tifoso dal cuore più duro un impetuoso fiume di ricordi e di emozioni, evocando con nitore – non ce ne voglia il vero santo, San Siro da Pavia – storie entusiasmanti di grande fede calcistica, di cieca passione popolare e di veri e propri miracoli sportivi.

Ammettiamolo, risulta quasi impossibile parlare di San Siro senza scivolare più o meno involontariamente in un’agiografica nostalgia del passato. Ecco allora che appare ancora più difficile comprendere come mai, nonostante tutto l’affetto dei tifosi e l’ammirazione incondizionata dei turisti stranieri, i due club “padroni di casa” siano ormai da tempo in cerca di una nuova dimora, decisi a traslocare lontano dalla gloria dei tempi andati ma potenzialmente più vicino ai grandi introiti del calcio moderno, che solo un impianto di proprietà sul modello dei moderni stadi europei garantirebbe a due società in crisi d’identità oltre che di soldi.

portello stadio milan

Stadio Milan al Portello

Dopo le voci degli ultimi anni, che hanno più volte spostato virtualmente gli stadi delle due società sulla cartina di Milano e provincia (San Donato per i nerazzurri, l’area Expo per i rossoneri), in casa Diavolo l’ultima proposta in ordine di tempo è il progetto Portello, un nuovo stadio da 48 mila spettatori con campo incavato e tetto mobile, senza barriere né tornelli, ecosostenibile e a rumore zero; un impianto, insomma, di nuova generazione, completamente a carico di sponsor privati e pensato per integrarsi dolcemente nella città e rendere la zona, già abitata da Casa Milan, un vero e proprio “quartiere rossonero”. Un sogno intrigante quanto ambizioso che è per ora soltanto una scommessa, dato che, nonostante gli annunci trionfalistici dei dirigenti milanisti, il progetto rischia seriamente di risolversi in un nulla di fatto: oltre ad aver già attirato le ire degli abitanti del quartiere, poco disposti ad abbracciare ogni domenica pomeriggio l’incontenibile passione dei tifosi di calcio, la proposta deve infatti innanzitutto fare i conti con gli altri tre progetti presentati per l’assegnazione dei padiglioni 1 e 2 del vecchio polo fieristico milanese, sul cui bando si attende ora la decisione di Fondazione Fiera. Una scelta prevista inizialmente per il 10 marzo e che ora potrebbe slittare a fine mese, ad aprile o addirittura a giugno e oltre.

Quale allora il destino del Meazza, se il Milan cambia casa? La risposta potrebbe essere un Inter Stadium, sull’esempio di quanto già fatto dalla Juventus a Torino. Anche sulla sponda nerazzurra del Naviglio fervono infatti idee e preparativi per un nuovo stadio: scartata l’ipotesi San Donato, figlia dell’era morattiana, la società di corso Vittorio Emanuele ha da poco presentato un progetto di riqualificazione del Meazza che, dopo il trasloco milanista, la porterebbe a ottenere la proprietà dell’impianto (assieme all’area del Trotto) senza gravare troppo su un bilancio già in sofferenza. Un’ipotesi sui cui pesa inevitabilmente il destino dei cugini rossoneri e che, in caso di divorzio tra le due squadre, prevede in ogni caso una convivenza al Meazza almeno fino al 2018-2020, ossia fino all’inaugurazione del nuovo stadio Milan. Sono comunque già partiti i colloqui tra il Comune e la società di Thohir: il percorso previsto, e l’unico per ora percorribile, è quello della cessione del diritto di superficie per 99 anni, ritenuto vantaggioso sia per il club sia per il Comune.

Nonostante i pochi dettagli finora trapelati, è probabile che per l’Inter il passaggio a uno stadio a 5 stelle passi attraverso la chiusura del terzo anello (al cui posto sorgeranno negozi e ristoranti) e la riduzione della capienza a 55mila posti. Una piccola grande rivoluzione per uno degli stadi più amati del mondo, che dovrà in ogni caso tenere conto dei lavori di restyling da completare entro il prossimo novembre in vista della finale di Champions League del 2016, prevista proprio a San Siro il 28 maggio dell’anno venturo. Finora l’unica vera certezza in mezzo a un mare di sogni e speranze a forma di pallone.

 

Foto da repubblica.it.

 

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