Arte, tradizione e curry

Rajasthan, ph. di Elena Cappelletti

Regione a sud ovest di Delhi, il Rajasthan testimonia la ricchezza di un passato fatto di mercanti e maharaja, haveli decorate e templi nascosti. Meta francese per eccellenza anche gli italiani iniziano a percorrerne le polverose strade.

Testo e foto di Elena Cappelletti

La strada è la prima, inevitabile, esperienza forte. Il caldo afoso, il rumore incessante dei clacson (incitati dagli imperativi “Blow horn” sul retro dei camion in circolazione), le mucche, i pellegrini e i tuk tuk danno un benvenuto pittoresco a chi arriva a Delhi, la capitale dell’India in cui ogni giorno si svegliano oltre tredici milioni di abitanti. Ingaggiare un autista privato è il modo migliore per affrontare le affascinanti ma caotiche strade della città e raggiungere incolumi le ampie distese erbose, i villaggi e i maestosi palazzi del Rajasthan, la terra della stirpe dei Rajput.
Questa regione è talmente variegata da soddisfare i gusti più disparati, dal turista che ama seguire la corrente e visitare Jodhpur, Jaisalmer e Jaipur, a chi preferisce intraprendere vie poco battute alla scoperta di realtà remote e tesori nascosti. In questo caso il tour inizia nello Shekawati dove, nel XVIII e XIX secolo, i ricchi mercanti avevano preso residenza data la posizione strategica all’incrocio delle strade che dalle coste della regione del Gujarat portavano alla via della seta.
Per ostentare le fortune accumulate si facevano costruire dimore, le haveli, sfarzosamente affrescate con scene ispirate alla mitologia, alla storia oppure alle invenzioni ammirate in paesi lontani, come treni e aeroplani. Solo così, attraverso i cicli pittorici delle mura di casa in cui erano costrette per tutta la vita, le donne potevano immaginarsi cosa succedeva altrove e celebrare i successi dei loro uomini. I villaggi di Mandawa, Nawalgarh, Dundlod ne sono ricchi, ma è raccomandata una deviazione a Fatehpur dove trent’anni fa la pittrice francese Nadine Le Prince acquistò una dimora in rovina, ristrutturandola e adibendola a centro culturale.

Ranakpur, ph. Elena Cappelletti

Abbandonando i villaggi e inoltrandosi nella giungla si arriva a uno dei templi giainisti più importanti dell’India: è il complesso di Ranakpur, un sito religioso in cui vivono famiglie dedite alla preghiera, allo studio e alla conservazione del luogo. Dai variopinti colori delle haveli al candore del marmo, dagli affreschi alle 1444 colonne del tempio, lavate ogni mattina con il latte: Ranakpur è una vera perla nel cuore della giungla.
Non da meno il tempio induista di Karni Mata, nel villaggio di Deshnok, famoso per la notevole presenza di topi. Gli “amabili” roditori sono venerati dai fedeli i quali, nella speranza di scorgere il topo bianco (segno di grande fortuna), camminano scalzi e si entusiasmano se uno di questi passeggia loro sui piedi.
Per ritornare sulla strada di mercanti e maharaja vale la pena dirigersi a Udaipur, sulle sponde del lago Pichola: si possono programmare visite al City Palace del Maharaj (il più grande del Rajasthan),
organizzare tour in barca, provare una lezione di yoga o assistere a spettacoli di musica folkloristica indiana. Si può anche soggiornare in una delle haveli adibite ad albergo, come la Madri Haveli, trasformata da un imprenditore francese in un raffinato hotel-boutique. Negli ultimi anni sono molti gli albergatori che hanno convertito palazzi decadenti del Rajasthan in eleganti strutture ricettive, così che è possibile fare un soggiorno magico in ciascuna delle tappe del viaggio. Ma Udaipur è anche la sosta ideale per gustare i sapori della cucina locale.
Il curry (masala in hindi) è indubbiamente quello predominante ed è impiegato in piatti come il gatta curry, gnocchetti di farina di ceci cucinati in una salsa speziata, il mutton curry, montone cotto in una crema di curry, e il chicken Lababdar; si può chiedere di regolare l’intensità del curry in base al proprio gusto, ma sarà sempre bene ordinare, oltre al riso, anche naan, chapati, parhata oppure roti, le versioni indiane del nostro pane, per smorzarne la forza.
Come contorno alle prelibatezze della tavola non si deve rinunciare alla vista: la maggior parte dei ristoranti di Udaipur offre una terrazza sul lago, ma vale la pena informarsi sulla cucina del proprio albergo, che spesso vince per scenografia e palato sui ristoranti locali. La sosta al Madri Haveli dovrebbe prevedere anche un passaggio per la sua terrazza-ristorante.
Dalla strada alla cucina, tutte le esperienze in Rajasthan permangono con forza nei sensi; e anche una volta tornati a casa, il desiderio di ritornare in questa terra dalle mille sfaccettature permane senza affievolirsi un po’ come il piccante sapore del primo curry assaggiato in India.

 

www.cultural-centre.com/index.swf
www.madrihaveli.com
www.udaipur.org.uk

 

In apertura: Puskar, città sacra a Brahma. Uomini e donne si radunano lungo i ghat del lago per le loro abluzioni. Di seguito: Ranakpur. Il suggestivo interno tutto decorato del tempio gianista.

Articolo pubblicato su Club Milano 24, gennaio – febbraio 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

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