Magie color ocra

Marocco, ph. Georgina Nieto Tornini

Deserto, mare e souk, un viaggio in Marocco può comprendere questi elementi e molto altro. Marrakech, definita tra le città imperiali la Perla del Sud, è sicuramente il miglior punto di partenza per chi ha deciso di visitare il cuore del paese dei datteri.

Testo di Andrea Zappa
Foto di Georgina Nieto Tornini

Incantatori di serpenti, chiromanti, musici, acrobati e venditori di denti sono solo alcuni dei personaggi che riempiono fin dal mattino la piazza Jemaa el Fna della Medina di Marrakech dichiarata Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Un luogo incantato, cuore pulsante della città vecchia, dove il tempo si è fermato, in cui i cinque sensi di qualsiasi viaggiatore sono saziati fino al calar della notte. Qui, quando il buio avanza le bancarelle-ristorante accendono i loro fari e “improvvisati” camerieri cercano di convincere i passanti che le loro panche sono più comode e il loro cibo più buono rispetto a quelli del vicino. Il tutto sotto l’imponente sagoma della Koutoubia, uno dei simboli della città, il cui minareto di 77 metri si staglia ogni sera tra la luna e le stelle. D’obbligo al tramonto un aperitivo su una delle terrazze che si affacciano sulla piazza.

Marrakech ha molto da offrire a chi l’ha scelta come tappa iniziale di un viaggio nel Marocco centrale. Chi ama i mercati e le contrattazioni deve abbandonare l’anticamera colorata e chiassosa di Jemaa el Fna e gettarsi nel dedalo di vicoli che costituiscono l’antica Medina. La regola è perdersi, così da scoprire gli angoli più segreti del souk del rame, dove gli orafi martellano il metallo, del Souk Laghzal, riservato alla lana, senza dimenticare quelli delle spezie e dell’argento. Le tentazioni sono a ogni metro e, se si decide di comprare, il prezzo offerto dovrà essere almeno dimezzato dopo una lunga negoziazione, mentre si sorseggia un buon tè alla menta offerto dallo stesso venditore.

Marocco, venditore di gioielli, ph. Georgina Nieto Tornini
Nel caso in cui ci si voglia allontanare dal caos e riposare le narici dai profumi di zafferano, cumino, curry e chiodi di garofano che affollano ogni via, si può decidere di rilassarsi all’interno di un hamam o ammirando le immense vestigia del Palazzo el Badii, come pure gli stucchi del lussuoso Palazzo Bahia. Non molto lontano fanno bella mostra di sé anche le Tombe Saadiane, un’impressionante necropoli reale del XIV-XVI secolo dove sono sepolti i principali monarchi dell’antica dinastia. Interessante anche il Museo Dar Si Said che contiene l’essenza dell’arte popolare di Marrakech e della cultura berbera. Esattamente agli antipodi rispetto al Museo, merita invece una visita anche il giardino Majorelle creato dal pittore francese Jacques Majorelle, trasferitosi qui nel 1922. L’artista dipinse le pareti della sua villa in stile art déco di un blu intenso in netto contrasto con il verde lussureggiante del giardino e dei muri ocra e rossi della città. Dopo un paio di tè alla menta, una contrattazione fino all’ultimo Dirham e un massaggio tradizionale all’olio di Argan, l’ora di cena è dietro l’angolo. Tra l’ampia offerta sono da provare le succulente tajine di carne e verdure del Bakchich Café. E per concludere la serata, non c’è nulla di meglio che sorseggiare un cocktail ammirando i tetti della Medina tra i divani della terrazza del Lounge Bar Restaurant Le Salama.

Dopo qualche giorno dedicato a conoscere Marrakech si può scegliere se puntare verso la costa o verso le dune del deserto. Per chi necessita di sentire l’odore del mare e ama le spiagge selvagge, la piccola e suggestiva città fortificata di Essaouira si trova a sole due ore e mezza di strada. Case bianche, alti bastioni e tetti-terrazza fanno da cornice a un’atmosfera molto rilassata e tranquilla. Chi ama il pesce trova qui il paradiso per il proprio palato: una volta raggiunto il porto si sceglie e si contratta personalmente sulle bancarelle cosa si vuole mangiare e, in men che no si dica, lo si riceve cotto a puntino sulla griglia accompagnato da pane e insalata. Se alle onde del mare si preferisce la magia del deserto, bisogna allora puntare verso est in direzione Merzouga, inerpicandosi però prima per le valli e i canyon della catena montuosa dell’Atlante. Lungo la strada si fa un salto indietro nel tempo fermandosi a visitare i villaggi berberi incastonati tra le montagne e alcune qasba, tra queste quella di Ait Ben Haddou domina la valle di Ounila. Un complesso architettonico in pisé (argilla) risalente all’XI secolo tra i più antichi e maestosi del Marocco, non a caso utilizzato da Hollywood come set per film come Lawrence d’Arabia, Babel e Il Gladiatore.

Marocco, Medina di Marrakech, ph. Georgina Nieto Tornini

Da Marrakech partono per Merzouga innumerevoli tour di tre o più giorni che consentono di passare alcune notti in tenda tra le dune. Da mille e una notte il luxury camp (www.merzougaluxurydesertcamps.com) proposto dall’agenzia Marocco Magico. Merzouga è l’ultimo avamposto abitato prima di inoltrarsi nel deserto, una cittadina surreale, di confine nata in passato come base di partenza e di arrivo per le carovane berbere e oggi per i tour turistici. Una volta giunti qui, non resta che parcheggiare il 4×4, mettersi in spalla uno zaino con le proprie cose e montare in sella a un cammello che lentamente porta al campo stabilito.
Il resto è silenzio assoluto, un cielo stellato da mozzare il fiato e la magia ocra di un oceano di sabbia chiamato Sahara.

 

In apertura: la suggestiva Jemaa el Fna vista da una delle tante terrazze dei numerosi bar che si affacciano sulla piazza.
Di seguito: un venditore di gioielli berberi tra le mura della qasba Ait Ben Haddou nella valle di Ounila. 
In chiusura: la Medina di Marrakech che è anche il paradiso per gli appassionati di artigianato locale.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 25, marzo – aprile 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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