Il social housing di Solari 40

Solari 40

Più che mai attuale in quanto risposta a un desiderio di socialità e condivisione, il cohousing non è una novità per Milano, che ha iniziato a sperimentarlo già dal 1906 con la nascita del primo Quartiere Operaio dell’Umanitaria. Un modello innovativo, premiato in quello stesso anno dal primo Expo di Milano. Perché in fondo tutto (o quasi) prima o poi torna.

di Marilena Roncarà

Alzando lo sguardo al civico 40 di via Solari, a due passi dal Design District di Tortona, si scorge un ampio caseggiato dei primi del Novecento, che gira l’angolo fino a costeggiare via Stendhal,
raggiungendo con le mura perimetrali le vie Gnocchi Viani e Moisè Loira. E basta guardarlo per riconoscere ancora oggi, in mezzo alle crepe e alle inevitabili tracce di decadenza di oltre 100 anni di storia, il segno di un progetto architettonico luminoso e lungimirante.
Siamo di fronte al primo Quartiere Operaio dell’Umanitaria, nonché al primo e incontrastato esperimento di housing sociale a Milano.

Correva l’anno 1906 quando più di mille persone prendevano possesso delle 240 abitazioni di Solari 40. Il cantiere, aperto la primavera dell’anno precedente grazie a un lascito della Società Umanitaria, aveva lavorato in tempi record e il quartiere è da subito un modello di edilizia popolare. A convincere non sono solo le case concepite con dotazioni innovative per l’epoca (sistemi di aerazione, acqua corrente, illuminazione, gas, servizi igienici), ma soprattutto quel mix funzionale tra residenze, esercizi commerciali e spazi condivisi che, lungi dal trasformarlo in una roccaforte isolata, lo apre agli abitanti della zona attraverso l’offerta di molteplici servizi: bagni, docce, lavatoi comuni, sala riunioni, biblioteca, università popolare, fino all’asilo materno inaugurato nel 1908 da Maria Montessori, quella del famoso metodo, per intenderci.

Per tre o quattro generazioni il Quartiere ha significato non solo vivere in abitazioni sane e comode a prezzi di tutto rispetto, ma anche far parte di una comunità in un certo senso di privilegiati. Poi però c’è stato il tempo delle alterne vicende: l’Umanitaria ha ceduto la gestione del Quartiere al Comune, è iniziata la dismissione dei servizi offerti, fino alla chiusura negli anni Ottanta della Biblioteca. Ma è dal 2007, con il progetto di riqualificazione varato dal Comune, che sembra essere iniziato un nuovo corso. “La ristrutturazione di parte del caseggiato avrebbe dovuto iniziare a giugno 2014 ma siamo in attesa di un sentenza del Tar tra le due imprese che si contendono i lavori”, ci spiega Egle Nason, abitante da tre generazioni di Solari 40 e ora anche attiva come bibliotecaria. Dal 2012 ha riaperto, infatti, grazie alla collaborazione dei cittadini Solari per Milano con il ricostituito Comitato Inquilini, la Biblioteca storica, ora sita nei locali dell’ex-panetteria.

E questa è solo la prima delle tante attività (per bambini, anziani e cittadini in genere) che si stanno riattivando, come a riportare in auge quello spirito solidaristico di apertura e socialità che da sempre ha caratterizzato la vita del Quartiere e che “in fondo è un’esigenza che non passa mai di moda”.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 25, marzo – aprile 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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