Soup Opera

Food - soup opera

Partendo da due passioni, l’arte e la cucina, Paola Buzzini ha creato un progetto il cui obiettivo è raccontare e rappresentare un artista attraverso un piatto o con alcuni ingredienti che, mixati insieme, danno vita a nuovi sapori. Un po’ come fa l’artista cercando di rappresentare la sua visione del mondo attraverso le sue opere.

di Carolina Saporiti

Il nome Soup Opera evoca manualità e creatività ed è il risultato di un’idea nata nella testa di Paola Buzzini durante la sua prima esperienza lavorativa nel 2004. “Ho sempre pensato che il cibo fosse un’ottima arma di comunicazione perché è in grado di ammaliare la gente. Dopo il Master in servizi educativi ho lavorato al Mart di Roma con il Gruppo Cucina della Comunità di San Patrignano. In quell’occasione ho cominciato a pensare al binomio arte e cibo, le due mie grandi passioni”. Per qualche anno l’intuizione rimane un’idea e Paola si dedica all’arte e alla sua comunicazione, lavorando prima per un’agenzia stampa e fondando poi Doppiozero, una società di servizi per l’arte contemporanea, insieme a Elisa Mogavero.
Ma le idee si insinuano nella testa e piano piano scavano un solco. Così, un paio di anni fa, spinta anche dall’entusiasmo italiano nei confronti del food, Paola decide di dare corpo a ciò che ha in mente da anni e crea Soup Opera. Sebbene si tratti di un sito (www.soup-opera.com) non si può definirlo l’ennesimo food blog, e nemmeno un esercizio fotografico, ma piuttosto un racconto di persone e luoghi legati al mondo delle arti.
Ho scelto questo nome perché fa capire immediatamente che si parla di food e di arte, nella sua accezione più ampia. Sono due elementi chiave della mia vita che ho provato a coniugare in modo inedito”. In poco tempo, ma non senza sforzi, quella che era una passione o un modo per concentrarsi o staccare da pensieri, si trasforma in lavoro: raccontare l’arte attraverso il cibo.

Food-soup opera 2
Soup Opera si può descrivere come l’interpretazione gastronomica delle opere d’arte e funziona in maniera semplice: dopo la visita di una mostra, Paola immagina il piatto che possa meglio rappresentare l’artista per colori, texture, forme e provenienza geografica. Dopo due rubriche su Vanity Fair e Ottagono, pubblicazioni su testate, collaborazioni con blogger, musei e gallerie Soup Opera è appena approdato a Expo Gate con un programma di incontri con curatori, artisti, giornalisti e direttori di musei tutti intorno a una cucina, con il grembiule allacciato, e le mani in pasta. “Il mio grande sogno è continuare a cucinare negli spazi espositivi: i luoghi istituzionali devono essere vissuti dal pubblico al 100%, come luogo d’incontro e, perché no, anche di ristoro. Penso che attraverso la cucina si possa raccontare una storia, l’evoluzione di un pensiero, un’identità e credo che alcune fusioni, in cucina, possano fare da apripista a istanze sociali di cui c’è particolare bisogno in questo tempo scandito da troppe contrapposizioni”.

Il meccanismo di Soup Opera è doppio: cercando una ricetta online una persona potrebbe scoprire che nella sua città è in corso una mostra d’arte interessante oppure, viceversa, viaggiando nei siti d’arte si potrebbe scoprire un appuntamento gastronomico inedito o più semplicemente una ricetta da replicare.
Durante la settimana di appuntamenti a Expo Gate, insieme a Lia Rumma, Paola ha cucinato alici in padella, con aglio, olio, limone e prezzemolo: una scelta dettata dalla città di provenenienza della gallerista, Napoli, ma anche da una delle opere di Gary Hill, l’artista ospitato nella galleria di Milano di via Stilicone. Con Giovanna Castiglioni, invece, ha presentato “L’uovo nell’uovo”, uno dei cibi preferiti del padre di Giovanna, Achille Castiglioni.
Il nome Soup Opera è anche un omaggio alla creatività di Christophe Barrier e Frédéric Clemencon che negli anni Novanta in Francia inventarono un programma per bambini Soupe Opera: ortaggi e frutti prendevano vita grazie alla stop motion animation”. Perché il cibo è creatività, ma anche metodo, studio e competenza, spiega Paola: “Il pasticcere, così come l’artista, l’architetto, il fotografo, nel cercare la propria estetica, manipolano la materia e sperimentano tecniche e nuove funzionalità. Tutti i sensi vengono finalmente coinvolti: non solo tatto e vista come quando ci approcciamo a un’opera d’arte, ma anche olfatto e gusto come quando ci sediamo a tavola davanti un piatto”.

Soup Opera ha già “invaso” il PAC Padiglione d’arte contemporanea di Milano, il Mart Museo d’arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Il MUBA Museo dei Bambini e la galleria Officine dell’Immagine di Milano, realizzando alcuni video per il web “Spero sia solo l’inizio! Il mio sogno è cucinare per alcuni artisti apparentemente lontani dal mondo del cibo, come i fratelli Jake e Dinos Chapmann, nel frattempo sto lavorando al prossimo progetto che realizzerò in occasione di Expo, ma per ora non posso anticipare niente”.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 25, marzo – aprile 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

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