La quiete di Trieste

Trieste, ph. Massimo Crivellari

La sua posizione e la sua storia l’hanno resa una città mitteleuropea dove confessioni religiose, sapori e stili di vita si fondono insieme per dare vita a una destinazione dove abbandonare fretta e frenesie e trovare un po’ di pace. Vento a parte.

di Carolina Saporiti

Di poche regioni si può dire che una città ne rappresenti l’essenza. Trieste, lo è per il Friuli Venezia Giulia. Dopo una lunga storia di conquiste e passaggi di “mano in mano”, nel 1954 la città è tornata a far parte dell’Italia, conservando però la sua anima austro-ungarica, che qui aveva dominato fin dal 1303, con una piccola parentesi durante la Prima Guerra Mondiale. Ma definire Trieste, come tanti fanno, un mix tra Venezia e Vienna non basta. Ed è la piazza principale della città, una delle più grandi d’Europa, a simboleggiare il suo spirito mitteleuropeo: piazza Unità d’Italia è delimitata su tre lati da palazzi pomposi del XVIII e XIX secolo, mentre sul quarto si affaccia sul mare. Si potrebbe immaginare come un immenso palcoscenico sull’Adriatico, così come il Friuli Venezia Giulia, a sua volta, confina al nord con l’Austria, a est con la Slovenia e a ovest con il Veneto e al sud con il mare.
Osservando i confini si capisce quindi che qui, più che in ogni altra città italiana, si respiri un’aria internazionale e una commistione di gusti e sapori, partendo dal paesaggio e dall’architettura e facendo, ovviamente, una sosta in cucina.

A Trieste, con La coscienza di Zeno, nacque il romanzo moderno italiano che Italo Svevo si decise a scrivere dopo aver passato del tempo insieme a James Joyce. E infatti per raccontare Trieste si potrebbe anche cominciare parlando della loro amicizia. Poco distanti tra loro, una in piazza Hortis, accanto alla Biblioteca comunale e una sul ponte del Canal Grande, ci sono due statue che raffigurano i due scrittori. La storia del loro incontro è nota: Joyce arrivò a Trieste per insegnare inglese e tra i suoi alunni incontrò Svevo, che allora aveva abbandonato l’idea di scrivere, visto che i suoi due primi libri erano stati un fallimento. Tra i due nacque un rapporto di ammirazione reciproca e, passando molto tempo insieme, l’uno leggeva gli scritti dell’altro. James Joyce si fece ispirare dal suo compagno di passeggiate per la costruzione del suo personaggio dei Dubliners e Svevo, a sua volta, sottopose al suo maestro i primi due romanzi e si fece convincere a scrivere La coscienza di Zeno.
Questi due romanzi fecero da apripista al Modernismo letterario della prima metà del Novecento con le loro strutture stratificate, ambigue e complesse: aggettivi che si potrebbero usare per descrivere Trieste.

Trieste, Castello di Miramare, ph. di Marco Milani

Fare un elenco dei monumenti sarebbe di scarsa utilità, perché chi arriva in questa città di confine dovrebbe avere un po’ di tempo a disposizione, prendersela con calma e lasciarsi guidare dall’istinto. Non si può saltare, però, tempo permettendo, una sosta sul Molo Audace dove i triestini amano passeggiare, soprattutto la sera, dopo il lavoro. Il multiculturalismo di Trieste è percepibile osservando i palazzi neoclassici, liberty, ecclettici e barocchi, che sorgono accanto ai resti romani ed edifici asburgici (un bell’esempio sono le vie simmetriche del Borgo Teresiano), ed è ancora più evidente sotto il profilo religioso: le strade sono un mosaico di confessioni diverse che vedono affiancate chiese greco-ortodosse, serbo-ortodosse, evangelico-luterane, elvetiche e sinagoghe.

Ma per capire a fondo la commistione di stili, il modomigliore è sedersi a tavola: a Trieste sono diffuse le osmizze provenienti dalla tradizione austriaca, che sono case private carsiche dove si possono consumare direttamente dai produttori salumi, oli d’oliva, formaggi ed eccellenti vini. Ma il piatto tipico della regione è la jota, un minestrone di fagioli, patate e crauti che rimanda a sapori dell’est. Ovviamente, protagonista della cucina triestina è anche l’ingrediente che arriva dal confine sud della città. I sardoni sono il pesce più diffuso: fritti, impanati o in savor sono le ricette più tipiche. Quando le passeggiate alla scoperta della città hanno affaticato le gambe o, se la Bora soffia troppo forte, non resta che salire sul Tram de Opcina (Opicina), una trenovia esistente dal 1902 che conduce fino all’omonima località lungo un percorso di cinque km, a cui è anche dedicata una delle canzoni triestine più famose.

Territorio di confine, tra il mare Adriatico e il promontorio carsico, Trieste è il luogo dove staccare la spina, riempirsi gli occhi di blu e la bocca di caffè in uno dei tanti bar storici della città.

 

In apertura: piazza Unità d’Italia rappresenta bene il mix culturale di Trieste. Su tre lati è incorniciata da palazzi, mentre sul quarto si affaccia sull’adriatico. Foto di Massimo Crivellari.
Di seguito: il Castello Miramare si trova su un promontorio roccioso di origine carsica proteso verso il Golfo di Trieste. Foto di Marco Milani.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 25, marzo – aprile 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment