Viaggio nel Padiglione Zero

Facciata Padiglione Zero

È il padiglione che accoglie i visitatori a Expo 2015, un viaggio necessario nella memoria dell’uomo, per raccontare tutto quello che la nostra comparsa sulla Terra ha prodotto e causato, nel bene e nel male.

di Filippo Spreafico | 4 maggio 2015

Appena si accede all’Esposizione Universale l’occhio non può che cadere lì, sul grande (ma grande davvero) Padiglione Zero, sulla cui facciata in legno chiaro campeggia la scritta Divinus Halitus Terrae (Il respiro divino della terra, Plinio) che ti accoglie e intimorisce allo stesso tempo. E in effetti, una volta effettuata la fila di rito ed entrati all’interno di questa struttura concepita come una serie di cupole tematiche, la sensazione è proprio quella di trovarsi di fronte a qualcosa di sacro e senza tempo.
Del resto lo scopo dichiarato del Padiglione Zero è proprio quello di presentare l’argomento cardine di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, diventando un po’ l’introduzione generale di questo mega evento.

L’architettura del Padiglione Zero, curato da Davide Rampello, progettato da Michele De Lucchi e con scenografie di Giancarlo Basili, trova la propria ispirazione principale nei Colli Euganei: la struttura, semplice e conica, riproduce la crosta terrestre in tutte le sue declinazioni, tra montagne, colline e valli. Il tutto è concepito come un grande raccoglitore di storie, anzi della storia: passato, presente e futuro coesistono per proporre ai visitatori il racconto della memoria dell’uomo, le trasformazioni del paesaggio, i cambiamenti dei riti sociali e alimentari, dove si susseguono simboli e mitologie nel rapporto tra uomo e Natura.

Più che educativo, questo racconto ha un approccio emozionale: in questa successione di buie “grotte”, come fossimo nel cuore della Terra, le scenografie accompagnano per mano i visitatori creando un dialogo interattivo di grande impatto, a cominciare dall’ingresso, rappresentato dal grande Archivio della Memoria, una facciata alta 23 metri in noce e faggio, con cassetti e preziose boiserie di chiara ispirazione neoclassica.

Padiglione Zero

Il viaggio prosegue stanza dopo stanza, cupola dopo cupola: dodici spazi che narrano del viaggio dell’uomo attraverso il tempo e del suo legame stretto, ma spesso anche malato, con la Terra e la Natura. In questi 36mila mq di estensione c’è spazio per l’agricoltura con una stanza colma di semi fino al soffitto, per l’allevamento, rappresentato da tante sculture di animali  tra i quali è possibile camminare e interagire, e ancora per l’industrialesimo, con un enorme plastico che racconta l’intero processo evolutivo, la borsa alimentare, la triste ma necessaria stanza dedicata allo spreco di cibi.

Il percorso si chiude su una nota positiva: la Sala dei Paesaggi presenta infatti le best practices, gli esempi virtuosi, armoniosi e consapevoli di collaborazione tra agricoltori e industria alimentare. Si realizza così, con questi esempi illuminati, l’equilibrio tra uomo, natura e alimentazione, l’unica via possibile per nutrire noi e il pianeta senza diseguaglianze.

Da segnalare l’unico spazio all’aperto del padiglione: in questa “valle tra le colline”, in una sorta di fittizio anfiteatro, si trova Pangea, un tavolo realizzato da Riva 1920 ispirata al supercontinente primordiale. Il tavolo vuole rappresentare l’unione tra tutti i popoli e i Paesi, un ritorno alle origini e all’unità: 19 pezzi realizzati in Kauri, il legno millenario estratto dal sottosuolo neozelandese.

 

Per approfondire: Padiglione Zero

 

Qui continuiamo il nostro viaggio attraverso i padiglioni:
Padiglione Italia
Padiglione Austria
Padiglione Francia
Padiglione Gran Bretagna
Padiglione Germania
Padiglione Cina
Padiglione Giappone
Padiglione Nepal
Padiglione Russia
Padiglione Marocco
Padiglione Stati Uniti

 

Foto in apertura dalla pagina Facebook del Padiglione Zero

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