L’altro San Siro

Ippodromo San Siro

Sul suo prato non corrono i calciatori di Inter e Milan, ma altri “atleti”. Il vicino stadio gli ha rubato il nome, ma il San Siro più affascinante in città resta sempre lui: l’ippodromo.

di Elisa Zanetti

Se cercate un luogo il cui fascino sia rimasto cristallizzato nel tempo, dove gli uomini indossano il tight e le signore elaborati cappellini in stile british, l’ippodromo di Milano è ciò che fa per voi. 1.600.000 mq di verde, un parco botanico nato dalla tradizione delle scuderie di regalare un albero diverso a ogni vittoria, la palazzina in stile liberty dichiarata patrimonio di interesse nazionale e il cavallo di Leonardo, la più grande statua equestre al mondo, sono gli elementi che fanno da cornice a uno spazio dove ogni giorno sudore, passione e denaro si uniscono per dare vita all’incredibile miscela delle corse.
Creatura bicefala per antonomasia, l’ippodromo ha saputo essere il luogo più elitario e al tempo stesso più popolare di sempre. La passione per l’ippica, che per le sue nobili origini vanta l’appellativo di “sport dei re”, e quella più profana per il gioco (a lungo le corse sono state l’unica disciplina sulla quale era possibile scommettere) hanno fatto spesso incontrare persone di estrazione estremamente diversa, che nel discutere di cavalli si riconoscevano come simili. Perché a differenza di molti altri sport che richiedono ai propri tifosi una fede quasi incondizionata, l’ippica, oltre che di fortuna, necessita di conoscenza e capacità di scelta dell’animale su cui puntare (imperdibile a questo scopo il giro del tondino, dove i quadrupedi sono presentati al pubblico). Frutto dello studio di allevatori impegnati a creare i migliori incroci e del lavoro di chi con loro scende in pista, i cavalli sono atleti particolari: “Corriamo con delle “macchine” che sono vive, che hanno una loro personalità e che puoi capire davvero solo nel momento in cui sali in sella – racconta Sergio Urru, classe 1980, fantino da quando aveva 16 anni – I cavalli ti insegnano tanto, innanzitutto ad andare contro la paura: chi monta sa per certo che prima o poi cadrà, l’importante è rialzarsi subito”.
L’amore italiano per le corse nasce ufficialmente nel 1773, quando lo zio di Cavour fece arrivare dall’estero alcuni esemplari al solo scopo di migliorare le bestie del proprio allevamento destinate alle gare. A Milano le prime competizioni si tennero a inizio Ottocento, in quella che un tempo era aperta campagna e che oggi è corso Buenos Aires, mentre per l’apertura dell’attuale struttura occorre attendere il 1920. Da allora le vicende di questo luogo hanno segnato il volto della città e non solo, fra momenti di entusiasmo e crisi. Oggi una nuova sfida: la riapertura di un circuito dedicato al trotto, dopo la chiusura che nel 2012 sembrava aver segnato irrimediabilmente la fine di un’era. Un azzardo? No, solo la voglia di rialzarsi dopo una caduta.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 26, maggio – giugno 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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