Malika Ayane

Malika Ayane, ph. Danilo Scarpat

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Impegnata nella preparazione del tour 2015 che dalla data milanese del 12 ottobre la vedrà salire sui palchi di tutto il Paese, fino al 12 dicembre a San Remo, la cantante ha trovato il tempo per raccontarsi a Club Milano, in un dialogo sulla musica, la recitazione, Expo e sulla città (anche quella che non conosce) che, a parer suo, non è mai stata così raggiante.

di Simone Zeni
foto di Danilo Scarpati

In autunno parte il Naïf Tour 2015, molte le date fino a metà dicembre. Come ti stai preparando a questo periodo di intenso lavoro?
Andare in tour è certamente la parte del lavoro che preferisco, è come se tutto ciò per cui hai lavorato, che hai costruito per mesi e mesi, prendesse forma per la prima volta. Tutto diventa reale. In questi giorni abbiamo fatto la prima riunione con la band e con tutto il gruppo che lavorerà sui live, dobbiamo decidere assieme i riferimenti musicali, quelli estetici, dai costumi alle scenografie. E poi tantissime prove.

Generalmente come affronti il tour, quando si entra nel vivo e ci si deve spostare quasi ogni giorno in una città differente?
A dire il vero questo mestiere ti dona l’onere e l’onore di essere sempre e comunque in giro, anche quando non devi esibirti ma, molto più semplicemente, promuovere un album, registrarlo, girare un video.
Viaggiare per esibirmi è l’aspetto che più mi piace, si perde il senso del dove, tutto è più poetico. Il contatto con il pubblico è diretto, affettuoso.

Il tour attraverserà praticamente tutta l’Italia, a Milano sono previste due date, il 12 e 13 ottobre al Teatro Nazionale. Com’è cantare nella propria città?
Sono molto contenta di iniziare dalla mia città, mi è capitato di chiudere a Milano ma mai di iniziare da qui. E poi a questo giro, dopo gli Arcimboldi e il Blue Note, mi esibirò al Teatro Nazionale. Un palco in una zona strategica della città, raggiungibile con la metropolitana. Ci trovo un non so che di “rappresentazione verdiana” che mi diverte.

Oltre alla tua Adesso e qui (nostalgico presente), al Festival di Sanremo hai interpretato Vivere di Vasco Rossi, una canzone che contiene certamente una venatura nostalgica. Che rapporto hai con il passato?
Il mio ultimo album è molto incentrato sul presente. Quando parlo del passato, ne parlo in fondo in maniera positiva. Certo, ci si può guardare alle spalle con nostalgia, ma il passato è ciò che stabilisce chi sei attualmente, una sorta di “archivio” della tua storia. C’è uno splendido passo di Se ti tagliassero a pezzetti di Fabrizio De André che dice “E adesso aspetterò domani per avere nostalgia”, ecco, io seguo decisamente quella linea di pensiero.

Siamo stati abituati a sentirti cantare in inglese, anzi, il grande pubblico ti ha conosciuta proprio così. Hai voluto accantonare la lingua straniera a favore dell’italiano?
Non esattamente. Oltre alle canzoni in inglese, di tutti i miei lavori precedenti sono state realizzate versioni in altre lingue come il francese o, appunto, l’inglese. Questa volta è semplicemente capitato. L’italiano in queste note suonava musicalmente fluido, schietto. Andava bene così insomma. Ritengo ci siano delle cose che non hanno necessità di traduzione perché funzionano nella lingua in cui sono nate, sono più forti e trasmettono molto. A luglio sono stata al concerto di Gilberto Gil e Caetano Veloso, hanno fatto uno splendido live a Milano cantando e interagendo con il pubblico nella loro lingua. E tutto è stato perfetto così.

Malika Ayane, ph. Danilo Scarpat

Nei tuoi video musicali ti abbiamo vista nelle più disparate situazioni. Hai mai pensato di darti alla recitazione?
Ancora un po’ che aspetto, arriverò a un punto in cui rimpiangerò di non averlo fatto. Non nego che mi piacerebbe molto, devo solo decidermi. Questo lavoro però ti assorbe completamente, è difficile trovare momenti di pausa che concedano una riflessione seria sulla cosa. Ma devo assolutamente trovare il modo di farlo. Anche se due piccole esperienze le ho: ho girato un corto dal titolo Perfetta in cui ero solo io davanti alla telecamera; inoltre ho fatto un cameo nel film di mio marito Tutti i rumori del mare. La mia soddisfazione è che fui scelta quando ancora non ci si filava per nulla, vorrà dire che qualcosa di buono l’ha notata realmente.

Come hai detto, Milano è la tua città. Come definiresti il rapporto che ti lega a lei?
Le sono molto affezionata e, nonostante abbia girato molto, non l’ho mai lasciata definitivamente. In questo periodo, poi, la trovo speciale. C’è una bella energia, oserei dire che è il suo momento d’oro. L’atmosfera che si respira, le persone che la abitano, nonostante i problemi che può portarsi dietro ogni metropoli, sono assolutamente positivi. C’è voglia di partecipare attivamente allo sviluppo delle cose, al miglioramento del quartiere, alla nascita di iniziative. Penso a Cascina Martesana o allo Sugar, che frequento moltissimo: ci sono giovani volenterosi che aprono il loro spazio e la voglia di far conoscere la loro idea di condivisione, senza sfociare necessariamente nell’occupazione o nel localino aperto con i soldi del papà, entrambe visioni un po’ sorpassate. Inoltre è una città sempre un po’ da scoprire. Io sono cresciuta in zona Mecenate, ho vissuto in piazza Abbiategrasso, poi in viale Padova e ora sui Navigli. Quando vivevo in quartieri più periferici, da ragazzina, mi piaceva prendere i mezzi e andare a scoprire la mia città, il centro, ma anche molto banalmente zone che avevo solo sentito nominare. Ancora oggi, ci sono zone che proprio mi sono totalmente estranee, ad esempio San Siro e Bonola, dove per altro ho girato dei videoclip.

C’è una zona o un luogo di Milano che ti piace più degli altri o a cui sei più affezionata?
Mi piace la zona dell’Atomic e di Porta Venezia. Poi amo molto la zona nord est della città: adoro andare all’East End e vedere come tutti ci si parli seduti fuori dal locale. È lì che sembra di respirare la vera essenza di Milano. Sono contenta che la zona Ventura Lambrate sia sempre più viva e attragga sempre più attività di giovani, è un vero piacere frequentarla.

Da milanese, come stai vivendo la presenza di Expo 2015?
Io sono ambasciatrice Expo e in generale, l’idea dell’Esposizione Universale mi entusiasma. La mattina, quando vado a fare colazione al Cape Town, vedo spesso gruppi di turisti stranieri in procinto di visitare Expo. In un momento come questo, ciò che fa muovere le cose, il lavoro, il turismo, è certamente meritevole. Forse posso dire che si riescono a ricevere poche notizie rispetto all’enorme quantità di eventi che si svolgono all’interno dell’area espositiva. Eccetto qualche web magazine che segue la manifestazione, se non fossi così direttamente coinvolta, ammetto che mi sarebbe difficile avere notizie per viverla appieno.

Sei anche ambasciatrice di Oxfam Italia. Come ti sei avvicinata a questa prestigiosa organizzazione?
Oxfam è una delle più importanti confederazioni internazionali al mondo, specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo. Mi hanno contattato loro, proponendomi un viaggio per avvicinarmi alle loro attività. Ho accettato e sono riuscita a fare questo viaggio soltanto sei mesi dopo. Sono stata in Marocco: essendo per metà marocchina, trovo sia stata una scelta giusta, al fine di promuovere l’iniziativa, e per me, per comprendere appieno il loro lavoro. Ciò che mi piace di Oxfam è che tutti i loro progetti sono davvero risolutivi al fine di rendere autonome le persone, non c’è alcuna forma di assistenzialismo fine a se stesso. Credo che questa sia la cosa più importante.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 27, luglio – agosto 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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