Stop alle diete, arriva il diet coach

Diet coach

Seguono il paziente dal supermercato alla tavola, gli insegnano a fare
la spesa e a cucinare in modo sano. Non parlano di dieta, ma di corretto stile di vita. I diet coach, sempre reperibili al telefono o via SMS, dimostrano che si può dimagrire uscendo a cena e senza l’ossessione del peso. Con costanza e buona educazione alimentare.

di Elisa Zanetti

In greco antico indicava il complesso delle norme di vita atte a mantenere lo stato di salute (alimentazione, attività fisica, riposo…), oggi per molti è semplicemente un “diktat” che si presenta puntuale dopo le festività, prima della prova costume, in vista di un evento importante. Parliamo della “dieta” e delle costrizioni che questa comporta: maratone di sacrifici alimentari i cui benefici spesso durano meno di un pranzo di matrimonio. Così, se dopo quella “dissociata” anche voi avete provato quella “a zona”, “la Dukan”, quella del “gruppo sanguigno” e ovviamente anche quella “della luna”, e se tutti questi tentativi non hanno portato altro che settimane di stress, lotte con la bilancia, sfide all’ultimo buco della cintura e teglie di lasagne comparse in sogno nel cuore della notte, allora è giunto il momento di provare a cambiare il vostro rapporto con il cibo e ricorrere a un diet coach.
Ma chi sono i diet coach? Si tratta di veri e propri “allenatori dell’alimentazione” che, a seconda delle esigenze e delle caratteristiche di ogni individuo, insegnano a nutrirsi nel migliore modo possibile. Le star di Hollywood da tempo non sanno farne a meno e la tendenza sta prendendo piede anche in Italia. “Il diet coaching è innanzitutto un lavoro di educazione alimentare – spiega Erica Lombardi, dietista e diet coach – il nostro è un intervento dietetico in cronico, questo significa che non puntiamo a rapide perdite di peso difficili da mantenere, ma a cambiare le abitudini alimentari dei nostri pazienti, in modo che possano farle proprie e portarle avanti nel tempo”.

Diet coach
“Nel nostro lavoro il vero successo è far capire alla persona quanto sia importante alimentarsi correttamente”, aggiunge Simone Torini, diet coach laureato in biologia della nutrizione e personal trainer. “Non mi piace parlare di ‘dieta’, è un termine che spesso si associa a uno stato di privazione, preferisco parlare di buona alimentazione, di stile di vita”.
Proprio perché prevede un percorso e non rappresenta una fase temporanea della nostra esistenza, rispetto a un dietologo tradizionale il diet coach non si limita a somministrare una dieta e a incontrare il paziente dopo un determinato periodo di tempo, ma affianca il soggetto con continuità, insegnandogli a destreggiarsi fra le diverse situazioni in cui si troverà ad alimentarsi: dalla comoda realtà di casa a una vacanza all’estero, da una pizza con gli amici a un aperitivo di lavoro.
Molte persone si privano del piacere di uscire a cena perché hanno paura di non sapere cosa mangiare. È importante invece sapersi alimentare correttamente soprattutto fuori casa, solo così si può essere continui e non avere sbalzi di peso – spiega Lombardi – Seguo le persone attraverso un diario alimentare scritto e uno fotografico, il secondo serve soprattutto ai pazienti per chiedermi consigli immediati quando si trovano in difficoltà davanti a un buffet o al menù di un ristorante. Lo scopo del coaching è fornire indicazioni che possano essere applicate in ogni situazione”.

Diet coach

Come un vero allenatore il diet coach affianca costantemente il paziente e lo segue dalla spesa alla tavola: “Saper scegliere e leggere le etichette è importante. Muoversi all’interno di un supermercato non è sempre facile: le multinazionali pagano per posizionare i propri prodotti ad altezza uomo, spesso per trovare gli alimenti migliori occorre fare delle cacce al tesoro”, commenta Torini. “Accompagno le persone al supermercato per guidarle negli acquisti, dò consigli sulla stagionalità dei prodotti e sulle modalità di cottura”, racconta Lombardi.
Essere presenti, anche solo con un SMS, è fondamentale. Le persone si sentono seguite e non perdono la motivazione. La fiducia è un altro elemento basilare: quando incontro un paziente non lo faccio mai salire sulla bilancia, si peserà a casa, io mi limito a misurare la composizione del corpo”, spiega Torini. A questo scopo risultano utili strumenti quali il plicometro e il bioipendeziometro: il primo è una sorta di pinza che permette di calcolare la percentuale di massa magra dei vari segmenti corporei; il secondo consente di conoscere lo stato di idratazione del soggetto e la quantità di massa grassa, cellulare e muscolare.
Il peso non è tutto, ciò che conta è la composizione. Preferisco non utilizzare le tabelle BMI, che hanno dei parametri basati solo sul rapporto peso-altezza”, argomenta Torini. “Perdere peso – conclude Lombardi – non sempre significa perdere grasso e dimagrire, è la cronicità dell’alimentazione che cambia la composizione corporea e dà veri risultati”.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 27, luglio – agosto 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

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