Saturnino

Saturnino - Foto di Settimio Benedusi

COLPI DI BASSO

È il bassista di Jovanotti da oltre 25 anni, ma non solo. Ha scritto un libro, è ambasciatore di Expo, ha disegnato una collezione di anelli e, non contento, ha lanciato un brand di occhiali di successo, con una prima collezione dedicata ai pianeti e la successiva ai satelliti. La sua droga naturale? La musica.

di Nadia Afragola
foto di Settimio Benedusi

Un musicista che diventa Ambassador di Expo, una “mutazione” insolita. La domanda a questo punto è d’obbligo: cosa c’è da fare a proposito di sostenibilità, ambiente e produzione alimentare?
Possiamo fare tutti qualcosa, impegnandoci nel nostro microcosmo, a partire dai singoli acquisti che facciamo quotidianamente al supermercato. Da bambino se avanzavo qualcosa nel piatto venivo rimproverato, per quale motivo oggi dovrebbe essere diverso? Il concetto di spreco deve essere spiegato subito alle nuove generazioni e la gente va educata. Quelle che contano di più sono le piccole rivoluzioni silenziose che ognuno può fare partendo da casa propria.

Ritornando alla musica, sei uno dei bassisti più amati di tutti i tempi in Italia. Facile convivere con questo carico di responsabilità?
Sono felice quando vado a suonare e si accorgono che è il mio sound. È ciò che inseguo da quando ho preso coscienza, per la prima volta, che avrei voluto fare musica. Come quando vado con Lorenzo a suonare in contesti nuovi, magari in pieno pomeriggio, all’estero e vedo esaltarsi anche chi non ha mai sentito la nostra musica.

Sei in giro per gli stadi con il tour estivo, al fianco del “ragazzo fortunato”: come sta andando?
È quasi impossibile fare meglio del precedente tour. Ogni volta che sali su un palco cerchi di migliorare rispetto alla volta precedente. Le persone che vengono per sentirti suonare e pagano per farlo sono la prova che stai lavorando bene. Il risultato più incredibile è la voglia di non fermarsi mai. Ogni volta è un miracolo che si ripete.

Con Jovanotti hai scritto canzoni di successo come Penso Positivo, Ombelico del Mondo, Baciami Ancora. Come cambia l’approccio verso una melodia quando dentro c’è del tuo?
Anni fa Lorenzo andò a Cuba per un concerto a plaza de la Revolucion a l’Avana. Suonò con la “house band” messa insieme, riunendo grandi musicisti sudamericani, e davanti a più di un milione di persone. Il bassista del gruppo suonò Penso Positivo con la mia linea di basso. Guardando il tutto da fuori godevo come un pazzo: è identica la felicità se la mia musica sono io a suonarla o è un altro musicista.

Saturnino

Da qualche tempo, abbiamo iniziato a conoscerti non soltanto per i tuoi giri di basso ma anche per il tuo avvicinamento al mondo dell’ottica con il ruolo di designer di occhiali, da dove nasce questa passione?
Mia sorella più grande, quando eravamo bambini, essendo miope, portava sempre gli occhiali. Io non avevo problemi di vista all’epoca e, anzi, ero l’unico in casa a non portarli. Ero geloso di lei, come può esserlo un bambino guardando la sorella maggiore. È nato così l’amore per un accessorio che in realtà è molto di più.

Sei reduce da Pitti dove hai presentato la tua nuova collezione di occhiali Satellite of Love. Com’è andata?
Benissimo, anche se la cosa che devi fare e fare bene, oltre a progettare un’ottima collezione, è organizzare la tua società, il tuo gruppo di lavoro, come se fossi su un palco. Mi sto scontrando con la parte burocratica del tutto e alla fine la differenza la fanno sempre le persone che incontri lungo il tuo cammino.

Siamo passati dalla tua prima collezione dedicata ai pianeti, all’ultima con un focus sui satelliti: la prossima ispirazione dove andrai a scovarla?
Non è solo un nome, ma un mood vero e proprio. Come il titolo per una canzone. Siamo partiti con una semplice coincidenza: otto modelli di occhiali, come i pianeti. Anche se tutto è nato da un unico modello, un vecchio RayBan, il Vintage White Nomad, preso a New York, un modello talmente caratterizzante che Luxottica ha pensato bene di non produrlo più.

Prima degli occhiali c’erano gli anelli che portavano nel design la tua firma. Il progetto vivrà?
Certo che vivrà, sono disponibili on line. È un accessorio diverso, non è imprescindibile come un occhiale e c’è un sacco di scelta. L’idea dell’anello arrivò dopo un concerto dei Rolling Stones. È un richiamo all’anello papale con l’aggiunta del mio logo: una dichiarazione d’amore che decisi di farmi.

Testa di basso, invece, è il titolo del tuoultimo libro, stesso nome del primo album da solista, uscito nel 1995. È un cerchio che si chiude?
È un po’ il riassunto di quello che è stato, un estratto conto della mia vita, ricco di aneddoti, di nomi e cognomi, gente che ha fatto una parte di cammino con me. È nato prima il libro e poi abbiamo cercato la casa editrice e questa è la prova che le cose devi farle e poi vedere cosa succede. Il progetto ha preso vita grazie a Massimo Poggini, super giornalista musicale e persona splendida, bravo a cogliere i segnali.

Un ultima domanda, ritornando al tuo primo amore, la musica. Cosa ascolta Saturnino quando sveste i panni del musicista?
Qualsiasi cosa, da Maria Callas che interpreta un’opera, a Andrew Wood, fino a Skrillex. Per me la musica è una medicina, è una droga naturale capace di curare ogni tipo di patologia.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 27, luglio – agosto 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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