Il villaggio di The Tank

TheTank

Container marittimi riciclati danno vita a un mercato moderno e polifunzionale: 5000 mq di eventi, shopping e food nello storico scalo ferroviario di Porta Romana, tornato a vivere dopo essere stato troppo a lungo dimenticato.

di Marilena Roncarà

Ci sono luoghi della città che vivono per anni chiusi e dimenticati sotto una coltre di abbandono che rasenta il degrado, salvo poi tornare, complice qualche idea brillante, a riaprirsi alla vita. È il caso dello storico scalo ferroviario di Porta Romana, al 2 di piazzale Lodi (angolo viale Isonzo), lasciato per decine di anni in disuso dalle Ferrovie dello Stato e ora rinato grazie a The Tank. Arrivando la prima sensazione è di meraviglia e se la frase “non sembra di essere a Milano” non vale più, dato che la città dalla nuova Darsena in avanti, ci ha regalato continue situazioni di decompressione e socialità, quello che succede qui è davvero inedito.

In una spianata piantumata e abbellita con del verde, si stagliano 40 container marittimi a fine corsa firmati Box4It, la società che si è occupata di bonificarli, coibentarli e personalizzarli con un tocco di design e colore, facendone la sede temporanea di attività artistiche e creative, di locali per la ristorazione e ancora di negozi o inusuali showrooom. Il risultato è un villaggio innovativo ed ecologico che accompagnerà la città fino al 10 novembre, poco oltre il termine di Expo. Sono più di 21 gli spazi dedicati all’arte, alla moda e al design, 12 i locali tra birrerie e cocktail bar, tante le proposte di street food selezionate da tutta Italia, senza contare i punti ristoro più convenzionali (come la “Puccia contaminata” e il format “È Pasta”) o alcuni tra i più noti locali della città: dal Deus Cafè, al ristorante genovese U Barba, passando per il Ral8022, presenti qui in versione container.

La formula, mai sperimentata prima in Italia, è una sorta di luna park per adulti e bambini, dove se questi ultimi possono scorrazzare in tutta libertà e sicurezza, i primi hanno solo l’imbarazzo della scelta tra proposte che vanno dall’intrattenimento enogastronomico alla ristorazione, dalle attività artistiche o musicali alla shopping experience.

The Tank
La nostra idea era una struttura che ricalcasse il Box Park, il Pop-up Mall dell’East London, costruito recuperando container metallici usati, però con dei sapori più all’italiana”, racconta Federico Gordini, ideatore e realizzatore del progetto insieme con la società Food Tank, la stessa già promotrice della Milano Food Week. “L’obiettivo è diventare una grande location che inizia a vivere all’ora dell’aperitivo, arricchita da tutte quelle attività esperienziali che fanno parte del nostro DNA: il corso di cucina, la degustazione, lo showcooking”. Succede quindi che chi arriva per fare l’aperitivo ha anche la possibilità di approfondire dei contenuti legati al cibo, grazie alle maratone di eventi aperte a tutti: non a caso sono stati allestiti proprio qui la Main kitchen (firmata Lube) della Milano Food Week e l’enoteca di Cantine Aperte, il festival vinicolo della città, quali sedi privilegiate di degustazioni e showcooking.

Accanto alla programmazione musicale con concerti e dj set e allo spazio dedicato all’arte (ARTank), la peculiarità di The Tank è soprattutto lo spazio retail, legato non solo al food, ma anche alla moda, al design, al gardening, che si esprime attraverso temporary store o originali spazi showroom.

The Tank è insomma una sorta di maxi lego, in cui i container si possono aggiungere o staccare con una certa flessibilità, ma soprattutto è un modello partecipativo, a disposizione della città, degli imprenditori e dei privati: i container possono, infatti, essere noleggiati per tutto o parte del periodo, andando a comporre quel grande spazio polifonico immaginato dagli organizzatori.
In più The Tank ha anche un aspetto di impresa sociale: come già accaduto per il Box Park londinese che ha contribuito a recuperare uno spazio dismesso da 40 anni, anche il format nostrano lavora, “riqualificando” zone dismesse, come a riscrivere ogni volta una piccola pagina di storia delle città.

Quando dopo più di 20 anni abbiamo riaperto il cancello cigolante sull’ingresso di piazzale Lodi – sottolinea infatti Gordini – è stato subito evidente che avevamo fatto un’operazione molto diversa da un festival o da un evento: avevamo dato ai milanesi la possibilità di conoscere un spazio meraviglioso, rimasto chiuso da troppo tempo”. E muovendosi tra queste enormi scatole di metallo che hanno già viaggiato su chissà quali mari, l’impressione è di avviarsi verso un nuovo viaggio, che promette di raccontare altrettante storie inedite come in un’escursione tra le eccellenze del made in Italy: dal cibo, alla moda, al design, allo spettacolo.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 27, luglio – agosto 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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