Addio Monsieur Gustave?

Rende possibile l’impossibile e il suo motto è fare tutto ciò che è legalmente, moralmente e umanamente fattibile. Non è il più impavido tra gli esploratori, ma il re degli alberghi di lusso, il custode dei suoi segreti e il mentore dei suoi clienti: il concierge.

di Chiara Temperato

Vestito di tutto punto, in elegante tight, guanti e papillon, abilmente sfoggiati con un redingote, il concierge è l’anima del suo hotel. Da dietro il bancone osserva le vite degli altri passare, incrociarsi tra le porte girevoli della hall e poi congedarsi. Cuore, orecchie e occhi di ogni albergo di categoria eccellente, è un esempio di stile e signorilità, un tuttofare che sfreccia impettito tra i lussuosi corridoi, con il passo deciso di un vero padrone di casa e uno sguardo puntiglioso che saprebbe individuare uno spillo fuori dal gregge. Lui i suoi clienti li coccola e li vizia, portandogli l’universo in una stanza in tempi che farebbero impallidire anche Amazon. Prenota yacht, aeroplani, battelli, spettacoli di ogni sorta, scomodando con uno schiocco di dita la sua preziosa rete di contatti; suggerisce eventi esclusivi e luoghi suggestivi sfuggiti anche alla più completa delle Lonely Planet e, di fronte alle richieste più improbabili, dà il meglio di sé, non una goccia di sudore o una ruga di imbarazzo a tradire l’eventuale perplessità.

Corsi altamente professionalizzanti formano gli aspiranti concierge, peccato che di recente questa professione stia imboccando la strada del tramonto. Il rapporto umano che è la sua ragion d’essere è in pericolo e gli androidi in giacca e cravatta sono ormai dietro l’angolo. Il concierge si trova a dover fare i conti con l’evoluzione tecnologica e per non finire KO non può che accogliere le esigenze di una società sempre più complessa e avanguardista. Chi più di lui può testimoniare il restyling socioculturale di quella umanità che anno dopo anno entra ed esce dal suo albergo? Con il suo sesto senso ne interpreta i tic, le manie e il folklore, e quando il cliente cambia non può che offrirgli il benvenuto che si aspetta. Se prima il viaggiatore medio varcava la soglia dell’albergo, avido di informazioni e ansioso di affidarsi al suo consigliere, ora sa già tutto o almeno pensa di saperlo. Difficilmente si intrattiene in reception a familiarizzare con il concierge: acciuffa le chiavi, abbandona i bagagli in camera e parte in avanscoperta con tanto di tablet, app e mappe interattive a fargli da Cicerone. E al concierge, per sopravvivere, non resta che barattare la sua cordialità con un infuso di virtualità.

Consierge2

Succede quindi che diversi hotel di lusso sperimentino la nuova figura dell’host, un incrocio tra concierge e receptionist, che interagisce con il cliente grazie al suo prezioso tablet. Al Renaissance New York Hotel 57 il concetto di concierge va ancora oltre perché sbarca il Navigator, una sorta di iPad collegato con tutti i ristoranti e le principali attrattive della zona, in grado di fornire al cliente ogni informazione tramite un’apposita app. E al Kimberly Hotel di New York c’è un tablet per ogni ospite pronto a rispondere a ogni domanda.

Oltre a digitalizzarsi il servizio di conciergerie si personalizza sempre di più prestandosi a tutti gli usi: c’è il fireplace concierge (addetto al camino sul modello di Mr. Carson in Downtown Abbey), il bath concierge, l’e-butler (che risponde tramite un’app) e perfino l’art concierge per i più intellettuali. Una professione che sembra sdoganarsi, alla mercé di una moda precaria, e chissà che il piccolo schermo non decida di farne materia da reality! E se di maggiordomi la tv e il cinema si sono saziati, la figura del concierge, invece, non è mai stata ampiamente esplorata.

Gli anni Cinquanta sono legati all’immaginario del famoso Hotel Ritz del film Arianna, negli anni Novanta c’era invece Michael J.Fox che appagava vizi e capricci dei sui clienti nei panni del bravo concierge in Amore con interessi. Ma solo oggi, dopo tanti anni, è arrivato Wes Anderson a riportare in auge l’aplomb del concierge, attraverso i toni surreali e fiabeschi di Gran Budapest Hotel, con Gustave simbolo di una conciergerie raffinata e autorevole, andata perduta e rimembrata malinconicamente in un albergo ora cadente, barlume del lusso che un tempo lo abitava.
Ma come Gustave, tutti i concierge in carne e ossa hanno le ore contate: tra conciergerie off line e on line, nuove derive culturali e ondate modaiole, spuntano pure i robot. In Giappone, i clienti dell’Hotel Henn-na vengono accolti dalla voce metallica e dallo sguardo androide di simpatici omini di latta: sorridono, parlano mille lingue e soddisfano i clienti più esigenti. Dalla graziosa fanciulla in kimono all’ingresso a quello più aitante che porta le valigie in camera, i versatili e premurosi cyborg di latta, ferro e neuroni artificiali si apprestano ad essere il futuro della conciergerie. E, nel frattempo, i romantici portieri d’albergo, depositari dei più scabrosi segreti e misfatti, diventano sempre un mesto, ma intramontabile, ricordo.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 28, settembre – ottobre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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