La “wild music” di Bregović

È l’artista che ha portato i Balcani nel mondo attraverso la sua musica, il compositore delle colonne sonore di tre film di Emir Kusturica, il musicista dalla curiosità ed energia inesauribili: Goran Bregović torna a Milano per un concerto a sostegno di Vidas e noi lo abbiamo intercettato.

di Samantha Colombo | 10 settembre 2015

Goran Bregović non è un semplice musicista. È un compositore dall’estro creativo inesauribile, un’anima curiosa e un artista poliedrico, in grado di conquistare il mondo con melodie provenienti da una terra antica e rese universali da un’energia contagiosa e inestinguibile.
Come ricorda lui stesso, dalla natia Sarajevo si è esibito in ogni angolo del mondo, a occidente fino a Seattle e a oriente fino a Seoul, a nord fino a Tomskin tra i ghiacci della Siberia e a sud fino a Buenos Aires, portando ovunque la frenesia dei suoi ritmi. In questo peregrinare, al suo fianco si sono succeduti artisti di ogni genere e generazione, da Iggy Pop a Cesária Évora, passando per i migliori musicisti gitani, mentre le colonne sonore di tre pellicole di Kusturica, tra cui quell’Undergound Palma d’Oro a Cannes venti anni or sono, portano la sua firma.
Il 15 settembre, Bregović torna a Milano per un concerto a sostegno di Vidas (Associazione che fornisce assistenza ai malati terminali e alle loro famiglie), presso l’Auditorium Fondazione Cariplo e, per l’occasione, lo abbiamo intercettato.

 

Cominciamo dagli inizi: come sei entrato in contatto con la musica?
A 15 anni suonavo musica tradizionale da professionista. Il successo del mio gruppo rock era così grande proprio perché la mia musica è sempre stata ispirata da quella tradizionale e inevitabilmente dai gypsy. Quindi, in pratica, ho fatto la stessa cosa per tutta la mia vita, ma quando ero più giovane credevo che la mia musica dovesse essere avvolta in un vestito occidentale, che impressionava così tanto i giovani nei Paesi comunisti dell’Europa dell’est.

Qualche tempo fa, hai dichiarato che comporre è una sorta di “lavoro cleptomane”: in che senso?
Ci sono persone che si recano da uno psicanalista quando hanno un problema di personalità multipla. Secondo me è meglio, quando si può, risolvere quel problema tramite la musica. Scrivo generi davvero diversi ma – che si tratti di musica per film, un’opera, musica da ballare o pezzi più complessi che coinvolgono coro e orchestra – fa tutto parte della mia variegata personalità di compositore contemporaneo. Come dicevo, sono sempre stato e sarò per sempre ispirato dalla trazione. Chi non lo è? È sempre stato il metodo più naturale, da Stravinskij a Bartók, da Bizet a Lennon. Perché la tradizione è come una solida banca dalla quale prendi in prestito, nella fede che restituirai il tutto con un interesse. Paragonata alla vostra, provengo da una piccola cultura musicale: non abbiamo una tradizione di canto in forma narrativa e questo per me è un impegno pionieristico per il quale non ho modelli.

A proposito di questo, la prima volta che ho ascoltato la tua Bella Ciao è stato durante un concerto a Budapest: che tipo di rapporto hai con musica e cultura italiane?
Di sicuro sono rimasto molto impressionato dall’esperienza a La Notte della Taranta, cinque anni fa. Abbiamo lavorato con l’Orchestra del festival e siamo riusciti a mescolare due culture e due tradizioni musicali separate dall’Adriatico. Mi sono davvero divertito!

Hai portato la musica dei Balcani nel mondo e, allo stesso tempo, hai fatto sì che il mondo scoprisse i Balcani: cosa ne pensi di questo scambio?
Credo di essere nato in un momento felice, perché per la prima volta nella storia le piccole culture hanno una grande influenza su quelle grandi. Il patrimonio musicale dei Balcani è minimo se paragonato per esempio alle grandi tradizioni italiana o anglosassone, ma vedo che sta lasciando delle tracce. L’unico potere che abbiamo è la forza della curiosità umana – non abbiamo il potere di culture e musiche imperiali. Quindi non è importante che sia chiamata “world music” o “wild music”, ciò che è importante è che ci sia una curiosità e che possa essere soddisfatta nel mondo di oggi.

E considerando la difficile situazione Europea, si potrebbe dire che la politica non sia universale tanto quanto la musica: credi che gli artisti possano dare un contributo concreto nel migliorare la realtà?
Ora sono troppo vecchio e troppo lontano dai tempi in cui – per vanità – immaginavo che l’arte potesse cambiare l’ordine delle cose. Ma sono ancora troppo giovane per perdere la speranza! Tuttavia, ai tempi del comunismo, l’arte e gli artisti sono stati molto importanti per Paesi come il tuo e il mio, gli unici ad avere la possibilità di introdurre un sistema di valori che differiva da quello ufficiale senza andare in galera… o quasi.

La colonna sonora di tre dei più bei film di Kusturica è stata composta da te: quali sono i più bei ricordi legati a questa esperienza?
Sarajevo, dove entrambi abbiamo vissuto, è una piccola città e nelle piccole città tutti si conoscono. Alla fine degli anni ’80 io ero la più grande rockstar del Paese ed Emir mi ha chiesto di comporre la colonna sonora de Il tempo dei gitani. Questo primo film è stata una collaborazione dalle poche possibilità, perché ero a Parigi quando la guerra è scoppiata e lo era anche Emir, e questo era tutto ciò che potevo fare laggiù per guadagnare dei soldi. Abbiamo lavorato insieme per dieci anni e girato tre film. Di questi tempi, è anche troppo. Il cinema è un ambiente troppo isterico per le amicizie romantiche.

 

Bregović arriva da una terra dove la musica è intrinsecamente connessa al concetto di follia e di divertimento allo stato puro: non resta che farsi travolgere e conquistare senza remora alcuna.

 

Goran Bregović per Vidas
Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, 15 settembre 2015
Largo Gustav Mahler – angolo Corso San Gottardo, 39 (Milano)
Per informazioni: www.vidas.it

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