Il museo segreto del Novecento

Casa Boschi Di Stefano

Da Severini a Boccioni, da De Chirico a Manzoni, un museo in miniatura racchiuso fra le pareti di casa Boschi Di Stefano. Un insieme di opere che racconta l’arte del XX secolo e la vita di due collezionisti generosi e instancabili, senza eredi, che regalarono tutte le loro opere alla città di Milano.

di Elisa Zanetti

Più che una casa un “museo abitato”, dove “gli spazi, l’allestimento, gli arredi risultano quasi ‘sottomessi’ alle ragioni dell’arte”. Ornella Selvafolta, docente di Storia dell’Architettura, descrive così l’appartamento in cui vissero i coniugi Marieda Di Stefano e Antonio Boschi. E non sbaglia: a pochi passi da corso Buenos Aires, al 15 di via Giorgio Jan, si trova quello che dal 2003 è diventato uno spazio espositivo: la casa museo Boschi Di Stefano. Al suo interno la coppia di collezionisti raccolse oltre duemila opere: oggi 300 sono esposte nell’abitazione, mentre altre hanno dapprima formato il nucleo del Civico Museo di Arte Contemporanea e successivamente quello del Museo del Novecento. Collocata al secondo di cinque piani, l’abitazione fa parte di una palazzina progettata da Piero Portaluppi, fra gli architetti di maggior prestigio della Milano degli anni Venti e Trenta, e realizzata da Francesco Di Stefano, padre di Marieda, che a ciascuno dei suoi figli volle donare un piano e che alla figlia lasciò anche l’amore per l’arte.
Collezionisti insaziabili, i Boschi rinunciarono spesso ad altri beni pur di alimentare la loro passione: una volta Marieda non comprò una pelliccia per concedersi una tela, mentre per acquistare una serie di De Chirico, Sironi e Funi i due vendettero persino l’automobile. La casa offre un intimo e suggestivo viaggio nel panorama artistico della prima metà del Novecento, spaziando dal futurismo dei primi anni Dieci all’informale di fine Cinquanta. Le opere sono state disposte secondo un criterio cronologico, mentre i mobili originali sono per lo più stati sostituiti con altri aventi consonanza storica. Scarso del resto era l’interesse dei Boschi per gli arredi: della coppia restano il pianoforte, anima dei concertini organizzati nel salotto con artisti e personalità del panorama culturale, e i divani a righe colorate. Ad accogliere gli ospiti i padroni di casa: l’ingresso propone i ritratti dei coniugi e una ceramica della stessa Marieda. La signora Boschi amava lavorare l’argilla e proprio all’interno del palazzo, nel 1962, riuscì a coronare un altro sogno: aprire una scuola di ceramica.
Proseguendo tele di Severini e Boccioni accompagnano il visitatore alla sala del Novecento italiano. Una stanza della casa è interamente dedicata a Sironi, un’altra a Fontana, mentre in un corridoio trovano posto i Chiaristi. Imperdibile la sala degli Italiens de Paris, con L’Annunciazione di Savinio e La scuola dei gladiatori di de Chirico. Gli ultimi due locali sono riservati ai postcubisti picassiani, agli spazialisti, ai nucleari e ai pittori informali, fra cui Piero Manzoni con alcuni dei suoi celebri Achrome.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 28, settembre – ottobre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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