Le vie del sale

Le anse del fiume Trebbia, Le vie del sale

Nell’antichità venivano percorse quotidianamente per trasportare il prezioso minerale, oggi i loro tracciati rimangono pieni di fascino per chi è dotato di buone gambe e ama immergersi nel silenzio della natura.

di Andrea Zappa

Con più del 60% del territorio circondato dal mare e un clima temperato, l’Italia ha sempre avuto un ruolo importante nella raccolta del sale; per necessità, dunque, fin dal tempo dei romani nacquero innumerevoli percorsi che collegavano la costa alle zone più interne. Tra le vie del sale più conosciute raggiungibili facilmente per una gita fuori porta ci sono quelle lombarde, emiliane e piemontesi.

Il sale, elemento base dell’alimentazione umana e animale, è stato nei secoli più prezioso dell’oro, tanto che le sue piste erano considerate tra le grandi strade commerciali dell’antichità. Le persone le percorrevano per trasportare merci, come lana, prodotti agricoli e armi verso il mare, per poi scambiarli con il sale, che veniva utilizzato oltre che per cucinare, anche per la produzione di formaggio e insaccati, la conservazione degli alimenti, per la concia delle pelli e la tintura. Collegata alle vie principali, c’è una fitta rete di sentieri che un tempo servivano a raggiungere i vari paesi lungo i tracciati. Se un tempo gole e crocevia erano il luogo ideale per gli agguati dei briganti che assaltavano i carichi dei mulattieri, oggi risultano essere scenari incantevoli per tutti gli appassionati di trekking e montain bike.

Alcune di queste vie sono state abbandonate a se stesse, mentre altre sono ancora ben conservate. La principale via del sale lombarda è quella che attraversa la Valle Staffora in provincia di Pavia, si inerpica per la costa che separa la Val Borbera (provincia di Alessandria) e la Val Boreca (provincia di Piacenza), superando il monte Antola e scende poi fino a Torriglia in Val Trebbia, allungandosi infine a raggiungere la città di Genova. D’obbligo, durante le giornate soleggiate, andare alla scoperta dei migliori anfratti del fiume Trebbia dove le pozze di acqua cristallina invogliano i meno freddolosi a farsi cullare dalla corrente. Uno dei principali tracciati piemontesi è quello che collega il territorio saluzzese (interessante prima di mettersi in marcia una visita al borgo medioevale di Saluzzo) con i territori francesi dell’Isère, della Drôme, delle Hautes-Alpes, e la Provenza. Suggestivo anche il passaggio del tunnel del Buco di Viso, una galleria scavata nella roccia lunga circa 75 metri che collega l’Italia con la Francia mettendo in comunicazione i territori comunali di Crissolo e Ristolas. Di uguale bellezza anche le vie del sale emiliane che attraversano una parte della Val Trebbia allungandosi fino alla Val di Taro in provincia di Parma.

 

ALLA SCOPERTA DELL’APPENNINO
Il libro fotografico di Fabrizio Capecchi edito da Croma illustra e propone nove itinerari attraverso l’Appennino che collegano i territori montuosi delle province di Alessandria, Pavia e Piacenza con i centri costieri della provincia di Genova. Permette di scoprire vecchie mulattiere medioevali, antiche locande, stazioni della posta, borghi fortificati e saliere. Un’occasione per riscoprire un territorio di grande valenza storica e paesaggistica.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 28, settembre – ottobre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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