Ipotesi di rivoluzione

Dal 22 ottobre al prossimo 14 febbraio, HangarBicocca presenta la prima personale italiana di Philippe Parreno. Oltre a un debutto, Hypothesis appare una rivoluzione dello spazio artistico: qui l’esperienza dello spettatore è protagonista di un universo nel quale i confini architettonici si dissolvono, il tempo si annulla e diversi codici linguistici si fondono in nome dell’arte.

di Samantha Colombo | 21 ottobre 2015

Si percepisce appena varcata la soglia dello spazio espositivo che il debutto italiano di Philippe Parreno non sia un’antologica ordinaria. “Hypothesis può essere considerato un modello sperimentale di mostra personale, dove opere già esistenti dell’artista sono riunite solo per la durata della mostra, creando un’unica, inedita ed effimera installazione temporanea, tornando al loro status originale a mostra conclusa”, spiega Andrea Lissoni, curatore. “Il titolo rappresenta un’ipotesi per un progetto espositivo inteso come esperienza temporale: l’inizio e la fine della mostra non sono individuabili nello spazio, ma sono dispersi nel tempo, offrendo così al pubblico un’esperienza mutevole e senza confini, sia delle opere sia dello spazio espositivo stesso“.
Il primo impatto che si ha con la mostra di Parreno all’HangarBicocca di Milano è quello di una totale ridefinizione del contesto espositivo, le cui pareti si dissolvono letteralmente spostando il focus sulle opere in esso contenute: riferimenti architettonici e temporali infatti sembrano dissolversi, consentendo allo spettatore di diventare parte attiva di quella che è una vera e propria partitura artistica.

Protagoniste sono le diciannove Marquees dell’installazione Danny The Street, sculture in plexiglass accompagnate da luci e suono, sospese nello spazio quasi da apparire fluttuanti. Ciascun tassello dell’installazione agisce in rapporto consequenziale con gli altri, combinando la volontà di Parreno del connubio tra i linguaggi più diversi e mutuando codici da cinema, radio, televisione, per lasciarsi infine contaminare anche dall’informatica. Queste opere luminose, che rimandano alle insegne dei cinema degli anni ’50, accolgono gli spettatori tra le Navate dell’Hangar e sono state realizzate dall’autore dal 2006 ad oggi. Da qui si diffondono le colonne sonore dei vari film proiettati in mostra su un grande schermo LED e composte da Nicolas Becker. Le musiche non provengono solo dai film, peraltro quasi tutti inediti nel nostro Paese, ma anche da pianoforti a coda, automatizzati in modo da suonare composizioni musicali, quasi accarezzati da invisibili pianisti.
Accanto a questo grande ensemble, Mont Analogue è invece una proiezione di luce intermittente, che prende le mosse dalla traduzione in codice Morse del romanzo omonimo di René Daumal. Sempre nell’ambito della luce, Another Day with Another Sun è invece stata realizzata lo scorso anno, in collaborazione con Liam Gillick, ed è un raggio luminoso che attraversa l’intero spazio muovendosi su dei binari sospesi, abbattendo i confini spaziali e creando giochi di ombre e luci in costante mutamento.

Nello stesso spazio, è presente l’opera Walkaround Time, realizzata da Jasper Johns, che è stata elemento scenografico del coreografo Merce Cunningham nel 1968 e presenta immagini tratte da La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche (Il Grande Vetro) di Marcel Duchamp. Oltre a sottolineare una storica collaborazione, quella tra Johns, Cunningham, Robert Rauschenberg e John Cage, quest’opera rimanda alle interconnessioni tra le varie arti, tanto forti da apparire inscindibili, oltre che base della vocazione artistica dello stesso Philippe Parreno.

È possibile prendere parte anche a visite guidate (a partecipazione libera) della durata di un’ora, pensate per un massimo di 30 partecipanti. Queste visite sono previste giovedì 22 ottobre alle 21.30, sabato 24 ottobre alle 11:30 e alle 19:30, domenica 25 ottobre alle 15:30 e 21:30.

 

Philippe Parreno, “Hypothesis”
HangarBicocca
Via Chiese, 2 (Milano)
Dal 22 ottobre al 14 febbraio
Orari: da giovedì a domenica, dalle 11:00 alle 23:00
Per informazioni: www.hangarbicocca.org

In apertura, “Danny The Street” (2015). Tutte le foto sono di Andrea Rossetti.

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