“Wozzeck” di Berg alla Scala

Applaudita al suo debutto, censurata dal Reich, immortale per tutto il XX secolo: Wozzeck è il capolavoro di Alban Berg, nonché pièce fondamentale dell’opera moderna. Dal 29 ottobre al 13 novembre, torna alla Scala di Milano con la direzione di Ingo Metzmacher.

di Samantha Colombo | 22 ottobre 2015

Quando lo scrittore austriaco Paul Elbogen si reca alla rappresentazione del Woyzeck di Georg Büchner, andato in scena incompiuto a causa della morte dell’autore, non è l’unico a rimanere profondamente toccato dalla lacerante vicenda narrata: al termine della pièce incontra infatti Alban Berg, anche lui talmente impressionato da quanto visto in scena da non dimenticarlo per gli anni a venire.
È il maggio del 1914 e solo alla fine della guerra Berg, ancora all’ombra del suo maestro Arnold Schönberg, ha modo di concentrarsi su questo lavoro. Bisogna infatti aspettare il dicembre del 1925 per vedere il Wozzeck sul palco della Staatsoper di Berlino.

Wozzeck ph Brescia e Amisano

Una scena del “Wozzeck” (foto di Brescia e Amisano)

L’opera non è solo un punto cardine nella produzione di uno dei maggiori compositori del XX secolo, presenta infatti anche delle caratteristiche che diventeranno, di lì a due decenni, consuetudine in ambito operistico, prima fra tutte una componente profondamente analitica, con pièce che diventano veri e propri manifesti teorici. Basti pensare, ad esempio, alle istruzioni pratiche dirette agli esecutori (un vademecum redatto cinque anni dopo la prima rappresentazione) e firmate dallo stesso Berg. Inoltre, è l’autore stesso a redigere un’accurata analisi di partitura e testo, pubblicamente presentata e discussa nel corso di una conferenza, senza dimenticare la confutazione di analisi effettuate da critici musicali.
Per Alban Berg, la figura del compositore è universale e soggetta a una sorta di precisa deontologia: il suo ruolo non è infatti limitato alla musica bensì, confrontandosi con la dimensione teatrale, diventa vero e proprio regista dell’opera e di se stesso. Ne consegue il dovere teorico e critico. Nel suo modus operandi, inoltre, unisce l’antica tradizione operistica con i nuovi orizzonti musicali, ad esempio toccando il registro atonale, che di poco anticipa la dodecafonia. Solo in apparenza nel Wozzeck si mostrano i lustri della Vienna più splendende, che in realtà sono filtrati attraverso la sensibilità di un uomo profondamente radicato nel suo tempo, un tempo tutt’altro che esente da conflitti, nel mondo circostante così come nella coscienza collettiva.

Ingo Metzmacher

Ingo Metzmacher

Censurata dal Reich in quanto definita “degenarata”, la pièce diventa uno dei capolavori di tutto il Novecento (e non solo): prendendo le mosse da un fatto di cronaca nera realmente accaduto a Lipsia e narrato da Büchner, l’opera ci porta a immergerci nella realtà attraverso un vortice di miseria, affrontando la perdita dell’umana identità, fino a tarscinare lo spettatore in un epilogo senza possibilità di fuga.
L’opera in tre atti e quindici scene è una produzione del Teatro alla Scala che vede il baritono tedesco Michael Volle (Roman Trekel l’11 e 13 novembre) protagonista. Sul podio a dirigere l’orchestra sale invece Ingo Metzmacher: il direttore, il cui curriculum spazia da Richard Strauss a John Cage, passando per Benjamin Britten e Luigi Nono, si è già confrontato con l’opera di Berg. Lo stesso Metzmacher è  inoltre già stato presente più volte nel cartellone del Piermarini per vari spettacoli, tra cui quel Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann, realizzato in coproduzione con il Festival di Salisburgo.

 

Wozzeck
Teatro alla Scala di Milano
Date: 29 e 31 ottobre; 3, 6, 8, 11 e 13 novembre
Per informazioni e biglietti: www.teatroallascala.org

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