Vocazione inebriante

Materie prime rare, profumieri d’eccezione, ricerca, passione, lavoro di squadra. Ecco gli ingredienti dell’alta profumeria, settore di nicchia che non smette di affascinare. E che oggi trova un pubblico più attento.

di Marzia Nicolini

Chi sono i grandi maestri dell’alta profumeria? Provate a chiederlo a una cena con gli amici. A meno che non abbiate conoscenti esperti o amanti del settore, sarà difficile elencare più di dieci nomi. Non è questione di “snobberia”: l’alta profumeria è rimasta negli anni un settore di nicchia. Lo conferma Celso Fadelli, presidente curatore delle fragranze di Intertrade Group insieme a Cristiano Seganfreddo, vice presidente e creative director del gruppo: “Le nicchie di mercato vengono percepite come settore esclusivo e per pochi esperti, riservate, nel nostro caso, a chi ha per il profumo una vera passione. Una vocazione”. Il pubblico, tuttavia, sta cambiando e oggi presta sempre più attenzione alla qualità: “I consumatori puntano alla ricerca, si informano e cercano emozioni oltre il prodotto”. Facciamo un po’ di chiarezza: alta profumeria vuol dire “accesso a materie prime rare e altamente selezionate, collaborazione di profumieri d’eccezione e un team creativo selezionato”. Il risultato – inebriante – è una serie di fragranze “distintive a livello olfattivo e affascinanti a livello estetico”. Per chi non bazzica il settore, Celso spiega che a distinguere questi profumi da quelli “commerciali” è sì la qualità degli ingredienti, ma anche e soprattutto “il carattere sulla pelle quando sono indossati”. Per abbassare i costi di produzione a favore del marketing, “le essenze commerciali hanno spesso predominante la presenza di alcool e acqua e questo ne mitiga l’intensità. Impiegare meno estratto penalizza il risultato e anche la persistenza del profumo, ovviamente”.

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Immagine storica dell’azienda Marvin, fondata nel 1940 da Vincenzo Martone

Ma non è solo una questione di ingredienti: senza addentrarsi troppo nei dettagli tecnici, si può dire che fare alta profumeria è (anche) questione di ottimo lavoro di squadra. A sottolinearlo è un’altra protagonista del ramo, la bella e talentuosa Danielle Ryan. Cresciuta in una famiglia di imprenditori irlandesi – il nonno Tony è stato il geniale fondatore di Ryanair – è proprietaria del Roads Luxury Group, società a tre rami – cinema, editoria, profumeria – che ha di recente lanciato al Pitti Fragranze 2015 una nuova, sofisticata collezione di fragranze. L’ambizioso obiettivo di Danielle è creare una nuova dimensione culturale del profumo: “Per farlo occorre lavorare a stretto contatto con i diversi profumieri, con i quali c’è sempre un fitto dialogo. Le ispirazioni sono le più varie: luoghi, persone, ricordi, epoche storiche, emozioni, viaggi, arte. Mi piace pensare che l’essenza che si indossa esprima una visione, un modo di essere, un carattere. Penso che bisognerebbe essere più attenti nella ricerca del giusto profumo”. A proposito di nomi importanti e responsabilità ereditate, impossibile non citare il naso Romano Ricci. Ultimo pupillo della prestigiosa famiglia Ricci e pronipote della celebre couturier torinese Nina Ricci, Romano ha creato un suo brand dal nome evocativo: Juliette Has a Gun, che punta a rappresentare attraverso le sue fragranze una femminilità dinamica, moderna, sfrontata. Il suo concept store parigino, Nose, è nato da un’idea di “team”: pensato da Romano insieme a Nicolas Cloutier, ex consulente, e Marc Buxton, naso e profumiere inglese, è una lussuosa boutique in rue Bachaumont, nella quale è possibile acquistare oltre 50 marchi alternativi di profumi, tra i quali L’Artisan Parfumeur, Penhaligon’s, Miller Harris e molti altri. La particolarità (che dimostra l’amore per la “causa”)? Ognuno può trovare il proprio profumo ideale. Quasi come in un sito di dating, ci si può sottoporre a una sorta di test in cinque domande per individuare le proprie, personalissime, preferenze olfattive. Non stupisce che ci siano voluti due anni per arrivare a questo risultato: uno spazio dove è racchiuso il meglio della profumeria artistica.

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Come gli altri sensi, anche l’olfatto può essere educato alla scoperta delle essenze

Sfatiamo un falso mito sull’argomento: “In tanti ritengono che la profumeria non sia cultura. Niente di più falso”, sottolinea Celso Fardelli di Intertrade. “Si può educare chiunque alla scoperta del profumo, ognuno di noi può raggiungere una capacità di percezione degli odori, a patto che si appassioni e inizi a memorizzare con il naso le decine di realtà magnifiche che sentiamo ogni giorno, dal profumo dell’aurora a quello del pane fragrante”. Questione di attenzione. Questione di olfatto. Questione di naso.

 

APERITIVI PROFUMATI
Cosa più di un profumo riesce a riportare alla memoria ricordi ed emozioni? Se volete provare questa sensazione passate da LabSolue, il Perfume Laboratory dell’Hotel à Parfum Magna Pars Suites Milano in via Forcella: un luogo affascinante che racconta la storia del noto marchio Marvin, fortemente voluto dalle nipoti di Vincenzo Martone, Giorgia e Ambra. Il percorso olfattivo si snoda in quattro isole per un totale di 39 note olfattive suddivise tra legnose, fiorite e fruttate. Inaugurato lo scorso aprile, LabSolue è la realizzazione di un sogno per far conoscere il prestigioso passato dell’azienda farmaceutica che aveva sede proprio dove ora sorge l’hotel e dove acquistare le essenze preferite, che vengono confezionate al momento. A partire da metà ottobre al LabSolue, ogni due settimane il giovedì sera, si tengono gli aperitivi olfattivi, in cui vengono svelati di volta in volta Lab-Cocktail inediti.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 29, novembre – dicembre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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