Cinema che passione

Cinema Palestrina

Il 7 ottobre scorso è stata diffusa la notizia della chiusura del cinema Apollo, in quello stesso giorno, a più di un secolo dall’inaugurazione, ha riaperto il Cinema Teatro Trieste. I fatti non sono certo da mettere sullo stesso piano, eppure sono tante le sale di quartiere che portano avanti la propria attività uscendo dagli schemi tracciati.

di Marilena Roncarà

Una volta al cinema si mangiava, si beveva, ci si accoppiava, ci andavano i fidanzati, adesso, vuoi per il modo diverso di fruire gli audiovisivi, vuoi per la differente gestione del tempo libero, la scelta di andarci è relegata a tempi più distretti. E tuttavia, nonostante la convinzione diffusa che la capitolazione delle sale cinematografiche sia un finale non troppo remoto, qualcosa dal basso continua a remare in senso opposto: sono le sale di quartiere che resistono come piccoli baluardi, luminosi esempi di presidi culturali, facendo talvolta entrare in campo il recupero di qualche immobile.

Oltre ai bambini a distanza, in Italia bisognerebbe adottare anche gli spazi”. Comincia pressappoco così la conversazione con Luigi Ardizzone, titolare del Cinema Teatro Trieste, un’ultracentenaria sala di quartiere che sembrava condannata a un triste oblio trasformandosi in un deposito per valigie, salvo poi aprirsi a nuova vita: “Cercavo un cinema per farne un locale in grado di reggersi sulle sue gambe, più che altro per questa mia passione per la settima arte” ci racconta l’autore della riqualificazione del locale di via Pacinotti, diventato un ristorante aperto da mattino a sera inoltrata e che, dallo scorso 7 ottobre, affianca alla proposta di musica e cabaret anche quella cinematografica del mercoledì sera. La programmazione è affidata a Lo Scrittoio: “Con il Cinema Teatro Trieste abbiamo in qualche modo desacralizzato l’idea del buio”, continua la responsabile dell’associazione Cinzia Masótina. “Questo è un locale dove c’è buona cucina, dove ci si può intrattenere in più luoghi e dove si potrà anche gustare il cinema dal tavolo: è un tornare indietro per andare avanti. Il nostro obiettivo è attirare persone di cinema insieme a un pubblico diversificato e lavorare a sostegno di un locale che sta portando avanti una proposta culturale”.

Cinema Teatro Trieste

Cinema Teatro Trieste

L’idea del presidio culturale è anche quella che anima il Palestrina, che nel 2016 festeggia nientemeno che gli 80 anni di attività: “La nostra idea non è essere gli ultimi dei mohicani, ma i primi della nuova specie”, dichiara Raul della Cecca che, con la società Progetto Lumière, da circa un anno gestisce la sala. Per lui questo al Palestrina è un ritorno lavorativo: “Arrivare qui 30 anni dopo (con in mezzo una carriera passata tra pane e cinema, NdR) è stato come atterrare su Marte, tanto le cose sono cambiate” ci racconta. “Milano continua ad aver bisogno di questi spazi: c’è fame di cultura, si vuole essere preparati alla visione perché il cinema è anche un’esperienza di crescita, e poi quando la gente si ferma perché vuole saperne di più, è una vera soddisfazione”.

Altro caso emblematico è il cinema Mexico, realtà unica nel panorama cittadino, che dal Rocky Horror Picture Show in poi si è costruito un’identità sempre più forte. “Mi ritengo una persona fortunata”, dichiara il gestore Antonio Sancassani, “perché abbiamo fatto qualcosa di interessante che dura nel tempo”. E non a caso lo stesso Sancassani, già Ambrogino d’Oro nel 2013, quest’anno è stato insignito del premio Carlo Lizzani della Biennale di Venezia, come esercente italiano più coraggioso.

Il fatto che in Italia ci ritroviamo con una programmazione spesso sclerotizzata, anche per la paura da parte di alcuni esercenti di uscire dagli schemi, ce lo conferma Monica Naldi che, assieme a Paola Corti, gestisce la programmazione dei cinema Beltrade. A loro il coraggio non è certo mancato e, nel giro di un paio d’anni, hanno trasformato quello che era un anonimo cinema di periferia in un punto di riferimento per la città. “Abbiamo deciso di spingere l’acceleratore sul cinema indipendente, di fare multiprogrammazione e proporre anche film in lingua originale con i sottotitoli”. Al Beltrade capita spesso di vedere non solo film che non trovano distribuzione altrove, ma anche di partecipare a incontri con registi e autori che con semplicità e acume sono a disposizione del pubblico. “Non sempre la sala è piena, ma pensiamo che ci siano i margini per fare del Beltrade un’attività sostenibile”. E quando il pensiero va alla probabile prossima chiusura del cinema Apollo, ci sentiamo dire che “è un gran peccato, una perdita grave per tutta la città.” Tuttavia, incalza Monica: “la cosa più importante è continuare a fare e per noi che proiettiamo film, il cinema è una passione che non vogliamo smettere di condividere”.

 

Foto in apertura: il cinema Palestrina, che nel 2016 festeggerà 80 anni di attività.

Articolo pubblicato su Club Milano 29, novembre – dicembre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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