Piacentino alla Fondazione Prada

Gianni Piacentino, Fondazione Prada

Una sintesi tra design industriale, strumenti ingegneristici e artigianato: ecco l’antologica che la Fondazione Prada dedica alla ricerca dell’artista torinese Gianni Piacentino, fino al 10 gennaio.

di Marilena Roncarà | 13 novembre 2015

“Al centro del mio lavoro c’è sempre la rilevanza del controllo tecnico e matematico. Non mi lascio sedurre dal rimosso e dalle pulsioni”, parla così Gianni Piacentino protagonista con oltre 90 opere della mostra in programma fino al 10 gennaio alla Fondazione Prada.
Curata da Germano Celant, l’antologica propone un percorso anticronologico a partire dagli ultimi lavori, realizzati nel 2015 per poi risalire a ritroso fino al 1965. Percorrendo l’allestimento, quello che si vede sfilare davanti ai nostri occhi comprende pezzi di geometria pura e aerodinamica usciti da aziende meccaniche di carrozzeria di auto o aerei e che sembrano pronti per lanciarsi in volo. Il lavoro di Piacentino, infatti, piuttosto che inserirsi in una delle tendenze dominanti del panorama artistico e culturale dei suoi esordi, sembra invece realizzare un’inedita sintesi tra Pop art e Minimal Art, o almeno questa è la lettura originale che dei suoi lavori propone l’allestimento di Celant.

Per spiegarsi meglio in un clima storico di oscillazione tra arte e design, tra artigianato e industria, tra unicità e serie, il contributo di Gianni Piacentino risiede proprio nell’introdurre un elemento dialettico tra queste due polarità, un punto di unione che trova riscontro nella velocità dei mezzi di trasporto come appunto l’auto, la moto e l’aereo, prodotti della cultura popolare e che certo non sono arte, ma che pure rappresentano un’importante testimonianza dell’estetica industriale.
Quella di Piacentino, a detta di Celant è: “Un’uscita assoluta dall’imperfezione, dall’istantaneità e dalla casualità del fare arte, per accedere a un universo di perfezione, calcolo e concentrazione, così da poter competere, sul piano del sublime e dell’assoluto, con un veicolo da corsa o da volo».

Sviluppata tra il piano terra del Podium e il piano superiore, e tra l’altro qui è stupefacente osservare la trasformazione degli spazi della Fondazione Prada in piena coerenza con la ricerca dell’artista, l’allestimento si apre nel Podium con una selezione di lavori realizzati dal 2015 ai primi anni Settanta, in un percorso espositivo costituito da tre pareti a tutta altezza che tagliano lo spazio trasversalmente. Aprono la mostra gli acrilici su tela Seaplane Painting e le strutture metalliche come i Cantilever e i Race, simili ai cavalletti che nello studio dell’artista vengono utilizzati per disporre i suoi lavori.

Al piano superiore, diviso in due ambienti longitudinali, la mostra si concentra sugli esordi dell’artista dal 1968 al 1965, anni che in parte corrispondono a una sua iniziale partecipazione alle mostre dell’Arte Povera. Dalle prime tele che hanno già in sé una dimensione scultorea, Piacentino passa in seguito alla tridimensionalità dei pali, delle T capovolte e degli angolari, per approdare nel 1966 alla forma del tavolo che perde però le sue caratteristiche funzionali attraverso la variazione delle sue abituali dimensioni e proporzioni. Del resto è lo stesso Piacentino ad affermare: “mi piace studiare oggetti comuni e negarne la funzione per tramutarli in entità lineari e di superficie, destinate solo a essere osservate”.

Gianni Piacentino. Foto Delfino Sisto Legnani. Courtesy Fondazione Prada

Gianni Piacentino. Foto Delfino Sisto Legnani. Courtesy Fondazione Prada

Insieme all’antologica dedicata a Gianni Piacentino, alla Fondazione Prada è possibile visitare anche le mostre An Introduction, con opere tra gli altri di Piero Manzoni, Yves Klein e Nathalie Djurberg (fino al 10 gennaio) e Trittico nello spazio Cisterna (sempre fino al 10 gennaio) dedicata a Damien Hirst, Pino Pacali e Tom Friedman.

 

Gianni Piacentino
Podium: 7 novembre 2015 – 10 gennaio 2016
Fondazione Prada
Largo Isarco 2

In apertura: Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada – Milano.
PEARLESCENT WINGS, 1969. Smalto perla su legno con sottofondo in resina acrilica, bambù verniciato 8 parti assemblate 68 × 307 × 72 cm dimensioni complessive. Foto Delfino Sisto Legnani. Courtesy Fondazione Prada.

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