Lo shuttle in giardino

Gli spazi di HangarBicocca, dal 3 dicembre al prossimo 13 marzo, ospitano la prima mostra italiana di Petrit Halilaj: le creazioni dell’artista kosovaro danzano in bilico tra onirico e quotidiano, in un viaggio tra la memoria del passato e le speranze per il prossimo futuro.

di Samantha Colombo | 2 dicembre 2015

Le opere firmate da Petrit Halilaj attingono dai fatti del passato e dalle storie del presente, accogliendo nel loro grembo aspettative per il futuro, speranze e desideri. In questa commistione di reale e onirico, Space Shuttle In The Garden è una selezione rigorosa dell’artista kosovaro, che presenta negli spazi di HangarBicocca la sua produzione degli ultimi sette anni. Accanto a queste creazioni, sono presenti anche opere concepite appositamente per l’allestimento milanese.
Proprio negli spazi dell’Hangar sono affrontati diversi temi, tra i più importanti quelli della ricerca identitaria e della memoria, senza dimenticare il concetto di casa: un luogo dove la condivisione e lo spazio individuale si intersecano e convivono in costante equilibrio.

Il viaggio inizia già all’esterno di HangarBicocca con They are Lucky to be Bourgeois Hens II (2009), il razzo spaziale dipinto in blu Klein che ospita delle galline, un soggetto che ritorna più volte nella produzione di Halilaj e che al contempo è un invito verso un mondo sospeso tra reale e onirico.
Compare poi The places I’m looking for, my dear, are utopian places, they are boring and I don’t know how to make them real (2010-2015), un’installazione costruita appositamente (e in scala reale) per la Biennale di Berlino di cinque anni fa, lineare e fantasmatica, dove non c’è spazio per la nostalgia ma piuttosto per l’immagine di un luogo in continuo divenire e utopico. Allestita nello spazio “Shed”, la casa è divisa in stanze che a loro volta si frammentano, riflettono i cambiamenti degli individui che le abitano, permettono di essere abitate collettivamente e dialogano con lo spazio circostante.

Tocca poi a Si Okarina e Runikut (2014), un insieme di pezzi ispirati a uno strumento musicale a fiato neolitico, rinvenuto non a caso proprio in Kosovo, per la precisione nella città in cui l’artista ha trascorso la propria infanzia: Runik. Queste opere sono una vera e propria orchestra, possono essere suonate dal pubblico sia una alla volta sia in concerto, riunite insieme si trasformano in una vera e propria foresta sonora, un viaggio che prende le mosse dalle esperienze individuali e che, nella fruizione collettiva e nella condivisione, consentono di conoscere l’artista, se stessi e il mondo che ci circonda, portando avanti la tradizione e aiutandoci nella conservazione della memoria collettiva.
La mostra, prima in Italia dedicata a Halilaj e curata da Roberta Tenconi, inaugura mercoledì 2 dicembre alle 19:00.

Di seguito, il calendario delle visite guidate gratuite e senza prenotazione (durata di un’ora, per un massimo di 30 partecipanti):
venerdì 4 dicembre alle 21:30
sabato 5 dicembre alle 17.30 e 21.30
domenica 6 dicembre alle 11.30 e 19.30
giovedì 10 dicembre alle 21.30
sabato 12 dicembre alle 17.30 e 19.30
domenica 13 dicembre alle 15.30 e 21.30

 

Petrit Halilaj, “Space Shuttle in the Garden”
HangarBicocca
Via Chiese, 2 (Milano)
Dal 3 dicembre 2015 al 13 marzo 2016
Orari: da giovedì a domenica, dalle 11:00 alle 23:00
Per informazioni: www.hangarbicocca.org

 

Immagine in apertura: “They are Lucky to be Bourgeois Hens II”; tutte le foto sono di Agostino Osio.

Commenti

commenti

1 Comment

  • Rispondi dicembre 4, 2015

    Banny Francine Luiz

    È una mostra sembra molto interessante, sono molto curiosa. Ci andrò sicuramente!

Leave a Reply