I segreti di Piazza Santo Stefano

Piazza Sant'Alessandro, ph Celeste Damiani

Fu teatro di un omicidio storico, un tempo era un lago e ora custodisce un macabro ossario. Silenziosissima seppure nel cuore della città, Piazza Santo Stefano cela fra le eleganti palazzine che la circondano enigmi lontani.

di Elisa Zanetti foto di Celeste Damiani su Flickr.com

Se passeggiando per il centro vi doveste trovare ad attraversare vicolo Laghetto chiedendovi il perché di tale toponimo, sappiate che un tempo, proprio sotto ai vostri piedi, c’era l’acqua e che quella non era piazza Santo Stefano, bensì il Laghetto di Santo Stefano, punto di arrivo dei barconi che trasportavano il marmo per costruire il Duomo. Osservate ai margini della piazza quello che rimane di un antico porticato scomparso: la colonna sotto la quale nel 1476 venne ucciso Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Entrate poi a Santo Stefano, dove lo stesso Sforza si stava recando prima di trovare la morte, ammiratene le navate solenni, ma mi raccomando, non fermatevi lì. Quelli che vi abbiamo appena raccontato sono solo un paio dei segreti che questa piazza insolitamente silenziosa nasconde. Giusto a lato troverete San Bernardino alle Ossa. Forse offuscata dalla più celebre vicina, o forse semplicemente meno appariscente per il suo aspetto da edificio civile e l’assenza di un sagrato, questa chiesa merita invece un’attenzione particolare.
Strettamente legata ai Disciplini, ordine laico dedito al culto di San Bernardino, la costruzione è il frutto di diversi interventi (iniziata nel XIII secolo fu completata nel XVIII) ed è composta da tre corpi distinti: la struttura centrale, ovvero la chiesa vera e propria, l’ambulacro e la cappella. Dalla caratteristica pianta ottagonale, la chiesa, oltre al sepolcreto dei Disciplini, ospita al suo interno la tomba di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo, come ricorda la scritta: “Colon diede il nuovo mondo alla Castiglia e al Leon”. Le numerose finestre la rendono ariosa e luminosa, in forte contrasto con l’ambulacro, il corridoio coperto che la collega alla cappella. Questa seconda parte corrisponde al nucleo originario della chiesa. Numerosi ex voto ne adornano le pareti, accompagnando il visitatore sino al cuore di San Bernardino: la cappella.
Entratevi e non stupitevi se vi sentirete osservati. Angusta e oscura, la cappella rivela macabri ornamenti: le pareti sono interamente coperte da teschi e ossa, alcune di queste utilizzate per realizzare croci e decorazioni. A chi appartenessero questi resti non è dato sapere con certezza: la versione più accreditata ritiene fossero dei malati del vicino ospedale di Brolo o di cadaveri esumati fra Seicento e Settecento. In visita a Milano, il re di Portogallo Giovanni V si innamorò a tal punto dell’ossario da volerne uno identico a Lisbona, se a voi però la sua vista dovesse suggerire solo neri pensieri, non esitate ad alzare gli occhi sino alla volta: fra angeli e nuvole, in un tripudio di azzurro, il Trionfo delle anime di Sebastiano Ricci saprà venire in vostro soccorso.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 29, novembre – dicembre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine

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