Le isole dell’arte

Vista del Lee Ufan Museum

Paese con una storia e una cultura ricchissime alle spalle, oggi il Giappone è tra le nazioni più tecnologiche al mondo. Ma esistono tre piccole isole dove i visitatori sono pochi, le opere d’arte numerose e la popolazione locale vive ancora di pesca come decenni fa. Lasciate a casa il cellulare e godetevi il magnifico spettacolo del Benesse Art Site Naoshima con vista sul mare interno di Seto.

di Carolina Saporiti

In Giappone esiste un posto speciale che rientra nella categoria di “hidden place”, dove i locali vivono ancora secondo le antiche tradizioni del loro Paese, a contatto con la natura e… con l’arte. Per raggiungerlo, ammesso che già ci si trovi nella terra del Sol Levante, occorre un viaggio di qualche ora su diversi mezzi di trasporto che contribuirà ad arrivare alla meta, l’isola di Naoshima, con il giusto spirito.
Oltre a custodire una natura incontaminata dove i pochi abitanti rimasti vivono secondo le antiche tradizioni, questo luogo ospita anche alcune opere d’arte, architetture e installazioni create ad hoc da artisti di fama internazionale. Esiste un unico albergo, rigorosamente senza televisori e con connessione Internet solo nelle stanze, e il traffico delle automobili è quasi inesistente. Naoshima è stata trasformata nell’arco di 20 anni in un’isola d’arte contrapposta alle grandi metropoli giapponesi come Tokyo, Kyoto e Osaka, tanto che da molti è considerata un santuario per la meditazione. Un soggiorno qui è un vero tuffo nel passato. E a ogni cambio di mezzo di trasporto si avverte la sensazione di lasciare il mondo “civilizzato” alle spalle per addentrarsi nella natura. Il nome esatto del complesso che raggruppa più siti artistici è Benesse Art Site Naoshima ed è stato creato per volontà di un imprenditore illuminato, Soichiro Fukutake, a capo della Benesse Holding, Inc., specializzata in insegnamento a distanza ed editrice di testi scolastici, con l’obiettivo di creare spazi creativi sull’isola (e ampliando poi il progetto anche su Teshima e Inujima) che si trova nel mare interno di Seto, nel sud del Giappone.

House project di Tatsuo Miyajima

L’acquisto di una parte dell’isola risale al 1987 e nel 1992 ha aperto il Benesse House Museum che oltre a essere un museo è anche un albergo. Le uniche altre soluzioni per dormire a Naoshima sono le yurte abitazioni mobili tipiche mongole sulla spiaggia e alcuni minsjuku, camere di abitazioni private in affitto, ma soggiornare nella Benesse House garantisce l’accesso agli spazi museali oltre l’orario di chiusura, per potere aggirarsi nel silenzio tra le sale, ammirando l’installazione One Hundred Live and Die di Bruce Nauman, White Alphabets di Jasper Johns o Pool With Reflection of Trees & Sky di David Hockney. Alcune camere dell’albergo si raggiungono invece con una monorotaia che sale in cima a una collina boscosa e che conduce alla vasca ovale di Tadao Ando (dove hanno accesso solo gli ospiti dell’albergo). La collaborazione con l’archistar giapponese si è via via consolidata negli anni e fino a oggi ha portato alla realizzazione di sette strutture a Naoshima, tra cui anche il Chichu Art Museum (chichu significa sotto terra): una struttura costruita in cima alla collina e appunto interrata, con grandi cortili e lucernari sui soffitti. Al livello più basso si ammira un’installazione dello scultore americano Walter De Maria composta da una grande sfera di granito, mentre al piano superiore tre composizioni di James Turrell culminano con l’opera Open Sky, dove i visitatori possono sedersi su panchine di pietra per ammirare il cielo incorniciato dall’architettura. Ma il vero tesoro del Chichu Art Museum sono i cinque dipinti della serie Water Lilies di Claude Monet.

Chichu Art Museum

Chichu Art Museum

Uno dei migliori esperimenti di integrazione tra architettura e natura è rappresentato dal Lee Ufan Museum che alle pendici di una collina, con vista mare, è dedicato al lavoro dell’artista coreano dagli anni Settanta in poi. Con una passeggiata si arriva nel quartiere di Honmura, sulla costa orientale dell’isola, dove è in corso l’Art House Project: gli artisti chiamati scelgono una delle case abbandonate e la rendono un luogo d’arte in dialogo con il quartiere; i visitatori, passando dall’una all’altra, sono obbligati a mescolarsi con i locali e a condividere con loro alcuni momenti. Prima di lasciare Naoshima meritano una visita (e un “tuffo”) anche i bagni I love 湯 dell’artista Shinro Ohtake, ispirati ai tipici bagni pubblici giapponesi. Per visitare le altre due isole del sito bisogna prendere il traghetto: su Teshima le visioni creative degli artisti Rei Naito e Ryue Nishizawan sono riunite nel Teshima Art Museum, una struttura a forma di goccia d’acqua, costruita sul terrazzamento di una coltivazione di riso che affaccia sul Mare interno di Seto.
Solo quando avrete riempito gli occhi del verde degli alberi, dell’azzurro dell’acqua e del grigio del cemento e avrete soddisfatto la vostra voglia di isolarvi dalla città potrete fare ritorno verso il Giappone dei treni ad alta velocità e ricollegarvi al Wi-Fi.

 

In apertura: Vista del Lee Ufan Museum, dedicato al lavoro dell’artista coreano. Foto di Tadasu Yamamoto. Di seguito: Una delle abitazioni dell’Art House Project, di Tatsuo Miyajima, Sea of Time ’98. Foto di Ken’ichi Suzuki. Infine: Il Chichu Art Museum è una struttura, interrata, costruita in cima a una collina. Foto di Mitsuo Matsuoka.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 29, novembre – dicembre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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