Andiamo al teatro Menotti

Teatro Menotti

Comincia dal Teatro Menotti la nostra carrellata tra i teatri milanesi, più o meno piccoli, in questo caso decisamente meno. Teatri sempre con una storia alle spalle, ma soprattutto spazi che resistono ostinati portando avanti quella che è insieme una luminosa passione e missione: continuare a raccontare storie attraverso la loro arte.

di Marilena Roncarà | 12 gennaio 2016

Di sicuro il Teatro Menotti, al numero 11 dell’omonima via, non è un teatro piccolo. E questo ce lo ribadisce senza ombra di dubbio Emilio Russo, il direttore artistico del Teatro, nonché produttore, autore e regista con una vita letteralmente vissuta nel e per il teatro, che quest’anno firma proprio al Teatro Menotti la sua sesta stagione, con buon esito aggiungiamo noi. “Il nostro Teatro ha 500 posti e quindi non possiamo per nulla definirci un teatro “piccolo” – afferma Emilio Russo – “inoltre siamo un centro di produzione e la nostra (Tieffe Teatro) è la più antica compagnia di Milano dopo quella del Piccolo Teatro”.

Qual è la specificità del Teatro Menotti?
Direi il teatro musicale: proponiamo spettacoli (molti anche con la mia regia) che prevedono la contaminazione tra musica e parola. Siamo un teatro contemporaneo, poi tra le nostre proposte non mancano spettacoli ispirati ai classici, ma con un occhio sempre rivolto alla contemporaneità. Del resto un teatro come questo che ha quasi 200 aperture di sipario all’anno deve offrire una programmazione diversificata. Tra l’altro quest’anno presentiamo diversi spettacoli al Teatro Verdi, mentre qui la domenica e il lunedì ospitiamo gli spettacoli di teatro ragazzi del Teatro del Buratto, l’idea è favorire una commistione tra i due pubblici.

A proposito di pubblico, com’è quello che viene a teatro?
A Milano c’è questa grande forza del pubblico che si muove e si sposta per andare a teatro. Poi se devo fare l’identikit ideale mi piace pensare a uno spettatore curioso pronto ad andare a cercare nuove frontiere. In questo senso il teatro non dovrebbe mai smettere di raccontare storie nuove, cosa che peraltro il cinema fa benissimo. E finché ci sarà qualcuno che ha voglia di raccontare storie e qualcun altro che ha voglia di ascoltarle, il teatro continuerà a vivere.

Nonostante la crisi…
Siamo sempre in crisi, sempre senza soldi con sipari strappati e poi ricuciti, però il teatro non muore mai. Il rischio è che si producano spettacoli a prezzi molto bassi e che, di conseguenza, alcuni mestieri come lo scenografo o il macchinista stiano cominciando a perdersi. Questo è abbastanza grave anche perché sono ambiti dove noi italiani eravamo davvero maestri riconosciuti in tutto il mondo.

Teatro Menotti

Il teatro è soprattutto un luogo dove avvengono incontri, e anche la sua storia teatrale personale è ricca di grandi incontri: de Berardinis, Iannacci, Pinter, Stein… quali ricordi conserva al riguardo?
Sì è vero, ho avuto la fortuna di avere questi incontri meravigliosi nella mia vita. Il primo con Leo de Berardinis mi ha segnato per la sua audacia drammaturgica, lui mischiava i testi a tal punto che poteva succedere qualsiasi cosa. Poi ho lavorato con Enzo Iannacci che con Leo aveva in comune il fatto di essere uno spettacolo vivente: per loro non c’era una divisione tra pubblico e privato, ma qualsiasi cosa dicessero faceva parte del loro essere poeti. Ho prodotto in Italia l’unico spettacolo che sia mai stato rappresentato con la regia di Harold Pinter, e anche questo è stato molto più casuale di quanto si possa immaginare, dato che quando glielo chiesi la sua risposta è stata un semplice “Why not?”. È stata l’unica regia che lui ha firmato fuori da Londra. Quindi c’è stato l’incontro con Peter Stein e con quella follia produttiva che sono stati I demoni messi in scena alla Bicocca. È stata una stagione irripetibile.

E adesso…
Adesso siamo in un mondo diverso, ma non mancano i riferimenti da seguire dall’Orchestra di Piazza Vittorio, alla compagnia la Fortezza di Armando Punzo, a registi del calibro di Saverio La Ruina e Arturo Cirillo e tuttavia se continuiamo in questa direzione, con gli investimenti  in caduta libera, c’è il rischio che questi talenti si spostino al cinema, dove si sono già affermati nomi del calibro di Sorrentino, Garrone, Caligari…

Di cosa ha bisogno il teatro oggi?
Di sicuro di un rinnovamento tecnologico, non si può restare fuori da tutta la questione della digitalizzazione e poi c’è ancora il pregiudizio per cui sembra che andare a teatro costi tanto, mentre online si trovano biglietti che costano quasi come quelli del cinema e non è sempre necessaria la prenotazione, si può decidere anche all’ultimo.

Se dovesse fare augurio per il 2016…
In generale vorrei che il 2016 fosse un anno in cui tutto il mondo continuasse a sognare. Il teatro è proprio il luogo dove si costruiscono i sogni e mi piace pensare che si possa non finire mai di navigarci in mezzo, questo è il mio primo pensiero.
Riguardo al teatro l’augurio è ritrovare una maggiore progettualità culturale, continuando a raccontare storie di oggi, del nostro presente, basti pensare che non c’è nessun testo teatrale su Berlusconi e neppure su mafia e camorra.

Qualche appuntamento per il 2016 della stagione del Menotti…
È difficile scegliere, direi Talking Guccini (in programma dal 19 maggio al 4 giugno), sempre sull’onda di quel teatro musicale di cui dicevo, è uno spettacolo su Francesco Guccini con una presenza d’eccezione: Juan Carlos “Flaco” Biondini, suo chitarrista da 40 anni. Quindi Chi ha paura di Virginia Woolf (dal 2 al 6 febbraio) per la regia di Arturo Cirillo, mentre dall’11 al 20 febbraio c’è l’Amleto con la regia di Ninni Bruschetta, prodotto da Messina Teatro, un Amleto in versione integrale che mi ha fatto scoprire parti del testo che ancora non conoscevo… Poi ci tengo a sottolineare la sinergia con il Teatro Verdi/Teatro del Buratto, dal 12 al 17 gennaio siamo ospiti nella loro sala di via Pastrengo con La lezione di Eugéne Ionesco per la regia di Valerio Binasco, mentre portiamo qui in via Ciro Menotti il loro teatro ragazzi, ambito in cui sono maestri indiscussi.

 

Teatro Menotti
via Ciro Menotti 11
Milano

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